Il sistema immunitario? Una giungla, dove operano diverse tribù di “buoni” che si contrappongono a una sfilza di “cattivi”, capaci di attaccare l’intero organismo, come avviene nel caso dei tumori, anche per la loro capacità di “nascondersi” e diventare irreperibili agli occhi delle cellule difensive. Esplorare palmo a palmo questa fitta boscaglia è la chiave che ha permesso di individuare l’immunoterapia, la nuova via contro il cancro.

Tra gli “Indiana Jones” impegnati in questa ricerca nel mondo dell’invisibile c’è anche Lorenzo Moretta, immunologo genovese, che ieri ha ricevuto il premio internazionale Galileo Galilei 2017 dei Rotary Club Italiani nell’aula magna dell’Università di Pisa. Il premio internazionale è uno dei riconoscimenti culturali più importanti d’Europa e indiscusso punto di riferimento per la promozione della cultura italiana. Lorenzo Moretta, direttore dell’Area di Immunologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, membro dell’Accademia dei Lincei (coautore del documento “Pro veritate” sui vaccini per la stessa), è autore di studi fondamentali nel campo dell’immunologia e della terapia di tumori e leucemie ad alto rischio.

Recentemente, sul Journal of Allergy and Clinical Immunology, ha firmato un lavoro che permette di svelare meglio come agisce l’immunoterapia nel tumore e soprattutto di capire come anticorpi usati come farmaci possano contrastare la capacità delle cellule neoplastiche di “nascondersi” alle cellule Natural killer (Nk), fondamentali per difenderci dall’avanzata delle unità tumorali. “Esistono particolari “checkpoint” immunitari (ad esempio il Pd-1) che arrivano a inibire l’attività dei “buoni”, i linfociti T citotossici e le cellule Nk, con meccanismi diversi – spiega Moretta. Il tumore per preservarsi e crescere attiva meccanismi attraverso messaggeri solubili inibitori oppure “contatta” direttamente le cellule difensive per sfuggire alla loro azione.

Con il nostro lavoro, sostenuto dall’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) abbiamo dimostrato che le cellule tumorali possono “inibire” le difese dell’organismo attraverso questi checkpoint e addirittura perdere i loro “segni di riconoscimento” (antigeni di istocompatibilità) per cui diventano praticamente irreperibili non solo ai classici linfociti T, ma anche all’altra linea di difesa, le cellule Nk”. Così il tumore non viene riconosciuto come “diverso” dall’organismo e quindi si può espandere a piacimento ingannando le difese.

Grazie alla ricerca di base di Moretta si è scoperto come “svelare” ai buoni dell’organismo il caos che il cancro sta creando nella giungla, attivando le difese anche oltre alle forme neoplastiche attualmente in esame. Lo studio dimostra infatti che anche malattie estremamente complesse da trattare come il neuroblastoma potrebbero essere affrontate con l’immunoterapia, semplicemente “rivelando” la presenza della malattia ai “difensori” dell’organismo.

Che le cellule Nk siano sempre state una passione di Moretta, peraltro, è dimostrato dal percorso di studio dello scienziato, che ha scoperto con il suo gruppo i principali recettori di queste cellule. Qualche tempo fa su Cancer Research è stato pubblicato uno studio che ha rivelato come le cellule del melanoma (oggi affrontato proprio con l’immunoterapia) possano essere tanto forti. In un filone di ricerca che ha portato ai risultati sopradescritti, Moretta con la sua équipe ha scoperto che le cellule neoplastiche entrando in contatto con “poliziotti”, ovvero le cellule Nk, praticamente le “paralizzano” producendo particolari sostanze (Pge-2 e kinurenina) capace di bloccarle. In pratica, quindi, tolgono le armi a queste unità difensive, che quindi non riescono a opporsi alla crescita del tumore e allo sviluppo incontrollato delle cellule maligne. “Nuovi vaccini, terapie per i tumori e per le infezioni croniche sono proprio dietro l’angolo grazie alle ricerche in immunologia – rileva Moretta”. Buon lavoro, Indiana Jones!