La sede della società di tecnologia di self-driving Mobileye – acquistata per 15,3 miliardi da Intel il marzo scorso – resta a Gerusalemme, che ora diventa luogo di pellegrinaggio anche per i  colossi del settore auto di tutto il mondo: General Motors, Mercedes-Benz, Delphi, Volvo, Toyota, per citarne alcune, i quali hanno capito che in futuro l’industria dell’auto sarà guidato dalla tecnologia.

Questa città-vetrina, al pari di Tel Aviv, mette in luce Israele come centro di know how nel campo dell’alta tecnologia automobilistica, richiamando investimenti e M&A. L’elenco di alleanze tra produttori di auto, big della tecnologia (da Google a Samsung fino a Intel) e startup israeliane si allunga infatti di mese in mese. E non sorprende, se pensiamo al successo di Waze, l’app di navigazione che permette di scegliere il percorso più breve o alternativamente il percorso più veloce che ha cambiato il modo di guidare di tutti, perchè al di fuori di Israele l’applicazione è inglobata in Google maps, che l’ha acquistata per 1 miliardo di dollari quattro anni fa. E che ora fa concorrenza a Uber con Waze carpool, servizio di “autostop a pagamento” offerto anche dall’applicazione Moovit, altra startup di successo su cui ha investito anche Bmw, che fornisce info sul trasporto pubblico con oltre 90 milioni di utenti in più di 1500 città.

L’ultima operazione finanziaria in ordine di tempo è quella di Continental che ha acquisito Argus Cyber ​​Security, tra le prime startup a sviluppare la tecnologia di sicurezza per il settore auto, fondata da tre veterani dell’Intelligence israeliana. Anche se non è stato divulgato nessun dettaglio finanziario sull’operazione, fonti di mercato parlano di 430 milioni di dollari. Ma Argus non è l’unica: un anno fa circa, è stata presentata CyMotiv, nella quale Volkswagen ha una partecipazione del 40% per cento.

Ma tra le startup israeliane che si prestano a rivoluzionare il mercato delle auto elettriche c’è Storedot, che sta sviluppando un nuovo tipo di batteria a ricarica veloce (cinque minuti o meno), e su cui Daimler ha da poco investito 60 milioni di dollari, portando il finanziamento totale a 108 milioni di dollari. Nella società, che impiega 75 persone, di cui 30 dottorandi, ci credono anche Samsung Ventures e Norma Investments (società di investimenti legata al tycoon Roman Abramovich).

La società ricerca e costruisce prodotti che vanno dalle batterie agli schermi Lcd ultra-colorati, progettando molecole che prima non esistevano e che possiedono le proprietà volute per l’applicazione.

Tutto è iniziato nel 2004 con la pubblicazione di un progetto di ricerca sulla malattia di Alzheimer di Ehud Gazit, del dipartimento di Scienze della vita dell’Università di Tel Aviv. Quest’ultimo sostiene che i peptidi, che formano nanotubi nei pazienti di Alzheimer, hanno la capacità di assemblarsi in nanocristalli una volta bagnati con alcuni solventi organici. Alcuni anni dopo, un altro studio di Gil Rosenman pubblicato su “Nature” conferma l’idea che i peptidi possono servire come semiconduttori biologici. In pratica, i cristalli naturali a diametro di due nanometri – chiamati “nanodotti” – hanno una capacità insolita di portare una carica elettrica e di emettere luce. L’incontro con Doron Myersdorf, senior director della SanDisk e ora fondatore e Ceo di StoreDot porta ai primi prototipi di storage e nuovi tipi di schermi.

“Stiamo progettando una nuova generazione di batterie, costituita da una combinazione di nanomateriali, sia organici che inorganici – ci ha spiegato Erez Lorber, direttore operativo di Storedot, all’interno del loro laboratorio di ricerca situati a Herzeliya, a nord di Tel Aviv -. La struttura dell’accumulatore, chiamato FlashBattery, prevede interventi a livello di catodo (composto dal litio e da altri polimeri), anodo ed elettrolita: il risultato migliora sensibilmente le prestazioni dell’accumulatore, rendendolo allo stesso tempo più ecologico e sostenibile. Questa tecnologia che stiamo sviluppando per le batterie delle auto (che dovrebbero entrare in commercio nel 2020, ndr) è simile a quella che stiamo realizzando per il settore mobile che prevediamo di mettere sul mercato l’anno prossimo”.

L’azienda sta lavorando anche su un progetto di ricerca parallelo chiamato “MolecuLed”, una tecnologia volta a migliorare il colore nei display Lcd. “A differenza dei display a base di cadmio che è tossico – conclude Lorber – i nostri sono organici e rispettosi dell’ambiente e usano meno energia rispetto agli schermi Oled”.