Nel futuro della vaccinazione sono due i grandi obiettivi: trovare nuove vie di somministrazione alternative all’iniezione e il vaccino antinfluenzale universale.

“Una delle limitazioni ai vaccini è la via di somministrazione, una paura ancestrale dell’ago che condiziona l’uomo – spiega Emanuele Montomoli, ordinario di Igiene e Medicina Preventiva all’Università di Siena e coordinatore scientifico europeo del progetto Flucop del valore di 12 milioni di euro (50% a carico dell’industria e l’altro 50% sono fondi europei) per trovare tecnologie innovative per testare la risposta immunitaria dei vaccini influenzali -. Se avessimo vaccini che si assumono sotto forma di spray nasale o edibili avremmo una copertura del 99 per cento. La cattiva notizia è che queste alternative all’iniezione sono al momento difficili da mettere a punto, perchè l’attivazione efficace degli anticorpi avviene per via parenterale. Sono però allo studio sistemi in grado di superare la barriera gastrica ed essere assorbiti dalla mucosa in modo da poter attivare il sistema immunitario, come per esempio le nanoparticelle a cui agganciare l’antigene di uno specifico virus.”

La seconda linea di ricerca riguarda il vaccino universale contro l’influenza. A oggi sono oltre 200 le domande di brevetto presentate a Ginevra, e tra le più promettenti c’è quella di Florian Kramer, professore associato del dipartimento di Microbiologia
del Mount Sinai di New York, che è riuscito a “costruire” una variante della molecola di emoagglutinina (l’antigene presente sulla superficie di alcuni virus, come quello dell’influenza, responsabile dell’adesione del virus alla cellula destinata a essere infettata).

“Immaginiamo un fungo – continua Montomoli – Kramer ha costruito la testa con un tipo di virus e il gambo con un altro tipo. Ed è proprio in questa parte che ha posto gli antigeni più conservati, ovvero comuni alla maggior parte dei ceppi influenzali umani. Invece sulla testa ci sono gli antigeni che annualmente cambiano. Gli studi pre-clinici dimostrano che con questa tecnologia si ottiene una risposta immunitaria eterogenea verso tutti i ceppi influenzali noti fino a oggi”.

In Europa ci sono tre consorzi che hanno lavorato per 5 anni alla standardizzazione di un vaccino universale contro il virus dell’influenza, da inoculare una sola volta nella vita e dimenticarsi dell’influenza. Che ricordiamo ogni anno nel mondo colpisce dai 300 milioni fino a un miliardo di persone e, solo in Europa muoiono dalle 50 alle 220 mila persone all’anno per complicanze dell’influenza e in Italia ne uccide 8.500.

Il vaccino anti-influenzale annuale è invece attivo contro la testa, per questo ogni anno va riformulato e ri-somministrato.

“Ora sul fronte influenza non ci sono emergenze – conclude Montomoli – tuttavia si sta guardando verso i virus emergenti, come in Cina dove ci sono i primi casi di influenza H7N9, perchè in un clima dove i contrari ai vaccini, pur essendo la minoranza fanno più presa, sarebbe necessario iniziare a pensare a campagne di educazione sanitaria per la promozione della salute, influenza compresa, come accade nei Paesi nordeuropei”.