Antonio D’Amore, ricercatore palermitano, in Rimed dal 2011, ha sviluppato 7 brevetti in collaborazione con l’Università di Pittsburgh, ha ottenuto finanziamenti da imprese del calibro di Livanova e Carnegie Mellon University e sta avviando una propria startup con l’Innovation Institute di Pittsburgh e Upmc.

“L’obiettivo della mia ricerca – spiega D’Amore – è sviluppare valvole cardiache che annullino la dipendenza dalle terapie anticoagulanti richieste dalle valvole meccaniche e che garantisca maggiore durabilità di una bioprotesi. Oltre a migliorare la qualità di vita dei pazienti che devono essere sottoposti alla sostituzione valvolare, con queste nuove protesi valvolari vogliamo evitare che un bambino con patologie cardiache debba sostenere impianti multipli per adeguare la protesi alla propria naturale crescita”.

Il mercato delle protesi valvolari e il suo conseguente peso per il sistema sanitario nazionale è in crescita costante con un 5% annuo. A oggi ne esistono di due tipi: valvole metalliche (affidabili e durature, ma che richiedono la somministrazione continua di anticoagulanti) o bioprotesi (che non richiedono terapie anticoagulanti, ma nel 20% circa dei casi devono essere sostituite entro 10 anni a causa di stenosi prodotta dalla calcificazione).

“Il nostro prototipo, sviluppato e testato su modelli pre-clinici – continua il ricercatore –  si basa su polimeri innovativi che consentono di ottenere valvole cardiache che non richiedono anticoagulanti e che non calcificano. Abbiamo creato una struttura temporanea di supporto (scaffold) costituita da microscopici filamenti di polimero che viene, una volta impiantata, infiltrata dalle cellule stesse del paziente ricevente; le cellule proliferano e non producono alcuna risposta immune. Il processo di formazione del collagene progredisce fino alla formazione di un organo sano e funzionale: la valvola cresce con il paziente. Ne abbiamo creato di diversi tipi (aortica, mitrale, polmonare e tricuspide) e adesso stiamo per estendere l’intervallo di osservazione fino a 18 mesi e contiamo di poter procedere al primo trapianto nell’uomo nel 2022.”

Antonio dopo la laurea a Palermo, ha frequentato nel Regno Unito la laurea specialistica in ingegneria biomedica all’Imperial College London. Nel 2008 spinto dalla volontà di maturare esperienza di ricerca come ingegnere di tessuto si è spostato negli Stati Uniti e ha conseguito un dottorando di ricerca nei laboratori di Biomeccanica Cardiovascolare ed Ingegneria Cardiovascolare del McGowan Institute for Regenerative Medicine dell’Università’ di Pittsburgh. Nel 2011 è stato selezionato per il programma post-doc fellowship della Fondazione Rimed presso l’Università di Pittsburgh. Nel 2015 ha superato l’abilitazione nazionale francese come professore associato. Durante questi dieci anni trascorsi in Uk e Usa ha guadagnato esperienza su progettazione, fabbricazione, caratterizzazione strutturale e valutazione in vivo di tessuti nativi e scaffold ingegnerizzati per la rigenerazione cardiovascolare.