La digitalizzazione offre un’opportunità per l’innovazione e la competitività dei sistemi industriali di tutti i paesi. L’innovazione non è più questione di dimensioni degli attori, ma di velocità di adattamento da parte delle imprese. Oggi le tecnologie della rete stanno rivoluzionando le relazioni con i clienti e, soprattutto, servizi e modelli di business. Nel suo intervento introduttivo della Round table organizzata da Nòva insieme ad Accenture su “Nuovi mercati e digitalizzazione dei mercati esitenti”, Gionata Tedeschi, Digital strategy lead manager director di Accenture, delinea le opportunità per le imprese italiane.

Per fare innovazione bisogna soprattutto saper mettere a sistema le risorse interne alle aziende con quelle di una comunità più vasta, attivando delle dinamiche di “open innovation”. Il denominatore comune di questi scenari sono i Big data. “Oggi il problema non è più l’accesso alle informazioni, ma saperle filtrare”, spiega Simone Lo Nostro, direttore mercato e Ict di Sorgenia: “I dati sono la chiave per il mercato della generazione distribuita”.

“In un mercato sempre più digitalizzato le imprese devono ripensare i propri modelli di business”, gli fa eco Barbara Cominelli, direttore Commercial operation and digital di Vodafone Italia: “L’innovazione nasce da nuove filiere non più verticali e statiche, ma orizzontali e dinamiche con l’ecosistema di partner che può andare dai grandi brand alle startup”

Bisogna quindi muoversi in fretta perché nei mercati digitali spesso è il pesce veloce quello che mangia il pesce grosso: “Più che tecnologica, l’innovazione è una sfida culturale”, aggiunge Gian Paolo Meloncelli, a capo della strategia e dello sviluppo di Generali: “Oggi, grazie a scatole nere e auto connesse, possiamo offrire polizze customizzate per ogni cliente”.

Non mancano però i rischi: “I modelli di business del capitalismo delle reti sono già in funzione – afferma Aldo Bonomi, sociologo e direttore del Consorzio Aaster -, ma gli effetti prodotti da questi approcci possono essere valutati solo sulla metrica del “benessere equo e solidale””. Non su quello tradizionale del prodotto interno lordo.