Dopo la e-skin, la “pelle elettronica” malleabile, autorigenerante e completamente riciclabile in grado di percepire le variazioni di pressione e temperatura, messa a punto a febbraio dai ricercatori dell’Università del Colorado con un lavoro pubblicato sulla rivista Science Advances, spetta ora ai ricercatori dell’Università di Cagliari sperimentare  la “pelle del futuro”.

Il team – guidato da Pietro Cosseddu – ha testato tatuaggi dotati di sensori capaci di misurare le variazioni di temperatura, forza e pressione. Il prototipo, descritto sulla rivista internazionale Scientific Report-Nature  ha una sensibilità simile a quella di un arto reale e potrebbe rivestire i robot di domani migliorando la loro interazione con l’ambiente.

Gli studiosi si sono occupati dell’utilizzo di queste tecnologie per sviluppare una famiglia di sensori flessibili e ultra-sensibili capaci di rilevare parametri di interesse biomedico. Tra questi, ibridazione del Dna, attività elettrica neuronale e metabolica cellulare. “Tra i vari campi applicativi esplorati, uno di quelli più affascinanti è quello dei sensori tattili. Stiamo
cercando di riprodurre con i nostri dispositivi il comportamento della pelle, obiettivo difficile considerando la straordinaria complessità del più esteso organo del corpo umano.

Replicare la nostra pelle e crearne una artificiale – dice Cosseddu – è un processo che considera varie problematiche. Ci sono vincoli di tipo funzionale, poiché è necessario realizzare dei sensori in grado di rispondere a differenti stimoli, specie meccanici e termici. Una pelle artificiale deve essere in grado di replicare le proprietà meccaniche della pelle umana, e pertanto dovrebbe essere realizzata con materiali flessibili e possibilmente soffici”.