Siamo quartultimi in Europa. Se si trattasse di calcio probabilmente scoppierebbe la rivoluzione. Ma si tratta “solo” di digitale e la situazione è molto meno cruenta anche se ben più grave. Stiamo parlando del Desi, il «Digital economy and society index» che misura i 28 paesi dell’Unione europea su cinque dimensioni: la connettività, il capitale umano, l’utilizzo della rete, la digitalizzazione delle imprese e la penetrazione dell’e-commerce e, infine, i servizi pubblici digitali.
Il nostro paese è fermo a un punteggio generale di 0,40 mentre la media europea è salita a 0,52 e la Danimarca, prima della classe, sfiora gli 0,70 punti. A pesare sulla nostra scarsa performance è soprattutto la stentata diffusione della banda larga e la penetrazione del business digitale. L’unica nota positiva sono i servizi digitali delle Pa, dove siamo settimi con un punteggio di 0,54, appena sotto allo 0,55 della media europea. Buona parte di questa performance è dovuta ai programmi messi in campo da Agid nell’ultimo anno con l’avvio, tra le altre cose, dello Spid, il sistema di identificazione unica digitale e di un vasto programma di riassetto dell’informatica pubblica. «Rendere l’identificazione dell’utente più agile e meno costosa è un passaggio cruciale per abbassare le diffidenze verso il digitale sia degli utenti che delle aziende – osserva il direttore di Agid, Antonio Samaritani -: questo è fondamentale perché la percentuale di acquisti online in Italia è di appena il 39%, contro la media Ue del 65%. È una situazione che penalizza anche le aziende perché l’84% delle aziende fallite negli ultimi dieci anni non aveva un sito web».
Il cambiamento richiesto è profondo. Quando si parla di digitale non siamo un paese a due velocità ma a quattro, con situazioni molto diverse a partire dalla connettività tra Nord (Est e Ovest), Centro, Sud e Isole. «La pubblica amministrazione ha un ruolo centrale nel processo di ammodernamento – prosegue Samaritani, che oltre a un passato in Regione Lombardia ha lavorato in aziende del calibro di Ibm, Abb e Roland Berger -. Il settore pubblico, da solo rappresenta il 50% del Pil. La nostra intenzione è farlo diventare il primo volano di digitalizzazione del paese: se tutte le amministrazioni accettano solo pagamenti digitali, creiamo competenze intorno a un percorso che invece oggi è il collo di bottiglia».
Quello descritto è uno scenario di coercizione dolce verso il digitale, un “nudging” di cittadini, aziende, ma anche pubbliche amministrazioni per spingere tutti ad adottare comportamenti più convenienti sull’esempio di paesi come l’Estonia e il Regno Unito. «Il piano triennale elaborato da Agid verrà approvato dal Consiglio dei ministri: lo stiamo elaborando con Consip e Sogei, sentendo Pa centrali e locali. Il piano, oltre a essere una innovazione in termini di pianificazione strategica ed economica, sarà una leva per definire con chiarezza la governance del digitale in Italia. Non dimentichiamo poi che la Legge di Stabilità impone a tutte le amministrazioni di abbattere del 50% le spese It per il funzionamento che non passano da Consip o dalle altre centrali di aggregazione. Questo non si applica alle spese in innovazione. Ciò significa che un ente locale che adotta Spid per l’identificazione e la piattaforma di pagamento (PagoPa) che stiamo diffondendo, e l’anagrafe unica che stiamo sviluppando con Sogei, potrà spendere dei fondi che altrimenti non avrà a disposizione».
Sulla recente rimozione del responsabile per la trasparenza dell’Agenzia, il direttore assicura: «Nessuna ripercussione operativa. Quando sono arrivato in Agenzia, a giugno del 2015, mi sono trovato a dover affrontare una serie di questioni aperte relative al personale tra cui quella di un dipendente di Agid, che – dopo un contenzioso con l’amministrazione – era stato nominato dirigente. La situazione è complessa. Stiamo lavorando perciò in stretta collaborazione con l’avvocatura dello Stato. A seguito anche dell’ultimo parere dell’aprile 2016 nel quale si confermano i dubbi dell’Agenzia sulla possibilità di mantenere l’incarico dirigenziale precedentemente assegnato, ho accelerato il percorso di riorganizzazione e ho disposto la revoca delle mansioni a lui attribuite. Sono quindi molto tranquillo: l’Agenzia ha operato nel pieno rispetto della normativa vigente peraltro vincolante sulla materia in questione e di conseguenza non esistono spazi per altre interpretazioni».