Il caso più recente è il rene donato da un anonimo che a Milano ha salvato la vota a una persona. Perché le persone compiono azioni positive senza rivelare la propria identità? E perché un comportamento del genere è solitamente percepito come meritorio? Perché qualcuno tende a non mettere in mostra i propri talenti, a differenza di chi sovraespone le proprie competenze, pur scarse? Perché a volte tendiamo a celare l’interesse per una persona se abbiamo paura di perderne la considerazione? In fondo si tratta comunque di un modo di comunicare, un’atteggiamento che tende alla modestia e all’umiltà, che alla fine significa trasmettere attraverso segnali nascosti fornendo informazioni addizionali sulla persona che comunica.

Ne sono convinti i ricercatori che tra l’Austria e il Massachusetts hanno messo a punto un nuovo modello basato sulla teoria dei giochi per spiegare questi comportamenti, che possono anche risultare controproducenti nell’immediato, scontrandosi con la critiche dei vicini, ma che portano a benefici in termini di reputazione sul più lungo periodo. Il team formato da Christian Hilbe dell’Institute Science and Technology Austria,e Moshe Hoffman e Martin Nowak, entrambi ricercatori di Harvard, conclude che “nascondere” un segnale è in fin dei conti un segnale di per sé e su se stesso. Un segnale che può comunque essere interpretato in modo diverso. Colui che manda il messaggio può essere così fiducioso che coloro ai quali tiene davvero comprendano il messaggio. Oppure può essere indifferente rispetto a chi non raccoglie il segnale.

I ricercatori hanno messo a punto un nuovo modello di teoria dei giochi che hanno etichettato “signal-burying game” – pubblicato su Nature Human Behaviour -, incentrato sull’esistenza di diversi tipi di mittenti – alti, medi, bassi – e di ricevitori – selettivi e non selettivi. Se il messaggio viene nascosto, ha evidentemente una minor possibilità di essere recepito da qualsiasi tipo di ricevitore, e colui che lo cela si prende anche il rischio che i destinatari non si rendano nemmeno conto dell’invio del messaggio. I ricevitori dovranno comunque decidere se ingaggiare un’interazione economica con l’emittente. Dal momento che il gioco ha un elemento di rischio – la ricezione del messaggio -, sia chi manda che chi riceve dove mettere in campo strategie specifiche per massimizzare i benefici potenziali.

Spesso vengono messe in campo strategie che puntano a far comprendere il messaggio a target specifici, al rischio che altri non lo recepiscano per nulla. Anche la possibilità di nascondere il messaggio può avere diversi livelli di intensità: anche se i mittenti di alto livello tendono a essere modesti, non vogliono esserlo troppo, mettono dei paletti oltre i quali non vogliono andare: “Anche se sei umile, non vuoi essere più puro dei puri”, sintetizza Hilbe.

Il modello è stato applicato dai ricercatori a diverse situazioni piuttosto comuni: il donatore anonimo, l’accademico che non rivela il proprio livello, l’artista che fa opere con messaggi nascosti e un potenziale partner che sminuisce il proprio interesse. Alla fine la teoria dimostra che questi comportamenti, se genuini e non messi in campo in maniera artificiosa, possono avere senso. Anzi, diventano una forma di comunicazione.