L’Unione europea ha stanziato altri 30 miliardi di euro di finanziamenti in aree come migrazione, sicurezza, clima, energia pulita, per soluzioni basate «anche su blockchain». Intanto Walmart e Pfizer hanno avviato progetti pilota di blockchain per la sicurezza alimentare e il tracciamento dei farmaci. Microsoft e Onu hanno avviato un progetto per mappare l’identità digitale dei migranti mediante la tecnologia che è alla base del bitcoin. Allo stesso tempo una piccola società quotata all’Aim di Londra, la On-Line plc, ha visto il titolo schizzare del 300% dopo aver semplicemente aggiunto “Blockchain” al suo marchio. Eccessi che si vedevano ai tempi delle dot.com. Anche bitcoin, che di blockchain è la prima e più concreta applicazione, continu a volare sotto la spinta della speculazione, che rischia di lasciare il cerino in mano agli ultimi arrivati: ha superato i 7.000 dollari, quando dodici mesi fa ne valeva 700. Il rischio è che, come per la bolla internet, la finanza finisca per non fare il gioco dell’innovazione. Ma il dato di fatto è che, di concerto con la corsa di bitcoin, anche gli investimenti su blockchain hanno tenuto il passo: nei primi nove mesi 2017 il venture capital ha puntato 637 milioni di dollari in startup del settore contro 545 nell’intero 2016. Intanto le Ico, le offerte iniziali di valute utilizzate per finanziare startup e servizi innovativi nel criptomondo, hanno superato i due miliardi di dollari nel 2017.
La blockchain promette di «portarci in una nuova era all’insegna di apertura, decentralizzazione e inclusione globale», afferma il World Economic Forum in un report dedicato. «È una vera rivoluzione dalle conseguenze non solo economiche, ma anche sociali e politiche – afferma Steve Tendon, fondatore di Tameflow, intervenuto recentemente all’Università di Como sul tema -: stravolge le regole del gioco, non c’è più un’autorità centrale e crea un nuovo spazio, decentralizzato e basato sulla crittografia, che sfugge a qualsiasi giurisdizione». Quella della governance è una delle sfide da cui potrebbe passare l’affidabilità di blockchain: «L’assenza di regole è senza dubbio un punto di fragilità – spiega Marcello Esposito, Ceo di Quantum Financial Analytics -: è la stessa sfida transnazionale dei colossi del web che necessitano di regole internazionali, cosa non certo semplice. Le autorità devono però capire la rilevanza di questa tecnologia e studiarne la governance prima che sia troppo tardi». Ne sono un esempio anche le Ico, le offerte di valute che hanno registrato un’impennata negli ultimi mesi, al di fuori di qualsiasi regola e che spesso finanziano avventure senza prospettive: «Eppure si tratta di uno strumento dalle potenzialità enormi che può garantire finanziamenti senza confini e permette una democratizzazione della finanza», sostiene Emanuele Costa, analista finanziario con il pallino delle criptovalute, che sostiene la necessità di regole severe che sappiano integrare sicurezza e protezione dei diritti.
La blockchain è una tecnologia che ha senso quando c’è un problema di fiducia da risolvere: le transazioni, che coinvolgano denaro, proprietà, asset digitali, vengono certificate in maniera distribuita e automatica dai “miners”, a loro volta incentivati con un ritorno economico. Per questo si punta più su sistemi pubblici, appoggiati su blockchain di criptovalute, davvero indipendenti: le catene private possono risolvere problemi specifici, ma ripropongono, secondo i critici, uno schema centralizzato. Finora il sistema, almeno per bitcoin, si è rivelato piuttosto laborioso, lento e costoso. Ora, però, la blockchain diventa “intelligente”: la piattaforma di Ethereum è fatta apposta per gli smart contract, contratti in grado di autoconcludersi senza l’intervento di autorità centrali. «Il codice diventa legge», sintetizza Costa. In questa chiave si aprono prospettive concrete per il business: «Lasciando da parte il fenomeno Ico, ci sono startup che stanno lavorando sulla blockchain a fianco delle aziende», sostiene Timothy O’Connell, direttore programmi di accelerazione di H-Farm che a settembre ha lanciato un programma dedicato alla blockchain con Deutsche Bank: in un mese sono stati presentati 400 progetti, quasi un quinto italiani, tra cui in questi giorni vengono scelti i cinque ammessi al programma di accelerazione.
Ma cosa permetterà alla blockchain di diventare reale? «Quando lo standard cambia ci sarà la rivoluzione per interi settori: basta che un grosso gruppo cambi che tutti si dovranno adeguare», aggiunge O’Connell. «La tecnologia si va auto-imponendo, ma la svolta si avrà quando otterrà riconoscimento legale, quando sarà accettata come prova della titolarità di diritti», sostiene Esposito.
Non c’è dubbio però che la chiave di volta sia la redditività. «La tecnologia è ancora immatura, manca un’infrastruttura in grado di supportare applicazioni innovative come lo smart contract», sostiene Tendon. Il sistema decentralizzato deve in primo luogo dimostrare di avere senso dal punto di vista economico. Il progetto di Filecoin può essere decisivo in questo senso: sfrutta la blockchain per integrare le capacità di memoria inutilizzate dei singoli computer creando una grande cloud condivisa. Se dimostrerà di essere più conveniente di Amazon avrà vinto la sua sfida. E allora anche colossi come AirBnb e Uber inizieranno a tremare di fronte alle prospettive di contratti intelligenti senza più attori centrali.