La cosa più importante rispetto al problema di costruire macchine che possano pensare è che penseranno in maniera diversa. A causa di un’anomalia nella nostra evoluzione, stiamo vivendo come se fossimo l’unica specie dotata di senso sul nostro pianeta, lasciandoci l’idea scorretta che l’intelligenza umana sia singolare. Non è così! La nostra intelligenza è una società di intelligenze, e questo ambito occupa solo un piccolo angolo dei tanti tipi di intelligenze e coscienze possibili nell’Universo. Chiamiamo la nostra un’intelligenza  multiuso perché rispetto ad altre menti abbiamo verificato che può risolvere più tipologie di problemi, ma costruendo intelligenze sempre più sintetiche realizzeremo che il pensiero umano non è affatto generale. E’ solo una specie di pensiero. (…)

Oggi molte scoperte scientifiche richiedono centinaia di menti umane per conseguirle, ma nel futuro prossimo ci potrebbero essere tipologie di problemi così complesse da richiedere centinaia di diverse specie di  intelligenze per essere risolti. Questo implica una vera sfida culturale perché non sarà semplice accettare le risposte fornite da una intelligenza aliena. Lo vediamo già nel nostro imbarazzo nell’accettare dimostrazioni matematica eseguite da computer.

AI potrebbe quindi essere l’abbreviazione non di intelligenza artificiale, ma intelligenza aliena. Non abbiamo alcuna certezza sul fatto che incontreremo esseri da qualche pianeta extraterrestre nei prossimi 200 anni, ma abbiamo la certezza quasi al 100% che fabbricheremo un’intelligenza aliena per allora. Ci costringeranno a rimettere in discussione i nostri ruoli, convinzioni, obiettivi, la nostra identità. A cosa servono gli uomini? Credo che la nostra prima risposta sia che sono fatti per inventare nuove specie di intelligenza che la biologia non riesce a costruire. Il nostro lavoro è fabbricare macchine che pensino in maniera diversa – creare intelligenze aliene. Chiamiamole alieni artificiali.

Kevin Kelly è scrittore, ambientalista e tecnologo, cofondatore ed ex direttore di Wired

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