Tra gli esperimenti medici più raccapriccianti pochi possono concorrere con il trapianto di testa. (…) In realtà sapere se si possono trapiantare conoscenza ed emozioni da un corpo all’altro rappresenta un grande passo in avanti nel capire se potremo mai fare il download e archiviare perte dei nostri cervelli in un chip o in una macchina. Se fosse possibile, la strada verso l’intelligenza artificiale su larga scala sarebbe aperta. Dovremmo semplicemente copiare e mettere insieme i dati esistenti. Rimarrebbe solo da capire quale sia l’interfaccia più efficiente tra la biologia e la macchina. (…)

Se però i dati del cervello non sono trasferibili o replicabili, allora sviluppare l’AI richiederebbe la costruzione di un sistema parallelo pensato da macchine, qualcosa di separato e distinto dall’intelligenza umana e animale. Costruire la coscienza da zero significa seguire un processo evolutivo molto differente da quello dell’intelligenza umana. Questo nuovo sistema opererebbe con regole e vincoli molto diversi. In questo caso sarebbe molto meglio per certi scopi e non sarebbe in grado di emulare alcune forme della nostra intelligenza. Se l’intelligenza artificiale emergesse da questo nuovo processo, rappresenterebbe con ogni probabilità un coscienza distinta, basata su un percorso evoluzionistico parallelo. In questo scenario il modo in cui le macchine potrebbero pensare e decidere avrebbe ben poco a che fare con i milioni di anni di formazione dell’intelligenza animale-umana. Ne’ le macchine sarebbero costrette a organizzare la loro società e le loro regole seguendo il modello dell’uomo.

Juan Enriquez è managing director di Excel Venture Management 

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