Cosa penso delle macchine che pensano? Dipende da quello che dovrebbero pensare. Sono senz’altro dalla parte di chi crede che l’intelligenza aritificiale e il machine learning contriburanno in maniera decisiva alla società. (…)

Questa questione implica una domanda più ampia sul ruolo della coscienza umana. Gli esseri umani sono parte di un sistema decisamente complesso, al di là della nostra comprensione. Alla stregua delle pietre, dei fiumi, delle case e degli alberi (tutti in qualche modo animati e dotati del loro spirito, ndr), può essere che gli algoritmi elaborati dai computer facciano parte di questo complesso ecosistema. (…)

Noi non stiamo piombando nel caos, come molti ritengono, ma nella complessità. Nell’epoca in cui internet connette tutto in un sistema vasto, apparentemente ingestibile, noi scopriamo una quantità di complessità praticamente infinita scavando dentro la nostra biologia. Mentre noi siamo convinti che il nostro cervello gestisca il tutto, potrebbe non essere mai chiaro chi abbia in carico la gestione, noi o le nostre macchine. Ma può essere che noi abbiamo fatto più danno con la convinzione che gli uomini sono esseri speciali piuttosto che quello che avremmo potuto fare adottando relazioni più umili con le creature, gli oggetti e le machine attorno a noi.

Joichi Ito è direttore del Mit Media Lab

Vai agli interventi di Edge