Tassare robot e intelligenze artificiali non ha senso, ma il reddito di cittadinanza sarà una misura da adottare. Parola di Martin Ford, scrittore e futurologo che lavora da tempo sull’impatto dell’intelligenza artificiale e dell’automazione che lunedì interverrà all’apertura del Bip Future Forum, l’appuntamento lanciato da Bip – Business Integration Partners, finalizzato alla comprensione e all’attuazione delle nuove tecnologie in Italia. “Non sostengo una ‘tassa sui robot’ perché sarebbe un’imposta sul progresso – spiega Ford, del quale è appena uscito in Italia “Il Futuro senza lavoro” vincitore delFinancial Times-McKinsey Business Book of the Year Award  –  Non vogliamo rallentare i progressi, ma vogliamo adattarci. Inoltre, sarebbe molto difficile definire un ‘robot’. In molti casi, l’automazione è solo software, non una macchina fisica facile da identificare e tassare”.

Martin Ford, scrittore e futurologo, autore di "Il futuro senza lavoro"
Martin Ford, scrittore e futurologo, autore di “Il futuro senza lavoro”

 

Ford, che all’inizio degli anni 2000 per primo aveva previsto l’esplosione dell’intelligenza artificiale non si fa però illusioni sull’introduzione del reddito di base. “Attuarlo sarà una grande sfida – spiega – ma penso che ad un certo punto raggiungeremo un punto in cui il costo di non averlo sarà maggiore di non prevedere nulla perché oltre a un impatto sociale, la disoccupazione ha un impatto economico. Un’economia che vuole crescere ha bisogno di consumatori che possano acquistare ciò che viene prodotto.  Il capitalismo sarebbe minacciato se esaurissimo le persone con un reddito e la fiducia necessarie per creare una domanda di proditti commerciali. La mia ipotesi è che ci vorrà una crisi prima che un reddito base sia attuato, almeno in paesi più conservatori come gli Stati Uniti e parte della soluzione sarà spostare la tassazione dal lavoro verso il capitale, o verso imposte crescenti per i ricchi (che stanno catturando sempre più reddito) o sulle imprese”.

I paesi dell’Europa settentrionale e scandinavi sembrano essere i più avanti nel pensare a questi temi, ma in uno scenario di rapidissima evoluzione tecnologica che richiede sempre nuove competenze e talenti una scommessa fondamentale si giocherà sul fronte dell’istruzione. “Dobbiamo garantire che ogni cittadino abbia accesso a una retribuzione a prezzi accessibili (o addirittura gratuita) in modo da potersi adattare ai cambiamenti introdotti dalle tecnologie – sottolinea Ford -. Questo è un problema enorme negli Stati Uniti dove l’istruzione è molto costosa. Parte del problema è che le cose si muovono così velocemente che è difficile sapere in che tipo di formazione è meglio investire. Credo però sia importante rendersi conto che, mentre dobbiamo incoraggiare tutti a seguire un’ulteriore formazione e istruzione, questo non sarà probabilmente sufficiente per risolvere il problema. Computer, robot e algoritmi intelligenti stanno cominciando a pensare e ora sono anche in grado di imparare. Ciò significa che le macchine oggi non competono direttamente con la capacità cognitiva umana, ma presto diventeranno molto più avanzate. Di conseguenza, credo sia inevitabile che molte persone saranno lasciate alle spalle e troveranno molto difficile acquisire competenze spendibili sul mercato del lavoro. Questo è il motivo per cui credo che alla fine avremo bisogno di un reddito di cittadinanza, ma penso che dobbiamo anche valorizzare l’educazione come un bene pubblico, indipendentemente dagli sbocchi professionali. In un mondo complesso e in evoluzione come il nostro, una società avanzata ha bisogno di cittadini istruiti che possano fare scelte informate nelle elezioni. È per questo che suggerisco di includere incentivi per l’istruzione nello schema del reddito di base. In altre parole, chi completa gli studi, dovrebbe ricevere un po’ più di chi non ha investito nello sviluppo dei nessuna capacità.   Questo contribuirebbe a garantire che tutti investano il più possibile nel formarsi”.

Ford non propone un piano a prova di futuro ed è molto onesto nell’ammettere che molte cose non si sono evolute come aveva anticipato solo 15 anni fa. “Uno dei fenomeni più importanti che non avevo previsto è la crescente influenza dei social media, e in particolare Facebook. Mi aspettavo che l’internet evolvesse in maniera aperta e tendesse a esporre a nuove idee e punti di vista diversi. Ma sembra che sia invece accaduto l’opposto e che siamo tutti più polarizzati e costantemente esposti a opinioni che abbracciano e rafforzano la propria. Questo, naturalmente, ha un grande impatto sulla nostra politica. Ciò è accaduto in parte perché le piattaforme come Facebook sono diventate così potenti. Tutto ciò è abbastanza inquietante e influenzerà anche lo sviluppo dell’intelligenza artificiale perché, naturalmente, queste stesse società di piattaforme (Facebook, Google, Amazon, ecc.) sono i leader nello sviluppo di queste tecnologie”.

Proprio l’impatto delle aziende piattaforma e delle tecnologie digitali sarà al centro dei tre giorni del Bip Forum. “È fondamentale rendersi conto che l’avanzata delle tecnologie esponenziali sta cambiando radicalmente il modo in cui i manager devono guidare le aziende – osserva Fabio Troiani, co-fondatore e ad di Bip, Business Integration Partners -. Software e robot sono infatti ormai in grado di svolgere attività che includono capacità cognitive, come acquisire informazioni e prendere decisioni. Anche noi amministratori delegati dobbiamo chiederci come cambierà il nostro lavoro, avremo a che fare con un controller umano o un’applicazione di Ai? Cosa dovremo fare con i responsabili delle relazioni sindacali in un mondo fatto di robot + supertalenti+ crowdsourcer tipicamente pienamente de-sindacalizzati? A chi posso assegnare in azienda il task di disegnare e realizzare la digital corporate university, al digital officer o alle risorse umane? Come posso riutilizzare una parte della forza di vendita che rifiuta di essere “augmented” da robot advisor e realtà virtuale? Dobbiamo pianificare ora come affrontare sfide che necessitano comprensione dei comportamenti e delle interazioni uomo-macchina, del mondo dei big data e della Ai (Amazon ha imposto come regola che in ogni riunione del top management sia presente un data scientist), delle logiche degli edifici intelligenti e dello smart working spinto. Sperando che presto inventino un robot che faccia Ceo augmentation, nel frattempo anche per i Ceo è ora di studiare!”