Trojan di Stato, “cimici” digitali installate nei cellulari dalle forze dell’ordine o da aziende private da loro incaricate: a breve scatterà un via libera generale al loro utilizzo, per intercettare indagati. È una conseguenza, poco nota, del disegno di legge Orlando (ministro della Giustizia) passato in via definitiva alla Camera, martedì scorso, con la fiducia. La fiducia aveva blindato il testo anche al Senato e quindi a nulla sono valse le proteste di esperti e sostenitori di diritti civili.

Il testo, infatti, estende molto la possibilità legale di usare i trojan a scopo di intercettazione. Com’è noto, sono software che possono essere installati negli smartphone (come nei pc) per spiare dati e conversazioni. In particolare, la legge consentirà di usarli per tutti i reati per cui sono previste le intercettazioni ambientali, anche per esempio per molestie telefoniche o contrabbando; mentre ad oggi (dopo una sentenza di Cassazione del 2016) è possibile farlo solo per i reati più gravi, mafia e terrorismo.

“Significa per esempio che le forze dell’ordine potranno installare un trojan con cui accendere a distanza il microfono dello smartphone, a insaputa dell’utente, per intercettare una conversazione che avviene di persona con un indagato. E, ovviamente, registrare così l’audio di tutti coloro che parlano nelle vicinanze”, dice l’avvocato Stefano Aterno, specializzato in questo settore.

“Cimici” digitali, appunto. Proprio come quelle che si possono installare nelle auto o in ufficio. Già, il problema di fondo, concettuale, è forse proprio questo: il legislatore, come spesso accade, ha fatto una trasposizione dal mondo analogico (cimici) a quello digitale (trojan), senza tenere conto delle specificità di quest’ultimo. Sì, perché com’è noto una volta installato un trojan ci puoi fare tante cose. Ben più della semplice registrazione di audio ambientale. È il digitale, bellezza.

Per esempio, non c’è nessuna chiarezza sul testo riguardo alla possibilità di usare lo stesso trojan anche per copiare i file presenti su smartphone. Tra le comuni funzionalità dei trojan c’è anche questo. Forse sarà specificato nel decreto attuativo Orlando che seguirebbe il disegno di legge. “Lo strumento trojan è molto potente. Serve molta cautela nel normarlo”, dice Andrea Rigoni, tra i massimi esperti di cyber security (è analista Deloitte). “La situazione è più ampia e pericolosa rispetto alle normali intercettazioni telefoniche. Nella sfera del digitale, sono tantissime le informazioni che è possibile captare, sulla vita di una persona, grazie a specifici software. Foto, messaggi, spostamenti geografici… Bisogna definire con esattezza i confini di quali dati raccogliere e come. Speriamo nelle linee guida successive”, aggiunge.

A maggior ragione, per la confusione sui confini esatti della novità normativa, è scattata la protesta delle associazioni per i diritti civili e digitali. Secondo l’ong britannica Privacy International e Cild (Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili), la nuova legge rispetterebbe “gli standard di legalità, necessità e proporzionalità, né stabilisce procedure sufficienti di minimizzazione, vigilanza efficace o salvaguardia da abusi”.

Concorda Fulvio Sarzana, avvocato esperto di diritti digitali: “La norma che estende le intercettazioni tramite captatori informatici (i trojan, appunto) è molto pericolosa. I captatori non distinguono l’attività criminale dalla vita di tutti i giorni consentendo di fatto a soggetti esterni di prendere possesso della vita digitale di tutti noi”, spiega Sarzana. “L’estensione poi a tutti i reati per i quali è prevista l’intercettazione, consente l’utilizzo in maniera strumentale: basta ipotizzare, anche in via di imputazione provvisoria, uno di quei reati, e di fatto scatta la possibilità di utilizzare il captatore”. “E tutto questo anche per reati molto banali. E’ un rischio per la privacy e la vita personale di tutti noi”.

Il tutto, peraltro, in direzione opposta rispetto alla prima proposta di legge (Quintarelli) sui “captatori informatici”, che invece mirava a normare in modo più preciso e stringente l’uso di questi software. E che è stata però ignorata nell’iter del nuovo disegno di legge.

Adesso ci si interroga su come sia possibile metterci una pezza. Perché la novità diventi effettiva, bisognerà aspettare la delega che Orlando si appresta a esercitare come previsto dal disegno di legge. Nessuno però si fa illusioni che in questa fase ci siano margini di intervento. Né che la proposta Quintarelli possa passare prima della delega, anticipandone gli effetti. Al limite, la proposta potrebbe quindi diventare legge in un secondo momento, correggendo solo a posteriori alcuni problemi del ddl Orlando. Nei prossimi mesi, insomma, inevitabilmente, vivremo una fase di sdoganamento dei trojan, con conseguenze adesso solo in parte prevedibili.