La scuola dell’innovazione richiede un rapporto diverso tra studente e docente in cui l’obiettivo non è più l’apprendimento disciplinare, ma una vera didattica per competenze, personalizzata e condivisa. È chiaro che in questo processo il ruolo chiave è quello del docente, che si sente, oggi più che mai, disorientato e incapace nell’affrontare un cambiamento così  radicale delle modalità di apprendimento dei ragazzi.

Ogni studente possiede stili cognitivi diversi, apprende in modo differenziato, unico e soggettivo: il processo di apprendimento deve dunque essere fortemente orientato all’azione personalizzata, in cui si permette ad ognuno di esprimersi liberamente

Se alla prospettiva educativa si riescono poi ad affiancare gli strumenti idonei, utilizzati in modo proprio, si passa dalla trasmissione e dal consumo alla collaborazione e alla co-creazione; non più, dunque, solo trasmissione del sapere, ma collaboratività in ambienti rinnovati: dalla progettazione per risolvere un problema all’azione (docenti e alunni insieme), attraverso una dinamicità dei ruoli resa possibile dalla partecipazione allargata e dalla leadership condivisa e ad assetto variabile. Ciò implica per gli studenti un’autonomia nella gestione del proprio lavoro e dello studio (agire in modo autonomo e responsabile) e una costruzione collettiva di conoscenza resa possibile da learning activities, cioè «attività finalizzate a un apprendimento in azione concreto, situato, autentico e basato su processi collaborativi».

Si giunge ad un apprendimento connettivo agevolato da una prospettiva di educazione transmediale che può offrire una condivisione di memoria, di immaginazione, di esperienze: una sinergia che gli studenti, insieme ai docenti, mettono in campo per sviluppare nuovi codici e nuove modalità espressive. Tale atteggiamento, teso a superare le soglie di verifica nozionistica, innesca un processo per cui lo studente, posto di fronte a un problema da superare, non dovrà affidarsi alle sole risorse cognitive (conoscenze e procedure), ma dovrà, attraverso l’autoriflessione e l’autovalutazione (possibile in un continuo dialogo e interscambio di esperienze in un gruppo aperto), far interagire conoscenze e procedure, nonché applicare le regole che sono state concordate per procedere in situazioni difficili, sviluppando la capacità di gestirle in modo strategico.

Ma perché  questo cambiamento possa avvenire il docente deve cambiare ancora una volta il proprio ruolo: non più trasmettitore di conoscenze, né mentore o ricercatore, nè “hub” (punto di convergenza e scambio) che raccolga, ridistribuisca e colleghi tutti gli studenti nella loro formazione in aula e fuori dall’aula.

Il docente non  è più solo una figura monodimensionale che eroga contenuti, ma si deve trasformare in un “docente liquido” in una società “liquida”, in cui prevalgono la precarietà dei valori e delle relazioni che include in sé gli effetti della globalizzazione, della migrazione, delle reti virtuali: un mondo e una soggettività che si modificano continuamente.

Una società liquido-moderna che è  caratterizzata dalla precarietà, dall’incertezza, dall’annullamento della determinazione, che trasforma i rapporti tra gli individui ma anche tra l’individuo e le istituzioni; ed è proprio da questa incertezza che nasce la solitudine, il disagio, il non avere punti di riferimento. Una società, dunque, molto complessa con cui il docente deve fare i conti, comprendendone profondamente le strutture aprendo a nuove metodologie, a nuove aggregazioni, a nuove organizzazioni, a una razionalità diversa molto più aperta perché scardina i vecchi schemi per leggere e trovare soluzioni ai problemi della società contemporanea. Il docente, quindi, deve essere flessibile, osservare, ascoltare, accompagnare nel processo di apprendimento i propri studenti, favorendo la metariflessione sulle azioni di relazione, indicando obiettivi di competenza, sollecitando al confronto e alla collaborazione, rispettando le caratteristiche e gli stili individuali, lasciando spazi di autonomia e di protagonismo, facendo  ricercare strumenti facilitatori dell’apprendimento, ascoltando le proposte di  costruzione di prodotti individuali e collettivi, da far condividere e proporre ad altri “esterni”, impregnando del proprio sapere i ragazzi senza proporre strutture cognitive pre-costituite,  pervadendo senza prevaricare, nella consapevolezza che l’apprendimento è un fatto individuale, ma deriva da azioni collettive, di una intelligenza connettiva che produce la costruzione di significati, scaturiti da  confronti continui.

Così come l’acqua trasporta e poi abbandona, il docente accompagna e poi lascia lo studente libero nella responsabilità della costruzione delle proprie competenze

Buone pratiche per una scuola digitale

bergamo

 

Dopo il successo dell’anno scorso, l’evento “Verso gli Stati Generali della Scuola digitale” intende mettere a fattor comune le buone pratiche e definire una strategia condivisa per una scuola innovativa, dare voce alla comunità scolastica, affrontare gli argomenti relativi al cambiamento in atto nella scuola, al rapporto scuola-mondo del lavoro, alle competenze digitali e alle soft skills nella prospettiva dell’industria 4.0.

L’evento è il 16 maggio alla Fiera di Bergamo, ore 8,30-17,30.