Nove artisti provenienti da varie parti del mondo (Inghilterra, Grecia, America, Francia, Norvegia, Turchia) affrontano una riflessione sul significato del corpo nell’era digitale e biotecnologica. “Body Esc” è la mostra organizzata presso la Galleria Comunale di Corfù (Grecia) nell’ambito della seconda conferenza scientifica interdisciplinare “Taboo-Transgression-Transcendence in Art and Science” come testimonianza delle trasformazioni dell’umano e della vita.

Si tratta di un percorso critico sulla percezione clinica postumana di pazienti che diventano obiettivo di manipolazione come ogni altra risorsa naturale. Anche la creatività, d’altronde, arriva ai limiti della vita, confrontandosi – come ricorda Rosi Braidotti nel libro “Il postumano” – “con gli orizzonti della morte”. L’arte dilata la propria definizione in quanto i suoi confini si sono fusi con quelli dell’esistenza, edificando spazi narrativi che incorporano le strutture della quotidianità.

L’installazione “Humanfuel” di Hege Tapio, ad esempio, è un invito a utilizzare il grasso umano per alimentare veicoli. La ricerca focalizza l’attenzione su un nuovo carburante ottenuto da un liquido grasso e giallastro distillato dai residui della liposuzione. L’opera vuole essere un’alternativa ai combustibili fossili, imponendo un approccio più ampio all’antropocene. Il carburante derivato dal grasso può fornire approssimativamente lo stesso chilometraggio del diesel regolare.

Hege Tapio

Il flusso dell’energia della vita è un tema che viene affrontato anche da Ayşe Gül Süter. Il video “The invisible motion” è la documentazione di una ricerca che analizza i meccanismi microscopici dell’esistenza. Anche se è impensabile poter percepire il moto ad occhio nudo, è possibile testimoniare i micro movimenti e cambiare i processi degli organismi attraverso metodi di screening tecnologici.

Ayşe Gül Süter

Joseph Nechvatal, invece, presenta una riflessione sull’illusione del controllo. “Piano eye” è un video in cui si può osservare un virus del computer che riesce a sopraffare un’immagine non infetta. Nel 2001 l’artista ha creato sistemi di sintesi che riproducono le caratteristiche comportamentali dei sistemi viventi. Questa popolazione di virus attivi che cresce, si riproduce e si propaga nello spazio dell’immagine, crea una sinfonia di forme e colori.

Joseph Nechvatal

Sembrano affrontare la stessa tematica anche le immagini di Nikos Panayiotopoulos nell’installazione “Leros”. È un percorso all’interno del manicomio di Leros (Grecia) avvenuto all’inizio del 1982. Nonostante le pressioni provocate da questo ambiente, l’artista riesce a far emergere punti di vista alternativi e delle riflessioni sulla nozione di “normalità” e di “malattia”.

Nikos Panayiotopoulos

Elemento che accomuna le ricerche degli artisti di “Body Esc” (aperta al pubblico fino al 4 giugno) sembra essere il rifiuto del concetto di limite dove l’idea del corpo è sempre più sovrapponibile a quella delle identità provvisorie. Le opere risultano vive nella loro ambiguità perché mescolano pensieri, attitudini, percezioni, valori, poetiche e sentimenti diversi, creando quel linguaggio tipico della cultura del nostro tempo e sviluppando interrogativi che si rinnovano continuamente.