La civiltà è nata nell’Olocene, ricordava Max Frisch trent’anni fa in un suo famoso racconto. L’Olocene è stato un buon momento per l’umanità. Ma si tende a dimenticarlo. Nel corso dell’ultimo secolo, infatti, alcuni dei parametri che hanno reso l’Olocene così ospitale sono cambiati e questo, secondo gli scienziati, mette a rischio il nostro benessere, perché non sappiamo se saremo in grado di prosperare in condizioni diverse da quelle che hanno accompagnato la nostra vita negli ultimi 12mila anni.

Malgrado quest’incertezza, l’umanità persiste nella sua guerra contro l’ambiente in cui vive: uno studio appena pubblicato su Science e presentato in questi giorni al Forum di Davos ci avverte che continuiamo a superare nuovi limiti. Nel 2009 un gruppo di 28 scienziati di fama globale mise a punto, con la collaborazione dello Stockholm Resilience Center, uno schema utile a monitorare i segni vitali del pianeta, arrivando a quelli che furono definiti i nove limiti planetari, all’interno dei quali l’umanità può continuare a prosperare. Fu rilevato allora che tre di questi limiti erano già stati superati: troppa anidride carbonica rilasciata in atmosfera, troppo azoto rimosso dall’atmosfera per usarlo nel suolo come fertilizzante, biodiversità in declino troppo rapido. Ora gli stessi scienziati hanno aggiornato quella triste conta, aggiungendo un altro limite varcato: il cambiamento nell’uso del suolo, ovvero la deforestazione. Abbiamo tagliato troppi alberi per convertire il territorio a uso agricolo.

“Quello che la scienza ha mostrato è che le attività umane – crescita economica, tecnologia, consumi – stanno destabilizzando l’ambiente”, spiega Will Steffen, primo firmatario dello studio.

Non si tratta di problemi futuri, ma attuali. Il team di 28 scienziati ha lavorato altri cinque anni per raccogliere i dati che aggiornano la situazione e ora manda un messaggio forte e chiaro ai decisori: stiamo raggiungendo un pericoloso punto critico, oltre il quale i cambiamenti che potranno verificarsi saranno imprevedibili e forse irreversibili. Il boom economico degli ultimi sessant’anni, nel quale contrariamente alle apparenze ancora ci troviamo, ha reso più veloce il processo di superamento dei “confini planetari”. Non è possibile prevedere esattamente quando l’umanità arriverà al punto critico, ma di questo passo la destabilizzazione del “sistema Terra” potrebbe avvenire in un periodo compreso “tra alcuni decenni e un secolo”.

La rapidità dei cambiamenti, sostengono gli scienziati, risulta evidente in tutti i settori, a partire dai limiti già superati. La concentrazione di CO2 in atmosfera, che già nel 2009 aveva superato il limite di 350 parti per milione (era a 387), oggi è arrivata a 400 parti per milione. Il tasso annuo di estinzione delle specie considerato “tollerabile”, che è 10 (numero delle specie estinte all’anno per milione di specie), era già stato superato nel 2009, ma ora siamo a oltre 100. La quantità di azoto rimossa dall’atmosfera era di 121 milioni di tonnellate all’anno nel 2009 e ora siamo ben oltre. Il ritmo della deforestazione sta rallentando, ma con 52mila chilometri quadrati di alberi abbattuti all’anno, c’è poco da rallegrarsi. Non a caso questo è il quarto limite che gli scienziati hanno considerato superato nel nuovo studio. Ma non basta, perché siamo pericolosamente vicini a infrangerne altri, come il buco dell’ozono, il tasso annuo di consumo di acqua dolce per chilometro quadrato o il livello di acidificazione degli oceani.

Steve Carpenter, dell’Università del Wisconsin, è particolarmente allarmato dall’alterazione dei cicli dell’azoto e del fosforo: “Abbiamo modificato i cicli dell’azoto e del fosforo molto più di qualsiasi altro elemento – spiega -. L’aumento è nell’ordine del 200-300%. In confronto, l’anidride carbonica è aumentata solo del 10-20% e guardate che putiferio ha provocato nel clima”. L’aumento di azoto e fosforo danneggia soprattutto la qualità dell’acqua, ma non essendo distribuiti uniformemente, i livelli d’inquinamento sono molto diversi a seconda delle aree del pianeta. Sugli altri due limiti planetari, la concentrazione di aerosol nell’atmosfera attraverso l’inquinamento da gas e l’inquinamento chimico, riferito in particolare a nuovi inquinanti organici e radioattivi, non sappiamo abbastanza per definire a che livello siamo arrivati, ma il team continua a indagare.

In pratica, l’umanità si trova a bordo di una macchina lanciata a forte velocità, in cui sta finendo il carburante, l’olio e l’acqua nel radiatore, mentre altri parametri non sono noti. L’immagine non è delle più rassicuranti, ma Johan Rockström, direttore dello Stockholm Resilience Centre, trova ancora qualche aspetto positivo a cui aggrapparci: “Grazie ai progressi della scienza, siamo la prima generazione informata del fatto che sta mettendo in pericolo la stabilità del pianeta e la sua capacità di reggere lo sviluppo umano come lo conosciamo oggi”. Una consapevolezza preziosa, ma in fondo lo sapevamo già. Max Frisch ci aveva avvertiti.