Il prossimo 23 giugno partirà dalla base di lancio di Satish Dhawan Space Center, Sriharikota, in India un satellite di tipo Cubesat a 3 stadi pensato e sviluppato da un’impresa italiana, D-Orbit

Di per sé la notizia è interessante, non sono frequenti i lanci di “privati” italiani, ma questo è particolarmente importante perché potrebbe segnare una svolta nelle tecnologie spaziali a livello globale. Il piccolo Cubesat infatti sarà il primo satellite a rientrare in atmosfera e poi finire sul nostro pianeta in modo controllato, evitando di diventare un detrito spaziale.

Quello della “spazzatura spaziale”, nome piuttosto improprio ma che indubbiamente rende, è un problema gravissimo anche se poco sentito nel nostro Paese. Molto di più lo è in Usa, che rappresenta il vero mercato di queste tecnologie.

Si tratta di centinaia di migliaia di pezzi di metallo: viti, bulloni, pezzetti di lamiera e così via di dimensioni che vanno da 1 a 10 centimetri e che orbitano attorno alla nostra Terra, formando quasi uno sciame, una fascia di veri e propri proiettili che si muovono a migliaia e migliaia di chilometri all’ora, fino a 30.000 circa. Pericolosissimi quindi.  Fra questi infiniti pezzetti micidiali ci sono anche satelliti interi e relitti vari, ma questi ultimi sono più facilmente monitorabili da terra.

Oltre alla enorme velocità il pericolo, ad esempio per la gigantesca Stazione Spaziale Internazionale che ha dimensioni di un campo da calcio, è dato dal fatto che, forse a differenza di quel che si può pensare, le strutture spaziali sono ridotte al minimo in termini di peso, dato che portare in orbita un chilo di satellite richiede potenza e quindi molto carburante. In pratica le pareti di un satellite sono perforabili anche da un uomo robusto che prema fortemente con un dito, figuriamoci da un bullone che viaggia a 30.000 chilometri ora.

Bisogna togliere di torno questi detriti, insomma, e su questo punto si giocano in tutto il mondo molte diverse partite utilizzando tecnologie diverse, dal satellite pescatore che draga con una rete lo spazio e prende detriti come fossero farfalle, a quello con un enorme imbuto in cui vanno a cadere intrappolati i pezzi di metallo. Finora nessuna di queste tecnologie, che sembrano più proprie del famoso personaggio di Disney Archimede Pitagorico, pare aver dato buoni frutti, dato che nessuna è progredita più di tanto.

D-Orbit, col suo D-sat attacca il problema da un altro punto di vista: il futuro. Vuole infatti arrivare a vendere la tecnologia di rientro a terra per qualunque satellite che permetta, a fine vita, di evitare che diventi pericoloso per gli altri satelliti. In pratica, si tratta di un meccanismo add-on, che, al momento giusto, si risvegli e, come un bravo cane pastore, entri in azione e deorbiti il satellite, in pratica devii la sua orbita evitando che resti attorno alla Terra.

“Il costo è difficile da determinare – ci dice Alessio Fanfani, project manager del D-Sat – dipende molto dal satellite, l’ingombro invece è dell’ordine del 10% della massa del satellite principale”.

Un approccio interessante quindi che questa impresa, partita un cinque anni fa con quest’idea come obiettivo e 5 dipendenti, oggi sono 35, è arrivata a sperimentare in volo. Il mercato è senza limiti, basta pensare alla quantità enorme di satelliti da cui oramai dipende il nostro benessere, dalla sorveglianza del suolo alle previsioni meteo, dalla navigazione satellitare all’agricoltura, e chi più ne ha più ne metta. Un pezzetto di metallo lanciato a gran velocità può distruggere un satellite e con lui un investimento di centinaia di milioni di euro e privarci di un servizio fondamentale.

Oltre allo scopo principale di provare la tecnologia, il D-Sat opererà anche 3 esperimenti importanti per la gestione delle emergenze in uno scenario di emergenza in cui agenzie di difesa civile devono comunicare istruzioni in aree colpite da disastri naturali che hanno compromesso le infrastrutture di telecomunicazione terrestri.  Altro particolare innovativo è che questa parte sarà finanziata, in parte, da una campagna di crowdfunding già partita su kickstarter.