Non tanto tempo fa i venture capital parlavano del Bitcoin come dello strumento che avrebbe trasformato l’intero sistema monetario globale e avrebbe tolto il potere in politica monetaria ai governi. Oggi la criptovaluta sta lottando per la sua sopravvivenza. Il brusco richiamo alla realtà è arrivato a metà gennaio, quando il suo sviluppatore chiave, Mike Hearn, ne ha dichiarato il fallimento e ha detto di aver venduto tutti i suoi bitcoin. La quotazione del bitcoin ha perso il 10% quel giorno in seguito all’annuncio, una beffa per quelli che già stavano accumulando perdite sui loro asset in bitcoin.

Il Bitcoin ha senz’altro un grande potenziale, ma è danneggiato in maniera irreparabile. E’ decisamente necessario una sua sostituzione.

La maggioranza dei sistemi valutari e di pagamento è opaca, inefficiente e costosa. Facciamo l’esempio del Nasdaq. E’ una delle borse più avanzate dal punto di vista tecnologico del mondo, ma se voglio acquistare o vendere un’azione di Facebook devo attendere diversi giorni per la finalizzazione e il clearing dell’operazione. Oggi non è accettabile, dovrebbe avvenire in millisecondi. In Venezuela le persone che vogliono fare la spesa devono mettersi in coda al supermercato perché l’iperinflazione erode il potere d’acquisto delle loro moneta di carta ogni giorno. Quando gli immigrati in tutto il mondo vogliono mandare rimesse a casa, che sia in Messico, India o Africa, essi sono tartassati dalle società di money-transfer che fanno pagare commissioni del 5-12 per cento. E anche negli Stati Uniti i gestori dei pagamenti e le società di carte di credito raccolgono commissioni dell’1-2,5% del valore su ogni transazione. Si tratta di un fardello per l’intera economia.

Ma il Bitcoin non era ancora pronto per conquistare la ribalta. Le critiche espresse da Hearn hanno messo davanti agli occhi di tutti la spaventosa realtà, una lista di negatività lunga e agghiacciante.

I miners cinesi di bitcoin controllano più del 50% della capacità di creazione della moneta e sono connessi al resto dell’ecosistema con la mediazione del grande firewall cinese. Il che rallenta l’intero sistema perché, come ha spiegato Hearn, è equivalente a una cattiva connessione wifi d’albergo. Inoltre fornisce all’esercito cinese un vantaggio strategico nei confronti di una moneta globale.

La rete distribuita di Bitcoin riesce a gestire solo una manciata di transazioni al secondo. Questo provoca tempi imprevedibili per la conclusione delle transazione e altre conseguenze non auspicabili per un sistema monetario. Le commissioni pagate sul bitcoin possono essere, in condizioni limite, superiori a quelle applicate dalle carte di credito.

E, come se questo non bastasse, la community che ruota attorno al Bitcoin sembra aver innescato una guerra civile alla luce del sole. I suoi membri hanno censurato opinioni e attaccato i server dei rivali. Un comitato ristretto di cinque sviluppatori che controlla i codici di base di Bitcoin si sono trasformati nella Camera stellata in cui si decide il futuro di Bitcoin.

Tutto questo ha assestato un colpo decisivo alla reputazione – e ai portafogli – dei venture capital. Nonostante tutto, alcuni di loro continuano a difendere fedelmente il Bitcoin.

E’ giunto il momento di ammettere che l’attuale sistema del Bitcoin deve essere rottamato e che invece bisogna sfruttare le innovazioni offerte dalla tecnologia su cui si basa il Bitcoin, la blockchain. Si tratta di un sistema per registrare in maniera trasparente le transazioni – ospitato in maniera distribuita su una miriade di computer in tutto il mondo – che forniscono la piattaforma per monete digitali e banche virtuali. Se implementato in maniera corretta, sono convinto che si dimostrerà un modello migliore di certificazione e di pagamento di quello attuale del sistema finanziario globale, adatto anche per altre attività come elezioni, registri pubblici, registri per opere d’arte e catasti immobiliari.

Dai fallimenti di Bitcoin abbiamo imparato anche come non devono comportarsi le comunità digitali. Abbiamo visto come i sistemi di certificazione possono essere sequestrate. E abbiamo visto gli sprechi di un sistema di mining che ha consumato gigawatt di elettricità e generato gigantesche farm di server in Cina solamente per le elaborazioni necessarie per le attività di mining.

Dobbiamo invece imparare dai progetti di tecnologia open-source che hanno avuto successo, come la Linux Foundation, che sta prosperando poiché ha saputo affermarsi come organismo indipendente in grado di gestire tutti quei progetti open-source che  diventavano troppo grandi per essere gestiti da piccoli gruppi in maniera casuale. Bisogna anche ripensare alcuni aspetti della blockchain, sulla base delle indicazioni fornite da Hearn e dai lealisti di Bitcoin.

Bisogna tenere ben presente ciò che trasforma alcuni venture capitalist in veri e propri fanatici del Bitcoin: pura avidità. Questa è, secondo me, la ragione principale del fallimento di Bitcoin. Pensato come una piattaforma comune e un sistema di pagamenti più efficiente, il Bitcoin si è deteriorato dando vita a una guerra civile tra chi è interessato a spartirsi il denaro. All’inizio Bitcoin era un esperimento nobile. Ora è una follia. E’ il momento di mettere in piedi un sistema di governance più razionale, trasparente, robusto e responsabile che apra la prospettiva di un futuro più prospero per tutti.