Steve Case, uno dei fondatori di Aol, sostiene che siamo appena all’inizio della terza ondata di internet. Nella prima abbiamo costruito l’infrastruttura di internet. Nella seconda abbiamo costruito le applicazioni in cima a quella infrastruttura. E adesso siamo proprio al punto di svolta con una nuova ondata, un punto nel quale fondiamo il mondo digitale e quello fisico e dove la rete non sarà semplicemente uno strumento. Internet, infatti, sta diventando parte della nostra vita quotidiana come mai prima, entrando in settori altamente regolamentati come la salute, l’educazione, l’energia, il cibo, l’acqua o la produzione.

Questo è dove siamo. E avrà un impatto enorme sulla nostra vita. Modificherà il nostro modo di lavorare, cambierà il modo di governare e modificherà fondamentalmente il nostro modo di pensare.

In primo luogo, guardiamo al lavoro, per esempio nel settore sanitario. Quando si confronta quello che può fare un’intelligenza artificiale equipaggiata di un sistema di deep learning con i migliori specialisti in carne e ossa di radiologia, l’Ia vince. Nel 2015 la società americana Enlitic ha messo a confronto radiologi e macchine. I radiologi non hanno rilevato il 7% dei tumori, mentre l’algoritmo di deep learning non ne ha mancato nemmeno uno. Ciò significa che nel settore sanitario il futuro del lavoro sarà molto diverso. Ho chiesto al mio radiologo se avesse paura e mi ha risposto: «Niente affatto. Mi darà il tempo di guardare più in modo olistico ai miei pazienti invece di investire il mio tempo in un compito ripetitivo come guardare uno scanner».

Ma non è solo la salute che sarà rivoluzionata. Queste tecnologie cambieranno il cuore stesso delle professioni. La maggior parte delle cose che siamo stati abituati a conoscere a memoria non servirà più come molte delle azioni che siamo stati addestrati a svolgere meccanicamente perché i compiti ripetitivi verranno eseguiti dalle macchine.

Cosa succedeerà allora? Il medico avrà più tempo per concentrarsi sul paziente; l’ingegnere e l’architetto avranno più tempo per essere creativi; l’avvocato avrà più tempo per esplorare la propria professione in modi innovativi e l’imprenditore avrà più tempo per avere idee.

In secondo luogo, cambierà come governiamo. Ora il processo legislativo dei Parlamenti richiede fino a cinque anni. Ma la tecnologia si sta muovendo molto più rapidamente e dopo cinque anni stiamo ormai regolamentando prodotti che non esistono più o cose che sono completamente diverse da quando abbiamo deciso di affrontarle. Tutto questo dovrà cambiare come la nostra governance dovrà cambiare. Gli stakeholder avranno un ruolo più importante da svolgere. I governi dovranno legiferare con tutti intorno al tavolo. In modo che il risultato sia veramente user-driven e user-centric. E questo è qualcosa che oggi non sempre facciamo.

Che cosa significano questi cambiamenti? Se internet sta diventando parte della nostra vita non possiamo essere così passivi come lo siamo stati in passato. Ciò significa che dovremo fare scelte politiche importanti in merito alla terza onda di internet. Pensiamo all’Intelligenza Artificiale. Cosa vogliamo che sia? Vogliamo che ci sostituisca come esseri umani o vogliamo migliorare la nostra intelligenza e che ci aiuti a diventare persone migliori? Una cosa è certa: i governi devono prendere questa decisione molto rapidamente.

Personalmente, io voglio due cose da questa terza onda. In primo luogo, voglio che internet mi aiuti a essere più intelligente, ma che non mi sostituisca. Se avremo successo in questa sfida, possiamo costruire un futuro migliore. Significa meno tempo facendo compiti ripetitivi noiosi. Pensate a quante persone sono sopraqualificate per il loro lavoro. Significa che le persone saranno più impegnate in ciò che stanno facendo e avremo più posti di lavoro basati sulle nostre effettive capacità. Questo è un cambiamento enorme per il nostro futuro e lo vedo come un cambiamento positivo.

In secondo luogo, voglio che internet aiuti a dare alla nostra società un grande scopo collettivo. Mark Zuckerberg ha parlato di questo in un recente discorso riferendosi a episodio ben noto della presidenza di John F Kennedy. Quando il presidente americano stava visitando il centro spaziale della Nasa e vide un dipendente con una scopa, gli si avvicinò per chiedergli cosa stava facendo. E il cameriere gli rispose: «Signor Presidente, sto aiutando a mandare un uomo sulla Luna». Questo è il tipo di scopo a cui mi riferisco. Quel senso che facciamo parte di qualcosa di più grande di noi stessi. Oggi abbiamo così tanto accesso alla tecnologia, ogni cosa digitale è una parte così importante della nostra vita e siamo costantemente connessi, ma c’è ancora un vuoto perché vediamo internet come strumento o come risorsa.

Ma è Internet che permeerà completamente la nostra vita nella terza onda. Quindi non può rimanere solo uno strumento pratico. Sarà parte di noi. Quindi è qui che andiamo da Internet delle cose all’Internet delle cose intelligenti. Penso che stia a questa generazione di utilizzare l’internet per creare uno scopo collettivo. Per connettere tutti e utilizzare questa rete globale per risolvere le sfide più grandi che stiamo affrontando. Come società riusciremo a darci un fine se connettiamo le persone a risolvere per cambiamento climatico, raccogliere abbastanza dati per curare il cancro e ridurre le disuguaglianze sociali. Siamo in un momento cruciale. La terza ondata di internet è dove si sceglie. L’Internet delle persone non è il mondo di domani. Siamo già sulla soglia di questa nuova fase di Internet. È già qui che noi ci sentiamo pronti o meno. Vorrei concludere con le parole di Mark Zuckerberg: «Ogni generazione fa cose che la definiscono. Più di 300mila persone hanno lavorato per mettere un uomo sulla Luna – compreso quell’uomo delle pulizie. Milioni di volontari hanno immunizzato i bambini in tutto il mondo contro la polio. Questi progetti non solo hanno fornito uno scopo per la gente che ha fatto quei lavori, hanno dato a tutto il nostro Paese un senso di orgoglio nel sapere che possiamo fare grandi cose».