Cerchiamo un libro di cucina sudamericana su Amazon: “chi ha acquistato questo articolo ha acquistato anche …”. A seconda del nostro uso della piattaforma, i suggerimenti che riceviamo possono essere interamente basati sulla ricerca corrente ed il modo in cui Amazon categorizza i libri, narrativa cilena, diari di viaggio, libri di ricette, o essere il prodotto delle nostre visite precedenti, degli acquisti portati e non portati a termine, e dei comportamenti di persone che hanno gusti simili ai nostri.

Esplorare le possibili alternative significa inseguire legami di senso sempre più deboli, fino a che non ci ritroviamo a dare un’occhiata a un thriller ambientato in Islanda in cui uno dei protagonisti sta mangiando empanadas.

Lo stesso ci capita se decidiamo di guardare un film su Netflix, oppure inseguendo scatti su Instagram. Ovunque i percorsi diventano più tortuosi man mano che ci allontaniamo dall’ipotetico centro dei nostri interessi. Seguendo questi percorsi tocchiamo con mano l’architettura invisibile che insieme sostiene, incoraggia, e limita le nostre scelte quotidiane.

Nell’ambito del digitale, correlare è stata una attività tradizionalmente riservata agli esperti, i progettisti di architetture fatte di link e rimandi, e soprattutto centrata su di un’organizzazione: Amazon, Netflix, Spotify. La progressiva digitalizzazione del reale ha cambiato tutto: oggi siamo tutti attori, creatori di senso, correlatori di informazioni. Intrecciamo più o meno liberamente una chat su Whatsapp con video su YouTube con una conversazione su Facebook. Dove cominci e finisca il racconto non ci è dato sapere, non ci è dato controllare.

Similmente, digitale e fisico convergono. In mezzo al traffico, con Google Maps che ci avverte di ingorghi lungo la strada usando informazioni raccolte da sensori fissi, auto, taxi e bus, altri automobilisti. Confermiamo l’ingorgo, lo rimbalziamo altrove, incrementando la quantità di informazione disponibile e creando nuovi sentieri da percorrere che attraversano e collegano lo spazio della strada e quello di internet, cancellando ogni differenza sostanziale tra i due.

Umberto Eco diceva di non ritenere importante sapere la data della morte di Napoleone: quello che serve sapere è dove recuperarla quando necessario.  Eco pensava ai libri, al costruirsi una mappa della conoscenza che ci permettesse di orientarci. Oggi, questa mappa è il territorio stesso in cui ci muoviamo: mutevole, dinamico. Correlando informazioni da sistemi diversi, creati per scopi diversi, con intenti diversi, tutti contribuiamo a crearlo, insieme abitanti, architetti, e cartografi.