Il digitale sta rivoluzionando il mondo a velocità esponenziali: sulla base dello sviluppo a ritmi rapidissimi della capacità di elaborazione, di archiviazione e di comunicazione delle macchine, anche la realtà è spesso più avanzata di quanto sembri. Attenzione, quindi, a non farsi trovare impreparati, soprattutto per quanto riguarda i più giovani (ma non solo!). Tutte le cose che hanno andamenti esponenziali accadono anche se non sembra: quando si realizzano, potrebbe essere troppo tardi! E’ per questo che anche il sistema della formazione ne deve prendere atto e cambiare le modalità di apprendimento e di insegnamento.

Ne è cosciente la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli: “Il digitale cambia radicalmente le modalità di apprendere, produrre e consumare: per questo è fondamentale imparare a imparare, apprendere insieme dentro ai cambiamenti”. La responsabile del sistema scolastico italiano ha parlato questa settimana a Bergamo all’appuntamento “Verso gli Stati Generali della scuola digitale”, che inevitabilmente ha concentrato il focus dell’innovazione su una didattica adeguata a preparare alla scommessa dell’Industria 4.0, su cui l’Italia sta puntando. “Una rivoluzione che è prima di tutto culturale e antropologica – ha confermato il sindaco di Bergamo Giorgio Gori -: per questo è sbagliato puntare tutto sulle tecnologie senza pensare alle persone”.

La sfida per la scuola è epocale: la strada per dare un futuro al nostro paese deve necessariamente passare per un’istruzione che sappia coniugare le conoscenze con le competenze trasversali che mettano i singoli nelle condizioni di prepararsi a un mondo e a professioni che oggi non esistono. Lo sottolinea anche l’Ocse: “E’ necessario mantenere una forte focalizzazione sulle competenze cognitive, sviluppando allo stesso tempo strategie didattiche innovative, flessibilità nella definizione del curriculum personale e un’educazione all’imprenditorialità ben progettata”, afferma il recente rapporto Skills Outlook 2017.  “Dobbiamo preparare i ragazzi a un futuro che cambia rapidamente – ribadiva a Bergamo Dianora Bardi, presidente di ImparaDigitale e pioniera delle tecnologie nella scuola -: per questo dobbiamo pensare a scuole diverse, a partire dalle lezioni e dagli ambienti, che sappiano introdurre i ragazzi a delle metodologie più che alle mere conoscenze”.

La dimensione materiale del mondo fisico e immateriale di quello digitale non sono in contraddizione: “La dimensione materiale si è arricchita: la dimensione immateriale è diventata l’interfaccia principale di quella materiale – afferma Stefano Quintarelli, deputato membro dell’Intergruppo parlamentare per l’innovazione tecnologica -: tutto diventa quindi accessibile ovunque. La scuola deve prenderne atto ed estendersi nel mondo, con una didattica pull”.

La divergenza è tanto più evidente quando si confronta la preparazione scolastica con quella richiesta dal mondo del lavoro. L’Italia è specializzata in diversi settori tecnologicamente avanzati, ma l’Ocse sottolinea come questa caratteristica non sia supportata dalle adeguate competenze: Le rilevazioni dell’istituzione parigina indicano come anche i “top performer” italiani, nonostante i miglioramenti registrati negli ultimi anni, siano sotto la media Ocse sia per quanto riguarda lettura e scrittura che per la matematica: “Il che rende difficile sviluppare un vantaggio comparativo nei settori tecnologicamente più avanzati, che richiedono lavoratori con forti competenze cognitive”.

I lavoratori italiani figurano nelle posizioni di coda anche per quanto riguarda le “task-based skills”, la capacità cioè di adattare e utilizzare competenze specifiche a seconda del lavoro da svolgere. Risultano in effetti penultimi nelle competenze contabili e di marketing, nelle abilità Stem (scienze, tecnologie, engineering e matematica) e nelle capacità di auto-organizzarsi, terzultimi nelle capacità di gestione e comunicazione e quartultimi nelle competenze informatiche. Ma c’è anche un elemento positivo: l’Italia figura invece nei primi posti per quanto riguarda la disponibilità a imparare, che è un importante punto a favore degli italiani. Da sfruttare fin dalla più tenera età. L’Ocse sottolinea infatti l’importanza, soprattutto per quanto riguarda queste competenze trasversali, di un’istruzione pre-primaria di qualità e finalizzata in modo da fornire a ogni bambino l’opportunità di avviare adeguatamente il suo percorso formativo, che avrà poi bisogno di didattiche innovative e di un deciso sostegno a livello di insegnanti. Per evitare di essere preparati a scuola, ma poi farsi trovare impreparati alle sfide di un futuro ancora da scrivere.