IBeacon è il nome con cui Apple ha battezzato la propria tecnologia di indoor proximity, cioè di dispositivi, detti beacon o localizzatori, in grado di notificare la propria presenza a uno smartphone che si trovi nelle vicinanze. A questo scopo il sistema sfrutta il protocollo Bluetooth Low Energy, creato per l’Internet of Things e in generale per trasmettere informazioni wireless consumando poca energia (e quindi senza richiedere alimentazione o sostituzione frequente delle batterie). Il sistema operativo Apple iOS è nativamente compatibile con iBeacon a partire dalla versione 7, ma anche dispositivi Android possono sfruttarlo.
La tecnologia iBeacon permette a chi gestisce un museo, un negozio o un altro luogo pubblico di interagire direttamente con visitatori e passanti, notificando loro informazioni. In Italia sono già nate alcune iniziative museali che ne fanno uso, come quella dell’Orto Botanico dell’Università di Padova e quella dei musei di Palazzo Farnese a Piacenza. Oltre a migliorare l’interattività questo sistema permette di monitorare l’attività dei visitatori con una precisione senza precedenti, potendo registrare non solo gli ingressi e le uscite, ma il tempo passato di fronte a ogni singolo oggetto esposto e l’interesse dimostrato, dando ai gestori un’utile feedback sull’efficacia dell’allestimento.

Va in questo senso anche l’iniziativa TuoMuseo, legata al progetto di installazione di localizzatori in tutto il centro storico di Siena. Selezionata attraverso un’hackaton nell’ambito della manifestazione Hack4Pisa!, e premiata con 6mila euro, l’iniziativa dovrebbe permettere di fidelizzare e profilare i frequentatori dei luoghi culturali cittadini, anche attraverso attività ludiche legate alla presenza fisica delle persone.
Ma la tecnologia iBeacon si presterà anche a scopi più decisamente commerciali, per esempio permettendo di inviare informazioni sui prodotti ai clienti dei negozi che si fermano di fronte a una vetrina o a un manichino, o di invitare a entrare chi passa nelle vicinanze. A Londra sono già decine i negozi che usano questo sistema. Bisogna però vedere se una simile strategia si rivelerà efficace o se verrà considerata troppo fastidiosa e intrusiva.
Charlene Jennet e M. Angela Sassett sono due ricercatrici dell’University College di Londra, che hanno svolto alcuni studi preliminari per verificare l’efficacia di questo tipo di pubblicità. In un primo esperimento sono state inviate per cinque giorni consecutivi a 20 professionisti notifiche personalizzate basate sulla loro posizione (rilevata via Gps) e sul loro profilo personale. Il risultato è stato quello prevedibile: le notifiche venivano seguite in momenti di relativa tranquillità, ma rifiutate come un fastidio quando le persone erano occupate a fare altro. In un secondo esperimento a 30 studenti è stato chiesto di prenotare un volo su Internet, e nel corso dell’operazione sono state mostrate loro pubblicità mirate, basate su loro dati personali o contenenti la loro foto. Il risultato è che con l’approfondirsi della personalizzazione aumentava l’attenzione dedicata all’annuncio, ma anche la sensazione di inappropriatezza che suscitava.
Le due ricercatrici deducono perciò che la tecnologia dei beacon vada usata con parsimonia e soprattutto evitando di personalizzare gli annunci in modo ingiustificato. Altrimenti il rischio è quello di una reazione di rigetto, simile a quella che ha suscitato in quasi tutti il film di fantascienza Minority Report di Steven Spielberg, nelle scene in cui mostrava tabelloni pubblicitari che riconoscevano le persone e le chiamavano per nome.