Il denaro elettronico non esiste. Esiste solo un registro sul quale c’è scritto a chi appartiene e chi lo tiene in custodia. La gestione di quel registro è il punto chiave. Per mezzo della trascrizione di proprietà sul registro si conferiscono i titoli ai soggetti e tutto ciò consente ai mercati complessi di funzionare. Queste primitive necessità, la moneta e la trascrizione, hanno percorso tutta la nostra storia economica congiungendosi per mezzo delle banche.

Finora il sistema bancario ha mantenuto il potere per le monete fiat, da qui in avanti esiste anche un altro registro, la blockchain.  Si tratta di un registro permanente del consenso che abbiamo raggiunto sullo status di un asset. È un marcatore temporale, quindi è solo una conseguenza del precedente, e ben più importante, consenso. Qui c’è scritta la relazione tra il proprietario e l’asset (se lo possiede o controlla, se ha l’accesso, etc.)

Vediamo alcuni casi possibili:

  • Se il registro è nelle sole mani del proprietario, o dell’azienda, non lo deve confrontare con altri.
  • Se è tra due persone, il consenso o lo si trova o non lo si trova.
  • Se è tra più di due persone, e il registro resta privato, nasce il problema del double spending: per questo fino ad ora è stato condiviso e gestito da un intermediario. Per esempio il catasto.

L’uomo ha la possibilità di truccare il sistema perché i suoi incentivi sono allineati ai suoi interessi, non al sistema. Può farlo perché non è difficile, può inventare qualsiasi stratagemma, fino a quando gli altri soggetti o enti regolatori non lo scoprono. Solo se lo scoprono, inizia un percorso di erosione della fiducia e eventuale sanzione e esclusione. A quel punto scatta un meccanismo perverso di reazione uguale e contraria, così si rende il sistema sempre più complicato e insicuro. Da qui le dispute nei tribunali.

Con la blockchain il registro del consenso si rende pubblico, per esempio fuori dal perimetro aziendale, per transare in sicurezza con più soggetti senza intermediari. Dato che all’interno dell’azienda il meccanismo di coordinamento è la gerarchia, non è possibile “esportare la gerarchia” in una rete tra partner quando impieghiamo una blockchain.

Per questo c’è bisogno di un consenso che richiede un lavoro lungo ma facilmente verificabile per accettarsi che nessuno tenti di modificarlo a suo vantaggio. Non è uno spreco di risorse, perché anche le chiavi per le serrature e le inferriate per il mondo fisico, e il firewall e gli antivirus per il mondo digitale, sarebbero uno spreco. Per non parlare dell’immenso mondo assicurativo per la copertura del rischio di furti.

In realtà l’umanità ha speso sempre enormi risorse economiche, e che concorrono a far crescere il Pil, solo per proteggersi da se stessa. Tutte queste ingenti risorse sono dovute solo alla mancanza di fiducia reciproca. E con l’uso della blockchain ce ne priveremo per sempre. Saremo obbligati a comportarci in modo onesto.

La blockchain è sottrazione di volere e potere all’uomo per darli alla matematica e alla tecnologia, perché non abbiamo fiducia tra noi.