Da Cremona l’arte secolare di un giovane liutaio è sbarcata ovunque, condivisa sulle bacheche di milioni di utenti. Potenza del video online: in poche ore Valerio Ferron – 29enne violinaio, milanese di nascita e cremonese di adozione – ha incantato la rete mostrando al mondo come si può trasformare un pezzo di legno in un violino. Ferron ha frequentato la scuola internazionale di liuteria Antonio Stradivari a Cremona. La sua bottega è nel centro storico di questo comune lombardo di settantamila abitanti, patria mondiale dei violini e città natale del maestro Stradivari.

A caricare in rete il video, che è diventato in breve tempo virale, ci ha pensato sua moglie Alexandra. Anche perché Valerio è quanto di più lontano ci sia dalle nuove tecnologie: per costruire uno strumento musicale ad arco non utilizza neppure una macchina: «Lavoro nella stessa maniera in cui lavorava il grande maestro nel ‘600. Tutto con le mani, mi manca solo la candela». Oggi le sue creazioni sono diventate virali e grazie ai social media lo contattano in tanti. Valerio ha una fanpage , un canale su YouTube e un profilo su Instagram. Proprio il social network fotografico di casa Zuckerberg questa estate ha condiviso una sua immagine, facendola apprezzare a milioni di persone: «La rete mi ha permesso di entrare in ascolto di tanti clienti che suonano le mie opere. E molti vengono a trovarmi in bottega».

Così il made in Italy esce da quei luoghi di creazione in passato inaccessibili e diventa biglietto da visita di quel fare e creare nostrano. Rivoluzione a suon di pixel, avvantaggiata dalla diffusione pervasiva di smartphone e tablet e da una connettività in mobilità che vede l’Italia leader nel mondo.

Grazie al video c’è anche chi ha documentato come non esistano barriere alla disabilità: si tratta di Danilo Ragona, 38enne designer torinese creatore di una sedie a rotelle che integra design e innovazione. Insieme a Luca Paiardi ha macinato migliaia di chilometri in giro per l’Italia per tutto un mese, durante questa estate 2016, compiendo imprese incredibili. Perché il viaggio può essere un modo per mettersi alla prova. Danilo e Luca hanno volato in deltaplano, giocato a tennis, surfato sulle onde da una barca a vela, guadato i fiumi in canoa, incontrato persone straordinarie.

E di straordinaria c’è anche l’impresa di Laura Rossi, giovane radiologa genovese diventata a sua volta paziente. Con un video di quattro minuti si è messa in gioco (e ci ha messo la faccia). Ha deciso di raccontare, affidando al crowdfunding il suo sogno nel cassetto: realizzare una app per orientare il paziente nel percorso di cura. Un modo per aiutare lei stessa e gli altri pazienti come lei. E la rete le ha dato fiducia: in quattro mesi Laura ha raccolto 40mila euro e presto l’app prenderà forma.

Video storytelling da Oscar

Valerio, Danilo e Luca, Laura: sono alcuni dei ventiquattro finalisti della nuova edizione dei Teletopi, il contest giunto al nono anno e dedicato al video storytelling. Quattro categorie – editoria, Ong e sociale, brand e community – con sei finalisti per ogni categoria scelti da una rosa di oltre centosessanta candidature. Per ricevere il riconoscimento, nato come risposta ai vecchi Telegatti di generalista memoria, farà fede l’insindacabile giudizio di una giuria composta da tredici giornalisti, esperti di nuovi media, critici tv. Il premio è realizzato con il patrocinio del Dipartimento di Filosofia e Comunicazione dell’Università di Bologna. Presidente di giuria Carmen Lasorella.

La caccia ai migliori progetti si concluderà venerdì 2 dicembre con la premiazione all’Università di Bologna (iscrizione gratuita, con registrazione online valida fino ad esaurimento posti). Così sotto le Due Torri si torna a fare il punto sul video digitale, insieme agli studenti del laboratorio di Social Web Tv dell’Università di Bologna.

Dalla realtà aumentata della serie tv Gomorra alle grandi narrazioni multipiattaforma del Guardian e del New York Times, da Google StreetView a YouTube 360 gradi: il programma della premiazione vedrà al mattino anche il workshop sul brand storytelling realizzato con Eni, che racconterà la piattaforma Eniday. E poi al pomeriggio, prima della premiazione, spazio al racconti dei migliori progetti finalisti italiani di video storytelling.

I numeri delle condivisioni in video

«Video, video, video»: questo è il futuro dei prossimi cinque anni per il vice-presidente di Facebook in Europa Nicola Mendelsohn, raccontato ad inizio estate 2016 durante l’International Summit di Londra promosso da Fortune. E si stima che nel giro di due anni la rete sarà attraversata da circa un milione di minuti di contenuti video al secondo, il 79% del traffico dati globale. La rivoluzione videocentrica passa per i social, per il mobile, per le esperienze immersive di Virtual Reality, 360 gradi e geolocalizzazione.

D’altronde la tv lineare scende come fruizione, mentre aumenta esponenzialmente quella on demand e in streaming, resa in mobilità grazie al boom dei social media: è questa la fotografia del report appena pubblicato da Ericsson sui cambiamento di aspettative e le abitudini dei consumatori, effettuato intervistando 30mila individui di età compresa tra 16 e i 69 anni d’età in 24 mercati del mondo (tra cui l’Italia).

Dal 2010 il consumo della tv tradizionale crolla del 16%, mentre l’on demand e lo streaming crescono rispettivamente del +50% e del +86%. E si registra un’esplosione soprattutto per contenuti user generated, ovvero generati dall’utente, che oggi transitano in streaming su Periscope e Facebook Live grazie soprattutto ai device mobili: ecco allora che crescono le visualizzazioni su tablet – aumentate di cinque volte dal 2010 – e quelle su smartphone, che ora sono quasi un terzo delle visioni totale.

Ma attenzione: se il 44% si dice annoiato o non soddisfatto della televisione, c’è chi tollera poco buffering o mancanza di copertura di rete: così  lo streaming di contenuti video fuori da casa è ancora un’esperienza senza soluzione di continuità, con una limitata possibilità di visualizzare contenuti ovunque.

Video ovunque e soprattutto in tasca

Ma c’è anche il bicchiere mezzo pieno: a presentarlo è Reuters Institute con il suo rapportoThe future of online”: gli ultimi tempi hanno visto un’esplosione di video soprattutto per i miglioramenti tecnici, per le iniziative di piattaforme sociali come Facebook e per gli investimenti da parte delle imprese editoriali in nuovi formati di narrazione visiva. Spesso con gli ultimi due elementi contaminati tra loro. «Molti editori hanno dichiarato che la maggior parte dei loro video è ora consumato attraverso Facebook e altri media sociali. Registriamo poi che i video di maggior successo sui social tendono ad essere brevi, anche meno di un minuto», precisano i ricercatori della Reuters Institute Antonis Kalogeropoulos, Nic Newman e Federica Cherubini.

D’altronde – registra sempre la ricerca – il consumo di video sulla piattaforma di Menlo Park è aumentato del +75% nel corso dell’ultimo anno, raggiungendo otto miliardi di visualizzazioni.

Miniaturizzati e condivisi. È il mobile la chiave per comprendere il prossimo futuro, almeno stando al report lanciato pochi mesi da Zenith “Online Video Forecasts 2016”. Da questa fotografia emerge come i consumatori in tutto il mondo trascorreranno in media 19,7 minuti al giorno guardando video online sui propri dispositivi mobili, rispetto ai 16 minuti su quelli fissi. C’è di più. Questo dato rappresenta un balzo verso l’alto del +39% per il mobile rispetto all’anno precedente, che arriverà a pesare per un 64% sulla visione complessiva di video online nel 2018.

E questo impatta già da oggi anche sui brand: oltre 1,5 milioni di piccole e medie imprese hanno registrato un video (o un annuncio video) su Facebook. Tuttavia il 19% degli intervistati ritiene che i video non aggiungano valore ad una storia di testo. Ed è quanto in qualche modo ha messo nero su bianco anche il Guardian, in un pezzo diventato cult sulle tendenze della comunicazione multimediale: vanno bene i video, argomenta Jerry Daykin, ma occorre che queste moderne narrazioni siano distinguibili nel rumore di fondo e quindi risultino incisive. Negli anni del “buzz” indistinto e costante lasciare il segno nell’esperienza dell’utente e consumatore finale diventa un must.