Come gestire la folla notturna, gli ubriaconi e i distratti? Come bilanciare un’occupazione a tempo pieno, con le esigenze familiari, e un lavoro come autista durante il weekend? Quali sono le migliori assicurazioni per uno chaffeur? Sono alcune delle informazioni che si trovano sul blog The Rideshare Guy (therideshareguy.com) una piattaforma creata da Harry Campbell, autista di Uber e Lyft (servizio quest’ultimo presente solo negli Stati Uniti). “Ogni giorno – ci racconta Campbell- ricevo centinaia di richieste di informazioni ed email da uberisti provenienti da tutto il mondo”. Le domande sono varie fra cui come massimizzare il guadagno lavorando poche ore la settimana, come gestire passeggeri arroganti e le loro richieste. “Al di là del supporto tecnico legato alla app – continua- Uber così come Lyft e le altre compagnie di servizio di car-on-demand non offrono nient’altro. Se ci succede qualcosa con un passeggero o se abbiamo bisogno di informazioni riguardo circostanze concrete, nessuno di loro sa rispondere. Questo perché come tutti i clienti, anche noi dobbiamo affidarci a un servizio di assistenza ai consumatori, composto da persone che non hanno mai guidato per l’azienda, quindi poco utili”. Difficile trovare aiuto, quando è ancora in pieno dibattito la questione se gli autisti di Uber debbano considerarsi impiegati veri e propri e quindi ricevere i benefits del caso, come rimborsi, assicurazione, o lavoratori indipendenti. “Questa condizione e aperto dibattito porta numerevoli questioni, dubbi e frustrazioni. I normali autisti guidano una macchina aziendale, chi lavora per Uber usa la propria auto con poche protezioni e garanzie”.  Sul sito whosdrivingyou.org/rideshare-incidents, sono riportati tutti gli incidenti causati da chi lavora per Uber: casi ancora irrisolti e per lo più ignorati dalla stessa azienda. Rideshare Guy, quindi, ha deciso di accogliere gli innumeravoli interrogativi e di fornire aiuto. Prima di cominciare questa avventura Campbell ha lavorato per sei anni come ingegnere aereospaziale ricevendo un buono stipendio e aspirando a una carriera di successo. “Quando ho detto ai miei colleghi che mi sarei licenziato per occuparmi a tempo pieno del blog e delle guide mi hanno considerato un pazzo, anche se non hanno detto nulla”. Il progetto è cominciato nel 2014 quando da passeggero il giovane ingegnere ha deciso di diventare un’autista di Uber, Lyft e Sidecar nel tempo libero. “Lo trovavo divertente e poi un po‘ di soldi extra mi facevano comodo dato che mia moglie sta studiando medicina”. Perché questa missione? Non andava bene solo divertirsi ogni tanto trasportando qualche persona da una parte all’altra della città? “Le difficoltà che a mano a mano incontravo erano comuni a tutti. Facendo un po‘ di ricerche per capire come gestire delle situazioni non ho trovato niente in rete, nè risorse utili, né un blog, solo qualche piccolo gruppo su Facebook. Così ho deciso di crearne uno io, un luogo dove ricevere supporto e attenzione”. Le risposte alle richieste di informazioni vengono pubblicate via podcast o tramite post. “Dall’inizio dell’anno mi sono focalizzato su questo progetto a tempo pieno e il traffico è aumentato,  più di 17mila lettori al mese”. Campbell oggi  cura su Forbes rubrica su temi legati ai servizi di car-on-demand. “Anche se sono molto impegnato e il progetto è cresciuto a tal punto da dover assumere una serie di blogger freelance (tutti autisti Uber, ndr), un assistente e un web-designer, continuo personalmente ogni giorno a rispondere alle email dei milioni di uberisti in giro per il mondo”.