A oltre un anno dall’arrivo sul mercato, visori e realtà virtuale non sono entrati nella quotidianità del grande pubblico. Tuttavia, come dimostrato anche dal recente lancio dello streaming video in vr, a partire da Facebook sono ancora in molti a scommettere sugli orizzonti di una tecnologia rilanciata dal gaming, ma già proiettata a usi esterni al settore.

Non che nel frattempo il videogioco in vr sia statico.

Percepibile come un territorio per testarne avanzamenti tecnologici e potenzialità, il gioco rimane fondamentale per capire dove andranno, o vorrebbero andare, i lidi immersivi.

Eccone 5 esempi recenti fra i migliori.

 

 

Kart Racing Pro

 

 

Avete presente “Super Mario Kart” e la sua capacità quasi unica di trattenere il giocatore in gare colorate, veloci e assatanate soprattutto in multiplayer?

Eliminate la tipica carineria Nintendo, pensatelo in prima persona (magari con un volante come controllo), aggiungete uno spirito simulativo al limite del maniacale e avrete un’idea precisa di “Kart Racing Pro”. Compatibile con Oculus e Vive e su Steam a 36 euro e 99, è un simulatore di karting irresistibile, capace di far perdere la cognizione del tempo una volta avviato.

Realizzato dagli indipendenti PiBoSo con il supporto di una community attenta e avvezza alla produzione di modifiche fatte in casa, “Kart Racing Pro” è graficamente scarno, più vicino all’approccio realistico di “rFactor” che a quello di un “Gran Turismo”,  ma non per questo meno dettagliato: fra i suoi menu è possibile scegliere le livree ufficiali, ogni tipo di go-kart intravisto su un circuito, così come tute e caschi dei piloti.

Soprattutto restituisce un’esperienza di guida molto vicina a quella di un vero giro in pista seduti a 5 centimetri dall’asfalto, riproducendo in maniera magistrale la fisica, il comportamento dei materiali e ogni sfumatura dovuta ai settaggi differenti.

Per chi non fosse un esperto di motori, nessun problema: il gioco permette una guida assistita non meno divertente dell’approccio simulativo. Soprattutto nelle competizioni online.

“Kart Racing Pro” è l’ennesima dimostrazione di come la realtà virtuale giovi a qualsiasi esperienza simulativa, dai voli storici di “IL 2 – Sturmovik” ai viaggi fantascientifici di “Elite: Dangerous”. Anche per questo è irresistibile.

 

Da “Robo Recall” e “Marvel Power United Vr” a “Farpoint”: vivere un fps da dentro

 

 

 

 

In un futuro interamente automatizzato, d’un tratto i robot decidono di averne abbastanza della schiavitù. Facile immaginarsi cosa succeda poi.

Il pretesto narrativo di “Robo Recall” non è esattamente il punto forte della produzione di Epic Games – gratis, se possessori di Oculus Touch -, che sfoggia il meglio di sé nei progressi tecnologici: tutto, dal sistema di movimento con teletrasporto al level design, testimonia passi avanti decisivi rispetto alle prime esperienze in realtà virtuale. Completano una miscela molto divertente l’interfaccia di gioco e i modi fantasiosi con cui, attraverso combo e colpi sempre più raffinati, si ottengono i punteggi più alti. Tutto, in “Robo Recall”, ricorda i migliori arcade da sala giochi anni ’80.

Adesso si immagini la stessa storia, di botte e colpi in testa, ma nei panni dell’Incredibile Hulk, di Rocket Racoon, oppure di Deadpool, e si avrà un’idea precisa di “Marvel Power Unitet VR”, annunciato entro fine anno.

Disney mette un piede negli universi immersivi e stereoscopici e lo fa a modo suo: sfruttando i primi 12 degli oltre 5000 personaggi della “Casa delle idee”, il carisma e ogni caratteristica che hanno trasformato le fantasie di Stan Lee e collaboratori in una mitologia contemporanea. E in un brand da centinaia di milioni di dollari l’anno.

Lo ribadisce già oggi, per i fan di Uomo Ragno, “SpiderMan Homecoming VR” (gratis su Oculus Store). L’esperienza è il più recente apice di transmedialità della casa di Topolino, un universo disponibile dalla sala al divano. E in prima persona.

È tuttavia con “Farpoint” su Playstation 4 e soprattutto grazie all’Aim Controller, l’interfaccia a foggia di fucile fornita con il gioco, che si intravedono prospettive entusiasmanti per gli shooter in realtà virtuale: la perfetta capacità di restituire la sensazione dei colpi, la loro precisione e un sistema di movimento in grado di ridurre la cinetosi potrebbero rivelarsi indicazioni preziose per la nuova vi(t)a del genere.

 

 

Mission:ISS

 

 

Non sono tanto le spedizioni, la modalità esplorativa o il colpo d’occhio meraviglioso a stupire di “Mission:ISS”. Ma le future applicazioni che tutto l’insieme promette.

Prodotta dall’ormai defunto Oculus Studio e disponibile a titolo gratuito, attraverso gli Oculus Touch “Mission: ISS” permette di galleggiare in lungo e in largo dentro la Stazione Spaziale Internazionale, riprodotta con fedeltà fin nei minimi dettagli: applicate alle pareti è addirittura possibile ammirare le patch delle spedizioni avvicendatesi a bordo.

È un suggerimento di come gli universi virtuali possano ottemperare e anche integrare funzioni didattiche e fornire nuovi metodi di scoperta. Non solo superficiali.

 

Theseus

 

 

 

Nuovi approcci alla formazione classica? “Theseus” sembra questo. Sviluppato in Italia, da Forge Reply (loro i precedenti “Joe Dever’s Lone Wolf” e “In Space We Brawl”), e disponibile da questa settimana per Playstation VR permette di vivere come mai prima d’ora, stricto sensu, il mito del Minotauro e labirinto annesso. Vale a dire manovrando Teseo, destatosi nel bel mezzo del dedalo e con la voce di Arianna a fargli da guida.

Non conta sia graficamente curato – e lo è – o filologicamente attendibile – e qualche libertà se la prende a partire dal tono, più scuro dell’originale; importa che “Theseus” dimostri come l’inestinguibile schema narrativo della mitologia classica, e con lei di qualsiasi storia mai raccontata, possa trovare in un ambiente virtuale un vigore rinnovato dalla presenza del giocatore.

Un’intuizione che supera anche quella, a pensarci bene atipica per un videogioco, di far vivere un’avventura dalla parte della preda più che da quella del cacciatore.

È come se l’esperienza fosse un saggio sull’immersività e la sua capacità di veicolare contenuti, che possono imprimersi più facilmente nella memoria perché vissuti in diretta (seppur in terza persona). Dipartite dell’eroe comprese.

Non è una lezione da poco.

 

 

Lone Echo e Echo Arena

 

 

 

È una delle più belle storie sull’uomo raccontate di recente. Ed è sorprendente, soprattutto perché racconta di un robot del 2126.

Sviluppato da Ready at Dawn in esclusiva per Rift e Oculus Touch, “Lone Echo” è una narrazione in prima persona che riassume ogni suggestione fantascientifica degli ultimi 50 anni di cinema e letteratura per raccontare tutt’altro: la nostra essenza più profonda, forse immutabile anche a bordo di una stazione spaziale orbitante.

Lungi dallo svelarne la trama, il titolo di Ready at Dawn colpisce per il tentativo, riuscito, di trasformare le possibilità offerte da una tecnologia nuova in meccaniche di gioco.

Un esperimento non a caso ripreso nello spin off “Echo Arena”, che del titolo gemello abbandona il racconto per esaltare le caratteristiche competitive del gameplay.

In “Echo Arena” – gratis su Oculus Store – ci si trova in uno stanzone in assenza di gravità dove, come ne “Il gioco di Ender”, occorre spedire un disco nella porta altrui superando gli avversari a suon di jet incorporati nel braccio e colpi proibiti – ricordate, siete un robot.

Fuori dalla finzione, è il tentativo, già coronato dalla collaborazione con il network di Esl Gaming confluita nella prima “Vr Challenger League”, di inventare il primo esport praticabile con un vr headset in testa. E con un montepremi tutt’altro che virtuale: la prima finalissima metterà in palio 200mila dollari nel 2018. Difficile, ma non impossibile che per allora la vr avrà conquistato se non il grande pubblico, un pubblico più grande.

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=5xPRIocr8ts3