Gli investimenti in efficienza energetica realizzati nel corso del 2015 in Italia hanno superato quota 5,5 miliardi di euro, in crescita di oltre il 10% rispetto all’anno precedente, annuncia il nuovo Energy Efficiency Report dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, guidato da Vittorio Chiesa, che verrà presentato il 9 giugno nell’aula magna del campus Bovisa e che Nòva ha potuto visionare in anteprima. Gli interventi sugli edifici residenziali si sono presi la fetta più grossa del mercato – spiega il rapporto – con circa 3 miliardi di euro, seguiti dall’industria con oltre 1,8 miliardi di euro (di cui 1,3 miliardi concentrati nei primi 7 settori per intensità energetica, dalla metallurgia all’alimentare) e infine dal terziario e dalla pubblica amministrazione con circa 750 milioni di euro d’investimenti.

Nel residenziale sono le pompe di calore, rilanciate da un’azione commerciale importante da parte di grandi player dell’energia, a spingere gli investimenti, seguite – ed è forse un po’ una sorpresa – dalle superfici opache, ossia gli isolamenti termici (i cosiddetti “cappotti”) che hanno visto investimenti per circa 850 milioni di euro.

Nel mondo industriale invece – se si considera il dettaglio dei primi sette settori per consumi energetici (alimentare, carta, chimica, meccanica, metallurgia, prodotti per l’edilizia, vetro e ceramica) nel nostro Paese – sono i sistemi di combustione efficiente, ossia soluzioni che utilizzano bruciatori in grado di recuperare parte del calore contenuto nei fumi di combustione, a far segnare il record delle installazioni (365 milioni di euro, di cui oltre 185 da parte delle imprese del settore metallurgico), tallonati dai sistemi cogenerativi, anch’essi sopra quota 350 milioni di euro. Segnano il passo le soluzioni per l’aria compressa (uno dei primi impieghi dell’efficienza energetica industriale qualche anno fa), mentre fanno ben sperare gli oltre 45 milioni di euro investiti in sistemi di gestione dell’energia, in molti casi il primo passo – attraverso la misura ed il controllo dei consumi energetici – di un piano d’investimenti di efficienza più complesso e articolato.

Il settore industriale ad aver investito di più in valore assoluto in efficienza energetica nel 2015 è la metallurgia, con oltre 353 milioni di euro, mentre è la filiera dell’edilizia quella con la maggior propensione all’investimento: nonostante “solo” 159 milioni di euro in valore assoluto, nella produzione di materiali per l’edilizia si investe il 12,5 per mille di quanto si fattura, contro il 6,7 (circa la metà quindi) della metallurgia.

Ma quanto di questi investimenti è oggi appannaggio delle EsCo, ossia dei soggetti che fanno della vendita di servizi di efficienza energetica il proprio core business? “Non molto, in verità”, constata Chiesa. “Nel residenziale (dove è più naturale il diffondersi di soluzioni fai-da-te) la quota di mercato delle EsCo non arriva all’1%, che sale poi al 16%-17% nella pubblica amministrazione, per arrivare solo fino al 19%-20% nei settori industriali più energivori e al 38%-40% degli altri comparti industriali e del terziario”, spiega. “E’ importante sottolineare, però, che tali percentuali si riferiscono esclusivamente agli investimenti realizzati in efficienza energetica, mentre la quota delle EsCo nel residenziale e nella Pa è più elevata grazie all’erogazione di servizi aggiuntivi, come ad esempio il servizio calore, che arrivano complessivamente a 330-370 milioni di euro”, sottolinea Chiesa. La scarsa presenza delle EsCo “è un segnale negativo, se si pensa che in molti casi, soprattutto nel non residenziale, il ruolo delle EsCo è reso arduo dalla difficoltà di accesso al credito, dalla mancanza di competenze specialistiche adeguate a supportare investimenti sui processi core delle imprese e dalla diffidenza delle imprese ad aprirsi al mondo dei servizi energetici”, aggiunge Chiesa.

Un aspetto positivo, invece, è che il dato del 2015 sia comunque in crescita, anche significativa, rispetto all’anno precedente, con ampie prospettive di sviluppo: “Oggi sono molte (anche se non tutte, come previsto dalla normativa) le imprese ad avere sul tavolo i propri audit energetici fatti dalle EsCo – ricorda Chiesa – consegnati in fretta prima del 5 dicembre 2015 e pronti forse ora a costituire la base per un piano di investimenti più strutturato”.