Basta accedere alla home page del sito e si intuiscono i cardini della filosofia di GreenAddress, startup fondata nel 2013 a Malta dal “milanese” Lawrence Nahum e composta da un team quasi interamente italiano. «Il portafoglio con pieno controllo sui tuoi Bitcoin», è il messaggio che accoglie il visitatore. La sua missione è quella di gestire le “chiavi” private e personali necessarie per muovere i propri bitcoin ricorrendo semplicemente a una lunga frase facile da ricordare (in inglese) che sblocca l’accesso ai propri indirizzi in cripto valuta da tutti i dispositivi e su qualsiasi sistema operativo. Come dicono da GreenAddress, questa soluzione «ha gli stessi vantaggi di portabilità di un wallet online, ma con la stessa sicurezza di un wallet conservato su un file». E con il pregio di fare della velocità un punto di forza. Il servizio, via web o come app mobile, offre il vantaggio della conferma immediata del pagamento.
La sicurezza che promette il wallet è legata a un meccanismo sulla carta molto semplice, e cioè la doppia firma – quella dell’utente e quella “speciale” e fidata della piattaforma – che viene applicata nel momento in cui l’utente invia l’autorizzazione alla piattaforma. Un’autenticazione a due fattori, insomma. Molti la definiscono la killer app del mondo bitcoin per le sue peculiarità tecniche, ed è in effetti uno dei primi wallet ad avere implementato in modo completo una struttura “gerarchica deterministica” per la creazione degli indirizzi associati alle transazioni. La praticità d’uso si concretizza invece nella compatibilità di GreenAddress con interfacce hardware e software di ogni tipo, dai Bitcoin-Atm (con la possibilità di prelevare denaro cartaceo in cambio di bitcoin in pochi secondi) agli exchange online come TheRockTrading (altra piattaforma digitale nata da menti italiane e alleata di GreenAddress), per il prelievo e il deposito istantaneo di Bitcoin.