In un laboratorio nel centro di Chiang Mai, in Thailandia, si trasformano rifiuti, soprattutto borse di plastica raccolte per la strada, in ciotole e tavolini. In un’officina a Leopoli, in Ucraina, vecchie bottiglie di plastica vengono triturate, fuse e ristampate con attrezzature assemblate sfruttando parti di vecchie macchine utensili. A Saint-Etienne, in Francia, un artista produce lampade variopinte con vecchi giocattoli. A Seul nell’atelier del riciclo si fa lezione ai bambini delle scuole.

Il container di Precious Plastics
Il container di Precious Plastics

Gran parte dei 340 milioni di tonnellate di plastica prodotta ogni anno non viene riciclata e quel poco che si riesce a salvare di norma entra in un meccanismo su scala industriale, con impianti che possono costare decine di migliaia di dollari. Ma un numero crescente di designer vorrebbe riutilizzare in maniera creativa questo materiale versatile, che può ancora essere valorizzato, con strumenti open source e facili da costruire. Qui entra in scena Dave Hakkens: “Vogliamo rendere il riciclo della plastica accessibile a tutti, perché questo può avere un effetto esponenziale sulla quantità di plastica riciclata, riducendo la domanda di plastica vergine e portando milioni di persone ad agire prima che quella usata finisca nell’ambiente”, spiega il fondatore di Precious Plastic, la startup olandese che ha progettato le macchine ora in uso a Chiang Mai, Leopoli, Seul e in altre 200 città in giro per il mondo. L’obiettivo è togliere dalla testa alla gente che la plastica sia un materiale di scarto e trasformarla in qualcosa di prezioso, che può essere riutilizzato mille volte, nella speranza che un giorno diventi veramente tanto rara da costringerci a riciclarla.

Hakkens ha innescato la realizzazione di decine di fablab ai quattro angoli del pianeta (in Italia a Torino, Roma e Sant’Egidio alla Vibrata, nelle Marche), mettendo in rete le istruzioni con cui spiega come costruire a basso costo le macchine necessarie a mettere su un laboratorio artigianale per il riutilizzo della plastica: una sminuzzatrice, un estrusore, una pompa per iniezione e una stampante per compressione. Il progetto è nato nel 2013, quando Hakkens è uscito dalla Design Academy di Eindhoven e ha fondato Precious Plastic insieme a due compagni. Nella prima fase il terzetto si è impegnato a realizzare le macchine a poco prezzo, per provare a produrre oggetti con i rifiuti di plastica trovati in giro. Poi è arrivata la diffusione. Quando le sue macchine erano a punto, Hakken ha postato una serie di video in cui si spiega come costruirle, utilizzando strumenti elementari e parti di impianti dismessi. La risposta è stata immediata.

Lo schema di lavorazione interno al container
Lo schema di lavorazione interno al container

In tutto il mondo sono nati laboratori artigianali per costruire le macchine disegnate da Hakkens e realizzare prodotti in plastica riciclata. Da qui si è formata una community di maker, che Hakkens ha riunito su una piattaforma, completa di mappa per la geolocalizzazione dei maker, dove si scambiano idee e si mettono in comune conoscenze. Sulla piattaforma c’è anche un bazar dove si possono vendere gli oggetti creati o pezzi di macchine usate. “La mappa ha lo scopo di facilitare la collaborazione in loco tra le persone, per promuovere la creazione di centinaia di altri laboratori di riciclo della plastica in tutto il mondo e dare alle persone uno strumento collaborativo per combattere gli sprechi: dalle campagne politiche per approvare nuove leggi alle azioni di boicottaggio delle imprese, fino all’organizzazione di proteste o di qualsiasi altra forma di azione per porre fine all’inquinamento da plastica”, precisa Hakkens.

Ora Hakkens e compagni sono entrati nella terza fase. Dopo aver fatto appello alla community, hanno costituito un gruppo di lavoro che ha strutturato un vero e proprio laboratorio portatile dentro a un container, con l’ingresso dei rifiuti da una parte, seguito dalla zona di selezione per separare i diversi tipi di plastica, poi le macchine per sminuzzare i rifiuti e ricreare nuovi oggetti e alla fine una scaffalatura aperta sull’esterno, dove chi vuole può comprare i prodotti del laboratorio. “Questo laboratorio può essere piazzato dovunque, da una città a una discarica, e funzionare subito”, commenta Hakkens, che ne ha già installati diversi, dal Kenya alla Patagonia. In prospettiva, il team è interessato anche a costruire strumenti per riciclare altri materiali, ma per ora la plastica è la sua priorità. “La plastica è uno dei problemi più urgenti che affliggono il pianeta”, sostiene Hakkens. “Penso che sarà la nostra priorità per molti anni a venire”.