Non capita tutti i giorni di vedere un candidato presidenziale sulla scatola di un gioco da tavolo. Non parliamo ovviamente di Hillary Clinton ma di quello che, senza dubbio, è il probabile presidente più ludico di sempre, il pirotecnico Donald Trump. Sguardo sfacciato che sfida direttamente il giocatore, The Donald emerge dalla scatola accanto alla scritta a caratteri cubitali del suo cognome. Il colore scelto è ovviamente l’oro e lo slogan tutto un programma. «Sono tornato e tu sei licenziato!» si legge sulla scatola di Trump The game, titolo da tavolo pubblicato da Parker Brothers (quelli di Cluedo, Risiko e Monopoly) nel 2004. In realtà ce n’era stata una prima edizione nel 1989, la seconda infatti era uscita solo a seguito del successo di The Apprentice, il reality TV sul lavoro ripreso anche da noi.

Il Trump dell’89 è diverso, la foto di copertina più quieta, The Donald ancora non si presentava come uno squalo e cambia anche lo slogan. «Non si tratta di vincere o perdere ma di vincere!», si legge, sempre in caratteri dorati, sopra la scritta Trump the Game a caratteri cubitali. Ovviamente il gioco è a carattere immobiliare. Nella prima parte i giocatori girando intorno a un tabellone inseriscono del denaro nelle otto proprietà disponibili e, senza vedere quanti soldi sono stati messi, comprano con un’asta le proprietà e guadagnano carte. Nella seconda parte inizia la fase di negoziazione: usando le carte acquisite contrattano le proprietà e, alla fine, si vede quanto valgono gli immobili e quanto hanno fruttato al giocatore che li possiede. Chi ha più soldi vince. Come si vede c’è asimmetria informativa, bluff, doppiogioco. L’iconografia poi è magnifica: nella prima edizione il viso di Trump compare ben due volte sulla plancia, proprio al centro, la valuta sono i Trump dollars, anch’essi con il viso sempre in primo piano, le carte invece hanno aforismi trumpiani. Insomma, questa sfida a chi accaparra più soldi con metodi spesso dubbi sembra quasi una parabola della vita del candidato repubblicano tanto che il Washington Post ha dedicato al gioco un pezzo dal titolo evocativo: «Volete conoscere la visione di Donald trump sul mondo? Provate a giocare al suo gioco da tavolo degli anni ’80». Questa non è stata l’unica incursione del candidato nel mondo ludico. Nel 2002 arriva Donald Trump’s Real Estate Tycoon, un videogame per PC che porta la firma di Activision (la mamma di Pitfall!, Guitar Hero e Skylanders, giusto per citarne alcuni). Ovviamente è un manageriale e altrettanto ovviamente è a carattere immobiliare. Accompagnati dalla classica visuale isometrica stile SimCity, compriamo terreni in giro per gli States, costruiamo immobili e incassiamo i profitti generati dagli edifici e, c curiosamente, non è per niente male. A differenza dei giochi da tavolo, Real Estate Tycoon era piaciuto alla critica. Certo, è tutto un po’ piatto e il meccanismo è sempre lo stesso ma tutto sommato si fa giocare. Anche qui comunque il ludico candidato non ha resistito alla sua porzione di popolarità. Il suo viso compare in copertina ma stavolta il nome è in secondo piano rispetto al titolo. Durante la partita poi è sua la voce che giudica i nostri rendimenti biennali e, autentica chicca, chi riusce a completare le cinque missioni sblocca una sfida speciale in cui duella proprio contro Trump. Lo scopo è mandarlo in bancarotta e non è per niente facile. Real Estate Tycoon segna in qualche modo una cesura tra Trump e il gioco. La versione per Nokia N-Gage del 2005 segna il passaggio del candidato repubblicano da protagonista a vittima dei giochi. L’avvicinamento alla politica dopotutto l’ha trasformato in un facile bersaglio ed ecco quindi Inside Donald Trump, espansione del simulatore chirurgico Surgeon Simulator. Disponibile per PC e Mac, l’add on mette il candidato nei panni di un paziente che dobbiamo operare di cuore ma non solo. Possiamo donargli un cuore d’oro o di pietra mostrando in qualche modo il nostro orientamento politico (al momento vince la pietra con il 69 per cento su 53mila trapianti) e fargli ogni cattiveria possibile. Muovendo un braccio possiamo fagli iniezioni negli occhi, segargli parti del corpo a caso, staccare polmoni e fegato, fargli il dito medio, bucarlo con la Trump tower in miniatura. Insomma, qui lo si tratta male, altro che viso sorridente e slogan altisonanti. Più ironico è Jrump, platform a sviluppo verticale appena uscito per iOS e Android. Accompagnati da una grafica fumettosa dobbiamo buttare Trump fuori dalla Terra facendolo saltare sempre più in alto. Nel corso del gioco incontriamo gli stereotipi tipici della retorica trumpiana come dei messicani volanti e raccogliendo monetine possiamo vestire Trump da cameriera o lottatore messicano. Chiudiamo con una vera beffa, Trumpealo. Creata da uno sviluppatore messicano, vede Trump sul palco per un discorso pubblico e il giocatore deve lanciargli ogni sorta di oggetto. Dal cactus al pallone da calcio passando per la scarpa e la palla da bowling, nel corso del gioco vediamo il candidato insanguinarsi sempre più. Insomma, non è proprio un gioco di questo nome ma dimostra ancora una volta come Trump sia riuscito a diventare il candidato presidenziale più ludico di sempre. Anche se ora ne è solo la vittima.