A mente fredda, si ragiona di più. E a “server freddo”? Pure: calcoli più rapidi, consumi ridotti, energia termica pronta al riutilizzo per il riscaldamento di acqua o superfici da quasi 50 metri quadri. Sono gli ingredienti di Tortellino Hpc (High Performance Computing), il cluster che ha appena incassato la Menzione Speciale Energia all’ultimo Premio Edison Start. Il balzo in avanti del prototipo, realizzato dalla bolognese Ser Tec, è un sistema di raffreddamento “rivoluzionario” rispetto agli impianti più diffusi: i computer sono completamente immersi nel fluido dielettrico, un liquido isolante che abbatte il consumo di energia e il rumore provocato dai più tradizionali sistemi di raffreddamento ad aria. Insomma, prestazioni massime e inquinamento ai minimi. O, come dice il motto del prototipo, “Computing more with less Power”.

Del resto, il “Tortellino” di Ser Tec nasce come soluzione pratica a un’urgenza pratica: il calore e lo spreco di energia di sistemi di calcolo e data center. Lo spiega Mirko Sileo, capoprogetto al concorso Edison: «C’era bisogno di computer che restassero accesi, per determinati periodi di tempo. E si parlava di un laboratorio, non un centro dati, con spazi più ridotti. Ci siamo dovuti arrangiare, da lì si è originato tutto». In realtà, la sfida era doppia: aumentare la velocità di calcolo e rendere vivibile un’ambiente dove, scherza Sileo «si rischiava di friggere» tra il calore generato dagli hardware. I sistemi più classici si raffreddano ad aria o con liquidi localizzato nei punti caldi della macchina, come il processore centrale (Cpu) o la memoria (Ram). Tortellino Hpc ha scelto il salto verso l’immersione totale, in un liquido a basso costo e senza rischi per la salute degli operatori. Anche perché il sistema è passivo: auto-mantiene la temperatura ideale per l’hardware e non richiede manovre dell’esterno, a meno che non si superino certi limiti o si scelga di alzare il cosdidetto overlocking, frequenza di calcolo. Il risultato sono consumi di energia dimezzati e maggiore efficienza nei calcoli, senza dimenticare il piacevole effetto collaterale della rimozione delle ventole e dell’inquinamento acustico che si fa sentire nei grossi data center. «Qualche dato? Da test svolti nel 2011 abbiamo stimato un risparmio fino al 50% nei consumi di energia elettrica. Se prendiamo in considerazione 4 rack per 100KW, si parla sempre di un risparmio del 50% di energia rispetto a un sistema ad aria. E solo con la rimozione delle ventole arriviamo al 10-20% in meno dell’energia» spiega Sileo. E c’è di più. L’energia termica che andrebbe dissipata si ricicla nelle funzioni più svariate: riscaldamento, produzione di acqua calda, servizi interni o esterni al laboratorio. «Il calore viene conservato e riutilizzato, ad esempio, per il riscaldamento dei locali. Noi riscaldiamo 46 metri quadri di laboratorio» dice Sileo.

Nel futuro del cluster ci sono tutti gli apparati del super calcolo, dalla progettazione alle arti visive. Ser Tec cita il settore medico (tomografia e mammografia) e la ricerca, nelle sue diramazioni più svariate: meterologia, geovulcanologia, bioingegneria, fluidodimanica, elementi finiti, computer graphics e audio, cinema. Il prototipo è già installato in alcuni poli universitari. E dopo cinque-sei anni di test, potrebbe fare il suo debutto sul campo. «Ci stiamo lavorando – spiega Sileo – Siamo pronti per la preindustrializzazione. Nuove prospettive? Io penso ad esempio al mobile, server che si muovono e sono trasportabili. E poi, diffonderlo sempre di più. Dove prima era sconosciuto».