Mettetevi comodi e occhio a non farvi distrarre dai fruscii e dai colori pastello-brillante dell’isola. Concentratevi. Anzi, armatevi di carta e penna come si faceva con la settimana enigmista perché là dentro nulla è quello che sembra. Parliamo di The Witness (per Ps4 e Pc): malefico e geniale come il suo inventore Jonathan Blow. Sette anni dopo Braid, un platform indipendente geniale e sorprendente che sorprese critica e pubblico, il game designer californiano è tornato con The Witness, un rompicapo ostile e visionario che avrebbe fatto impazzire J.J. Abrams, l’inventore della serie Lost.  Siamo impazziti anche noi.

L’isola, il segno e la logica.

La magia di questo gioco non è riconducibile agli elementi del gioco. In fondo, si esplora una isola disabitata che non ha nulla di particolarmente bello. Si risolvono enigmi alla ricerca di un senso dei segni. Il mood è esistenziale-mistico. A prima vista sembra una riedizione di Myst, un classico degli Novanta. Ma una volta là dentro qualcosa scatta e si perde la cognizione del tempo.

 

Premessa: non sono un appassionato di puzzle. Perdo la pazienza facilmente. E dopo trent’anni di videogiochi l’idea di bruciare minuti a unire linee dentro un labirinto non è mai stata l’ambizione della vita. Eppure, The Witness ti arpiona e ti trascina nell’abisso. Mentre vi scrivo ho da poco superato il trecentesimo pannello. Per arrivare in fondo me ne mancano circa la metà. Ma nonostante questo ho capito chiaramente di non aver capito. Si va avanti con la consapevolezza che quell’isola, come in Lost, è stata studiato con un obiettivo preciso. Dove tutto si tiene, tutto è connesso e tutto ha un senso. Alla fine. E anche se non fosse così ne sarebbe comunque valsa la pena.

Il consiglio.

Dunque armatevi di santa pazienza. Prendete davvero carta e penna perché per risolvere certi enigmi serve memorizzare cose che avete visto altrove. Non bloccatevi su un puzzle. Non serve sbatterci le corna. Anzi, provate a cambiare prospettiva, a ragionare fuori dagli schemi. Non mortificatevi insomma perché non trovate subito la soluzione. Ma esplorate l’isola e troverete il segno giusto. E poi non date mai una regola per scontata. L’isola ama cambiare le carte in tavola.

Giudizio.

Sette anni per realizzare un gioco sono una eternità. Chi si aspettava da Jonathan Blow effetti speciali ha dimostrato di non conoscere bene Jonathan Blow. Perché per progettare una isola come quella di The Witness il lavoro che ci deve essere stato dietro è davvero sorprendente. Peccato che resterà un piccola perla indie in un mercato ipertrofico e soffocato da troppi inutili sparatutto.