Chepnyaliliet è un villaggio a metà strada fra Nairobi e il lago Vittoria, in Kenya. Non c’è strada per arrivarci e dopo il tramonto qui è tutto buio, come in gran parte del Paese. In Africa, 600 milioni di persone non hanno accesso all’elettricità e usano solo saltuariamente candele di paraffina e lampade a kerosene, un veleno letale se utilizzato senza criteri di sicurezza. La prima lampada solare è arrivata a Chepnyaliliet grazie a Jeremy Leggett, fondatore di Solarcentury, leader nell’installazione di sistemi fotovoltaici nel Regno Unito e fondatore di SolarAid, un’organizzazione senza scopo di lucro per la diffusione del solare nei Paesi emergenti, finanziata con il 5% dei profitti di Solarcentury. Le lampade a led e i sistemi solari sono fabbricati da Greenlight Planet, una società basata in India e fondata da Patrick Walsh, un ingegnere americano impegnato in Engineers Without Borders, che ormai da dieci anni produce in loco e diffonde questi sistemi in 40 Paesi diversi, illuminando oltre quattro milioni di case, con le logiche ricadute sull’istruzione e la mobilità sociale di queste famiglie. Le lampade non sono regalate, ma vendute a prezzi contenuti da SunnyMoney, una filiale di SolarAid, attiva finora in Kenya, Malawi, Tanzania, Zambia e Uganda. Leggett e Walsh sono convinti che africani e indiani non vadano trattati come bisognosi, ma come consumatori attenti alle nuove tecnologie e che i sistemi off grid saranno centrali nella diffusione dell’elettricità in Africa e in India, i due più grandi bacini di “povertà elettrica” nel mondo.

Ci sono 1,3 miliardi di persone nel mondo, di cui l’85% in aree rurali, che non hanno accesso all’elettricità e usano il kerosene o il gasolio come unica fonte di energia. Per l’International Energy Agency, almeno il 60% di queste persone avranno accesso all’elettricità tramite sistemi off grid, basati sulle fonti rinnovabili. Fornire a questa vasta fetta di umanità energia pulita, anziché combustibili inquinanti come il gasolio o il kerosene, non è solo una soluzione vantaggiosa sotto il profilo ambientale, ma anche un’opzione economicamente conveniente, grazie alla crescente competitività del fotovoltaico e dei sistemi di accumulo. In molti contesti rurali le installazioni off grid e le micro-reti, alimentate da solare o da eolico, sono ormai più convenienti dei grandi elettrodotti di allaccio a reti spesso troppo distanti e inefficienti.

Gli stessi governi di questi Paesi si rendono conto della convenienza e favoriscono la crescita della generazione distribuita. Il Bangladesh, ad esempio, è all’avanguardia nell’evoluzione verso le fonti rinnovabili, grazie a un programma di elettrificazione rurale off-grid, che ormai raggiunge 15 milioni di persone (il 10% della popolazione), con 70mila case solari in più al mese e ritmi di crescita del 60% all’anno. L’avanzata della luce pulita ha messo in moto un intero settore, che impiega 80mila persone, con vaste ricadute economiche per l’intero Paese. Nelle aree più povere del mondo, quindi, si sta superando la fase dell’elettrificazione centralizzata. Così come hanno saltato il passaggio dei telefoni fissi, arrivando direttamente ai cellulari, molte economie emergenti stanno saltando la dipendenza dalla rete e dalle classiche centrali a carbone, grazie ai sistemi solari off grid, abbinati agli accumuli.

Resta da chiedersi come sostenere e accelerare questo processo. Il fotovoltaico abbinato agli accumuli, infatti, ha un alto costo di investimento iniziale e la convenienza si vede soltanto dopo, perché ha costi operativi quasi nulli se paragonati al costo della materia prima che alimenta le tecnologie concorrenti. In Africa uno dei sistemi più praticati per superare questo gap è il fotovoltaico a scheda prepagata: la società di vendita installa sul tetto del cliente un piccolo impianto solare con batteria e gli consente di usare l’elettricità prodotta, pagandola con ricariche simili a quelle del traffico telefonico, salvo riuscire a riscattare l’impianto dopo un certo lasso di tempo, per poterlo usare liberamente. Gli investimenti internazionali nelle società specializzate in sistemi di questo tipo crescono a ritmi rapidissimi. L’anno scorso i finanziatori privati hanno puntato complessivamente oltre 100 milioni di dollari in questi progetti, secondo i calcoli di Greentech Media. Non è solo il modello pay-as-you-go, ma anche l’associazione a sistemi di pagamento via cellulare ad assicurare il successo di queste imprese. I pagamenti via cellulare stanno diventando un forte catalizzatore per l’energia “oltre la rete”, arrivando a raggiungere, con la loro semplicità, una platea di clienti fra le più difficili e le più sensibili a problemi di prezzo.

I sostenitori dei sistemi off grid sperano che quest’ondata di investimenti privati – principalmente da fondi di private equity, capitalisti di ventura in trasferta dalla Silicon Valley, grandi banche e società energetiche a caccia di nuovi mercati – riesca a colmare la totale mancanza di attenzione dei quattro finanziatori più importanti nei mercati emergenti, cioè l’African Development Bank, l’Asian Development Bank, l’Inter-American Development Bank e la World Bank. L’anno scorso i finanziamenti più notevoli sono andati proprio a Greenlight Planet. Il suo obiettivo è arrivare a illuminare cento milioni di famiglie off grid entro la fine di questo decennio.