L’Intelligenza Artificiale è qui, negli smartphone di ultima generazione. Non si tratta di un concetto astratto, ma di una realtà che già ha i suoi effetti pratici quando prendiamo in mano il nostro nuovissimo telefono e lo utilizziamo nella vita di tutti i giorni.

Sul Mate10 di Huawei, presentato questa settimana in Germania, l’AI lavora grazie al processore Kirin 970, progettato dalla stessa società cinese e realizzato in collaborazione con la taiwanese Tsmc (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company), su tecnologia a 10 nm. La sua Neural Processig Unit (Npu) affianca all’interno del chip le tradizionali Cpu (Central Processing Unit, che a grandi linee si occupa dei compiti di calcolo), Gpu (Graphical Processing Unit, che gestisce il display e quanto deve apparire sullo schermo del telefono) e Isp (Image Signal Processor, per l’elaborazione delle immagini catturate dalla fotocamera). La presenza dell’unità Npu all’interno del Kirin 970, intendiamoci, non rende questo processore “magico”, ma più semplicemente (e realisticamente) serve per effettuare alcuni compiti più velocemente e con un consumo di energia compatibile con l’utilizzo in un telefono cellulare, quindi in un device dove il consumo di corrente resta un fattore chiave per poter arrivare a fine giornata (e oltre) senza che le batterie ci lascino “a piedi”. Secondo i dati forniti dalla stessa Huawei, sui compiti di AI la presenza dell’unità NPU all’interno del Kirin 970 garantisce delle prestazioni 25 volte più rapidi e con un consumo di corrente di 1/50mo rispetto a un processore tradizionale non dotato di questa unità logica. Un altro vantaggio è che la superficie del chip può rimanere, grazie alla Npu, più ridotta, con evidenti vantaggi nell’utilizzo su device mobili, dove ogni millimetro di spazio conta.

La prima e forse più importante implementazione degli algoritmi di Intelligenza Artificiale che lavorano nel nuovo Mate10 riguarda la capacità della fotocamera. Questa –costruita, come ci ha ormai abituato Huawei fin dai tempi del P9, in collaborazione con Leica- è in grado di riconoscere in tempo reale, senza la necessità di un intervento dell’utente, 14 diverse tipologie di soggetti (ritratti, food, panorami, notturni etc), adattando al meglio le proprietà dello scatto. Da una rapidissima prova che abbiamo effettuato personalmente, il risultato è evidente e subito percepibile: un ritratto effettuato in controluce è venuto correttamente esposto (il controluce è stato compensato aumentando l’esposizione), a differenza di quanto è accaduto, facendo la medesima prova, con un altro smartphone di ultimissima generazione, dove il soggetto è risultato molto più scuro.

Come avviene questo? Innanzitutto, un layer logico chiamato Resource Management si occupa di “smistare” i compiti fra le varie unità di calcolo del Kirin 970 (Cpu, Gpu, Isp e Npu), garantendo che ciascuno svolga il compito per il quale è più adatto. A sua volta, i compiti che riguardano il sistema operativo Android e quelli a livello di applicativi (app in esecuzione e comandi dell’utente) vengono tenuti separati, in modo da garantire il massimo delle prestazioni in multitasking, cioè la possibilità di compiere diversi compiti contemporaneamente in parallelo, senza la necessità che questi vengano eseguiti in ordine seriale e gestendo al meglio il flusso generale delle informazioni.

In ambito fotografico, alla Npu vengono delegati compiti che, nei processori non dotati di intelligenza artificiale, sono effettuati unicamente dalla Isp, come per esempio la riduzione del rumore complessivo dell’immagine, oltre che, come abbiamo già detto, il riconoscimento della tipologia del soggetto. I vantaggi, secondo dati forniti dallo stesso produttore cinese, sono un aumento della velocità di trasmissione dati dell’ordine del 25% e un miglioramento del 30% della velocità di elaborazione. Nella pratica, questo significa che il processore Kirin 970 è in grado di “riconoscere” (e quindi, in seguito, di scegliere la tipologia del soggetto, applicare un filtro fotografico, rielaborare etc.) oltre 2.000 immagini per minuto primo.

Huawei’s first mobile AI computing platform

Grazie al lavoro svolto dalla Npu, è quindi possibile l’autoadattamento dei parametri di scatto per quanto riguarda i movimenti del soggetto (evitando quindi l’”effetto mosso”),  la messa a fuoco, il riconoscimento facciale etc. Su questo ultimo punto, Huawei sottolinea che i miglioramenti rispetto alla concorrenza sono notevoli. Il Mate10 è infatti in grado di lavorare su una “matrice di riconoscimento facciale” composta da 3×3 zone, che si sostituisce a una unica zona di riconoscimento permessa da tecnologie concorrenti.

 

L’utilizzo del sistema di Intelligenza Artificiale presente all’interno del Mate10, inoltre, potrà in futuro ampliarsi. Oltre alla possibilità di utilizzare le potenzialità della Npu all’interno di app realizzate da terze parti (le API sono infatti disponibili per tutti gli sviluppatori), la stessa Huawei potrà provvedere in futuro ad aggiornamenti automatici “over the air” del firmware del Mate10.