Nella produzione creativa contemporanea sono sempre più presenti e rilevanti narrazioni estese che travalicano la dimensione del prodotto singolo, per organizzarsi in forma seriale: le serie TV, ma anche fumetti, giochi, letteratura popolare, cinema. L’impressione è che oggi le forme di organizzazione temporale della produzione contino assai più che le tipologie di prodotto o i canali mediali. Basti pensare, solo come esempio, a fenomeni pure molto diversi come le varie incarnazioni di Gomorra piuttosto che  gli onnipresenti supereroi Marvel.  Sarà dunque utile distinguere tra produzioni tendenzialmente one-off (parte della produzione cinematografica, letteraria, architettonica, ecc.) e produzioni tendenzialmente serializzate (narrazioni estese, ma anche la moda o certi fenomeni della politica e dello sport).

Nel secondo caso abbiamo a che fare con fenomeni che evolvono nel tempo e sono esposti a fattori di mutamento interni e esterni. Al pari di sistemi biologici reagiscono adattandosi ad interferenze ambientali di vario genere, secondo traiettorie non immediatamente prevedibili. Chi nel marzo del 2005 avrebbe potuto prevedere quali sarebbero stati i protagonisti di Grey’s Anatomy  nel 2018 o solo che la serie avrebbe superato le 14 stagioni?

Nelle ricerche in corso presso l’Università di Bologna le narrazioni estese, come le serie televisive contemporanee, vengono considerate come ecosistemi. Questi ecosistemi narrativi presentano dinamiche evolutive proprie, solo in parte controllate dalla produzione e legate spesso a elementi di contesto, che difficilmente possono essere comprese attraverso i tradizionali strumenti di analisi.

Nell’ambito degli ecosistemi narrativi gli studi si stanno concentrando sul passaggio da un modello descrittivo (che ha permesso di definire un set di proprietà) ad uno dinamico (che possa cogliere i meccanismi di funzionamento e l’evoluzione nel tempo). A tal fine si stanno indagando nuovi approcci, utili non solo alla comprensione di questi fenomeni, ma anche all’individuazione di trend e pattern emergenti che in futuro potranno riorientare la produzione. Si tratta insomma di capire in che modo scelte narrative, allocazione di risorse, attenzione alle scelte delle audiences,  progettazione dell’architettura cross-mediale e dei punti di ingresso per i consumatori possano determinare il futuro di una serie, la sua capacità di resistere nel tempo e da ultimo il suo valore.

Tra i metodi presi in considerazione c’è l’elaborazione ed applicazione di modelli qualitativi, che presentano il considerevole vantaggio di permettere l’utilizzo di variabili eterogenee (narrative, sociali, economiche, ecc.). Grazie al processo di modellazione si possono indagare le dinamiche trasformative attraverso cui una narrazione estesa si modifica adattandosi a perturbazioni e vincoli sia interni (relativi alla materia narrativa), sia esterni (relativi al contesto mediale). I modelli qualitativi sono poi particolarmente adatti a individuare i trend e la direzionalità dei fenomeni evolutivi, permettendo, almeno in prima approssimazione,  di valutare l’effetto di variabili narrative, economiche, normative, sociali, di gusto, ecc.

Non sappiamo quante stagioni durerà ancora Grey’s Anatomy, ma possiamo fare delle ipotesi su quali siano le scelte efficaci per salvaguardarne la durata.