Il 27 ottobre 2017 Netflix ha reso disponibile la seconda stagione di Stranger Things e dopo meno di 24 ore commenti, recensioni e spoiler sull’intera stagione, composta da 9 episodi di durata variabile tra i 42 e i 61 minuti, invadevano la rete e rivendicavano la nostra attenzione sui social. La nuova tendenza nell’ambito delle esperienze di visione dei contenuti seriali è quella del binge racing, una gara tra spettatori che si sfidano a guardare un’intera serie appena resa disponibile in meno di 24 ore.

Come si sia arrivati a questa peculiare esperienza di visione e quali tipologie di serie siano coinvolte è un tema di tutto rilievo, il cui studio richiede un approccio ecosistemico, che tenga cioè conto delle numerose forze in campo: produttori, operatori OTT, pubblici. Quello che sta emergendo al giorno d’oggi è infatti il cosiddetto effetto Netflix, un cambiamento significativo nel modo in cui la serialità è scritta, prodotta e consumata.

Sul piano del consumo, una delle forme di appropriazione dei contenuti seriali più significative degli ultimi anni è senza dubbio il binge watching. Un tempo pratica sotterranea grazie al peer-to-peer e alla pirateria che permettono di accumulare nel proprio computer intere stagioni di una serie, oggi si è istituzionalizzato grazie alla possibilità di fruire di contenuti attraverso le piattaforme legali di streaming con i tempi e i modi più corrispondenti alle nostre abitudini.

La visione bulimica di episodi di serie ha quindi impattato sulla politica produttiva di Netflix, Amazon e Hulu, che rendendo disponibili stagioni complete delle loro serie originali, incaricano il fruitore di stabilire il ritmo della visione. Nella lotta per la conquista delle audience questo tipo di release incide in modo significativo sull’ecosistema narrativo, agendo sulle formule del racconto e sulle strutture narrative dei prodotti, così come sulla progettazione dell’interfaccia di visione e sull’esperienza spettatoriale che ne consegue.

Rispetto alle formule del racconto, la tendenza al binge ha favorito la produzione e la diffusione di serie organizzate in maniera compatta, composte mediamente da un minimo di 8 (The OA, Stranger Things) a un massimo di 13 episodi (House of Cards, Orange is the New Black). Inoltre, le pratiche binge contribuiscono a modificare profondamente la struttura narrativa attraverso l’aumento del grado di serializzazione delle narrazioni.

Prodotti come 13 Reasons Why o Sense8 sono serie compatte nel formato, ma con archi narrativi di lungo respiro che si prestano benissimo a sessioni intensive di visione. Serie ad alto tasso di serializzazione e binge rendono pertanto la scrittura di alcuni prodotti estremamente legata a ciò che ne faranno i fruitori al momento della visione.

Inoltre, le modifiche nel formato e nelle abitudini di visione sono riscontrabili anche a livello di interfaccia: i servizi di streaming incoraggiano la maratona, con l’episodio successivo che parte in automatico pochi secondi dopo il termine di quello che si sta guardando. Ciò permette allo spettatore di skippare tutti quei contenuti ritenuti superflui in una visione continuativa, come la sigla, concentrandosi completamente sul materiale narrativo.

Binge watching e binge racing sono modalità di fruizione immersive, che rendono l’esperienza di visione particolarmente coinvolgente per lo spettatore e che danno vita a una sorta di circolo virtuoso, in particolare grazie all’interessamento dei Millenials, che sono spinti a condividere in tempi rapidissimi le loro impressioni e opinioni sul prodotto attraverso i social media, generando un feedback immediato che il produttore può subito incorporare in progetti futuri.

Netflix stima che tra il 2012 e il 2017 il numero di spettatori coinvolti in pratiche di binge racing sia aumentato di 20 volte, superando gli 8 milioni di spettatori nel mondo. Il dato è ovviamente in crescita e il cambiamento è solo all’inizio. È di tutta evidenza, allora, che la strumentazione con cui ci avviciniamo allo studio dei contenuti mediali seriali necessiti oggi di un profondo rinnovamento per rendere conto della complessità produttiva, di circolazione e di fruizione che caratterizza questi prodotti. Un approccio ecosistemico allo studio di queste forme seriali sembra essere particolarmente promettente, perché permette di considerare in maniera olistica molteplici elementi, tutti rilevanti – formati della narrazione, dinamiche della produzione e di mercato, scelte delle audience, progettazione transmediale, etc. – analizzando le serie TV come oggetti modulari che popolano in maniera duratura e persistente le nostre giornate. Anche quando il televisore è spento.