A cosa serve andare nello spazio? Domanda ricorrente nei media, e oggi in particolare ritrovabile in quei siti e chat dove abitano i tuttologi e i “comunque contro”. In realtà è una domanda molto vecchia, almeno tanto quanto le imprese spaziali degli anni Sessanta. Allora fu usata pesantemente dalla propaganda sovietica contro le imprese americane: perché invece che andare sulla Luna non aiutiamo la gente qui sulla Terra? Ovviamente senza dire che lo sviluppo delle attività spaziali sovietiche costavano tanto quanto. Forse anche per questo Nasa, dal 1976, pubblica annualmente un ottimo report sulle ricadute tecnologiche, sulla nostra vita e sull’industria, delle ricerche spaziali del grande ente americano.

Il report 2018, che si riferisce all’anno precedente, è appena uscito, lo si trova a spinoff.nasa.gov, sono ben 182 pagine con decine e decine di applicazioni, una più interessante dell’altra. Oggi che la nostra vita dipende in modo fondamentale dalle centinaia di satelliti che orbitano attorno al nostro pianeta e ci danno costantemente sicurezza, possibilità di comunicazione e gestione della nostra vita, del lavoro e del nostro territorio con le sue risorse, val la pena anche solo di sfogliare su rete queste pagine e leggerne i titoli, per capire i benefici di investimenti che, a confronto di quelli in altri campi, sono abbastanza modesti.

Beninteso la domanda è anche oggi quanto mai opportuna, perché si tratta almeno in grandissima parte di soldi pubblici, anche se non sempre i benefici della ricerca di base, come è gran parte di quella legata allo spazio, fa vedere i suoi benefici subito. Certamente Nasa, che per motivi politici e culturali deve essere molto attenta a far capire al contribuente americano quanto utile sia la sua esistenza, cura molto l’aspetto di rendicontazione in termini di utilità pratica, e fa bene. Il report 2018 è diviso in varie sezioni, dalla salute ai trasporti, dalla sicurezza ai beni più disparati per il consumatore finale fino a campi importantissimi come energia, ambiente, tecnologia dell’informazione e produttività industriale.

È stata anche pubblicata, a lato, una specie di divertente classifica che illustra brevemente le tecnologie spaziali che, senza saperlo, utilizziamo costantemente, ogni giorno. Vediamo le più imprevedibili.

Ad esempio quando prendiamo un’immagine o un bel video con il nostro telefono, o con la telecamera per sportivi GoPro, usiamo né più né meno che una tecnologia Nasa sviluppata per filmare le varie fasi di una missione spaziale a bordo del razzo vettore. Siamo sempre accompagnati, in realtà, da tecnologia spaziale anche in situazioni che non ci aspetteremmo mai: per esempio le winglets, la parte terminale delle ali di alcuni aerei che sono inclinate a 45 gradi, vengono fuori dalla ricerca aerodinamica Nasa, per non parlare poi del Gps il cui software, di derivazione Nasa, aiuta a guidare aerei, le macchine automatiche per l’agricoltura e anche le petroliere.

Ma ci sono anche i nostri figli a beneficiarne direttamente, grazie a una sorgente naturale di Omega 3 che è stata sviluppata per supportare l’alimentazione nelle future missioni marziane e che è oggi incorporata nel cibo per bambini piccoli. Quando, alla fine di una giornata andiamo poi al meritato riposo, se abbiamo uno di quei meravigliosi materassi memory foam, che ricorda la nostra forma, lo dobbiamo alla tecnologia sviluppata dall’Agenzia americana, per far stare comodi e ammortizzati, rispetto a eventuali urti, gli astronauti nei loro sedili.

Del tutto inatteso poi per l’uomo della strada il contributo nel settore del trasporto su gomma: gli studi aereodinamici di Nasa hanno permesso di sviluppare nuovi profili per i camion di grosse dimensioni con bilico o rimorchio, che fa risparmiare moltissimo carburante, migliaia di litri per anno, secondo la stima degli specialisti.

Nella carrellata che stiamo facendo troviamo sistemi di filtraggio dell’acqua molto sofisticati, basati su nanofibre, che possono essere impiegati dove c’è da purificare, non solo tutti i liquidi usati e prodotti dagli astronauti, ma anche l’acqua che viene da sorgenti non salubri nei paesi sottosviluppati. La tecnologia Nasa qualcuno di noi la porta anche in bocca, con grande vantaggio: quando morde una mela potrebbe ricordarsi che la ceramica resistentissima, che ricopre o sostituisce qualche suo sfortunato dente, è esattamente la stessa che è stata studiata e sviluppata per lo spazio.

Ma non scappiamo alle tecnologie spaziali neppure quando andiamo allo stadio, in genere coperto con speciali tessuti super resistenti, o negli aeroporti, dove questi vengono utilizzati per esempio per coprire le vie di imbarco esterne. Usatissime le pompe cardiache e i software industriali che sono ormai uno standard, come il famoso Nastran. Non ci sarebbero mai stati senza la missione Apollo e seguenti, così come molti degli attrezzi utilizzati nelle palestre che sono stati sviluppati per gli allenamenti delle astronaute. La serie dei più votati spin-off di questi ultimi anni termina con i tessuti speciali che mantengono il corpo sempre alla stessa temperatura, sia che si tratti di un bambino di pochi mesi in braccia a uno dei genitori che di un tecnico che lavora al Polo Nord a -50. Il che è poco, dato che nello spazio si arriva come ridere a -200 e passa.