Ha già detto di voler rinunciare all’Accordo di Parigi e di non avere alcuna intenzione di proseguire sulla strada della riduzione delle emissioni, ma anzi di voler tornare a scommettere con decisione sui combustibili fossili come uno dei volani della crescita dell’occupazione, puntando tra l’altro a riprendere il discusso progetto di oleodotto Keystone Xl che dovrebbe collegare il Canada con il Golfo del Messico. Il presidente eletto Donald Trump ha chiarito in campagna elettorale di non credere al riscaldamento globale e di voler invertire le politiche energetiche di Barack Obama fondate sulle fonti rinnovabili.

Il giorno dopo il sorprendente risultato consegnato al mondo dalle urne americane, la comunità internazionale si trova a doversi confrontare con una svolta del tutto inattesa sul fronte ambientale e della sostenibilità. Gli Stati Uniti erano stati tra i propugnatori dello storico accordo raggiunto un anno fa sulla riduzione delle emissioni globali e Washington ha già ratificato l’intesa. Ma ora c’è il rischio concreto che l’inattività Usa si possa trasformare in una zavorra che possa rendere vana l’intesa.

D’altra parte la comunità scientifica ha raggiunto un sufficiente grado di convergenza sul fatto che il fenomeno del climate change sia innegabile e che le emissioni derivanti dall’attività dell’uomo, in particolare negli ultimi cinquant’anni, siano stati determinanti nell’accelerare il processo di riscaldamento. Abbiamo provato a raccogliere una serie di indicazioni che fanno comprendere l’innegabilità del climate change. E che sottolineano l’urgenza di non far passare il tempo senza agire.