«Odio i videogiochi, per questo li faccio»; parole di Massimo Guarini, fondatore e direttore creativo di Ovosonico, la software house varesina che, per conto di Sony, ha pubblicato da pochi giorni “Murasaki Baby”, scrolling game per Ps Vita (in download su Playstation Network a 9,99 euro), nonché prima produzione a sfruttare appieno le prerogative touch della console portatile per cui esce in esclusiva.

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Nel gioco occorre accompagnare per mano – letteralmente – la bambina del titolo attraverso ambienti e stati emotivi diversi, magistrali nell’evocare suggestioni fra Henry Selick o Tim Burton e mescolarle al tratto orientale di fumettisti come Junji Ito e Hideshi Hino.

È l’utente a doversi prendere cura della bimba modificando con un tocco gli scenari – magari attivando mulini, o ribaltando il device – e con loro le reazioni della protagonista.
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 Ecco perché le parole di Guarini non devono trarre in inganno: la sua avversione nei confronti dei videogame va interpretata alla luce dei temi che tradizionalmente distinguono il medium: di rado, fra le lande digitali, non bisogna salvare una principessa, o sterminare orde di nemici.

Ed è per liberarsi dai cliché che il creative director, il suo music producer Gianni Ricciardi e il team di Ovosonico devono aver pubblicato il primo gioco per cui valga la pena procurarsi Ps Vita: “Murasaki Baby” è un distillato di poesia per il cuore prima che per gli occhi, la ricerca spasmodica dell’affetto materno da parte di chi l’ha smarrito. O, in termini produttivi, un investimento di 1 milione e mezzo di euro e 22 mesi di fatica.

«Credo che il mio lavoro, come quello di qualsiasi narratore, debba anzitutto emozionare – conferma Guarini – il videogame è solo un mezzo, per via della sua capacità immersiva anche più potente di altri. Ecco perché spero che prima o poi dire “non amo i videogame” possa suonare strano quanto dichiararsi, oggi, estranei alla musica, alla letteratura o al cinema. Per ottenere questo risultato gli autori devono dimostrarsi coraggiosi, disponibili ad abbandonare strade troppo battute».

Un’intraprendenza che non sembra mancare allo studio di Varese: fondato nel 2012 da Guarini e Ricciardi, oggi Ovosonico dà lavoro a 12 persone di 3 nazionalità diverse, con un’età media di 33 anni, già al lavoro su un nuovo, riservatissimo, progetto. Lo fa in un edificio, “villa Ovosonico”, che se a vista ricorda la magione horror del primo “Resident Evil”, per concezione degli spazi è molto più simile alle sedi aziendali della Silicon Valley: ospita una sala musica con studio di registrazione annesso, stanze per lo sviluppo e il testing, ma anche aree per il relax o il pernottamento. Oltre a un giardino con vista sul lago, che deve aver ispirato non pochi dei disegni a mano o dei crescendo di pianoforte e archi di cui “Murasaki Baby” è costituito.

Lungi dall’idillio, Ovosonico non è un’impresa nata dal nulla. Il contratto stipulato a ottobre 2012 con Sony Computer Entertainment Worldwide Studios Europe per lo sviluppo di proprietà intellettuali originali e l’imminente lancio del gioco in Giappone (il 25 settembre, a una settimana dalla pubblicazione in Europa e Nord America) sono il frutto di anni di lavoro.

«L’idea di “Murasaki Baby” – spiega Guarini – che peraltro ebbi dopo aver visto su un treno una bimba con un palloncino tenere per mano la madre, e aver colto la potenza evocativa del gesto, venne tradotta in 5 slide illustrate. Quando cominciai a cercare finanziamenti, Sony di primo acchito rifiutò. La mia esperienza mi ha però insegnato che le cose facili sono per chi non sogna. Ho rischiato tutto e insistito».

A discapito dell’età, Ricciardi, Guarini e parte del loro team – gli “egghead”, come si chiamano fra loro – sono invero veterani dell’industria videoludica, con precedenti sparsi fra Activision Blizzard, Milestone o Mojang.

Ricciardi ha lavorato per multinazionali come Ubisoft o Capcom e musicato brand tipo “Tom Clancy” o “Rayman”. Emigrato all’estero a poco più di 20 anni, Guarini è invece stato direttore artistico di titoli pluripremiati come “Shadows of the Damned” e “Naruto – Rise of a Ninja”, nonché stretto collaboratore di mostri sacri dell’ambiente, da Goichi Suda, fondatore del visionario studio Grasshopper Manufacture, a Shinji Mikami, l’autore di quel “Resident Evil” cui villa Ovosonico rimanda.

Non è scontato sottolineare come dopo una carriera iniziata fra gli studi milanesi e canadesi di Ubisoft e approdata all’anelato Giappone – «la patria dei giochi strani e fantasiosi che mi piacciono tanto» – Guarini sia tornato in Italia, in una sorta di contro esodo imprenditoriale non comune.

«Oggi si può fare qualunque cosa pressoché ovunque nel nostro settore – commenta lui – certo, non è facile. Per fortuna in Italia i talenti non mancano e sono certo che molti altri, magari grazie al nostro piccolo successo, si sentiranno più motivati».

Magari qualcuno che odi i videogame per le stesse ragioni di Ovosonico.