Una commistione continua tra arti e scienza attraverso un uso creativo della tecnologia. E’ la caratteristica peculiare del Festival Transart di Bolzano (fino al 27 settembre). Spesso infatti la maggior parte delle performance sono il risultato di studi che passano dal piano della ricerca a quello dello spettacolo. È il caso di due delle realizzazioni più interessanti dell’edizione di quest’anno (la numero 14). Il primo, In Nature, è un workshop, iniziato il 5, in cui gli studenti sono chiamati a estrarre del suono dalle piante in una serra per poi proporre una sorta di concerto. Carlo Costacurta, tra gli ideatori, spiega: «Il concetto alla base della ricerca non è tanto sapere come suonino le piante, ma indagare il rapporto dell’uomo con la natura. L’uomo sta davanti a una forma di vita che sembra non animata e che invece scopriamo essere vivente. Svolgeremo tutto il workshop all’interno della serra Schullian. Con l’hardware open-source Arduino, una scheda che può essere riprogrammata come e quando si vuole, elaboreremo i dati appresi tramite i sensori. I sensori rilevano tre caratteristiche fondamentali della pianta: temperatura, lucentezza/colore e umidità. A ognuna di queste facciamo corrispondere parametri musicali misurati attraverso scale quantitative. La temperatura per esempio regola il volume; l’umidità la frequenza. I timbri sono invece a discrezione dei partecipanti del workshop che arbitrariamente in gruppo assegnano i suoni che più ritengono adatti».

Una volta programmati i suoni, tutta la performance avverrà in tempo reale in un concerto in cui interverranno anche dei video sincronizzati con l’audio: «Sarà come un grande loop in cui la musica cambierà e verrà gestita di volta in volta a seconda dei cambiamenti delle caratteristiche della pianta, in modo da mostrare attraverso la musica come anche un vegetale sia in qualche modo vivo».

Altra idea significativa è quella di Samson Young, compositore e artista multimediale cinese, che con The Anatomy of a String Quartet (in prima mondiale al Transart) propone invece di tradurre in maniera visiva il lavoro cerebrale dei musicisti nell’atto di suonare. Nella fattispecie sono monitorate frequenza cardiaca, movimento degli occhi e onde cerebrali del Mivos Quartet, che esegue brani classici e trascritti per l’occasione. I musicisti però non saranno udibili e visibili al pubblico, poiché l’importante non è la musica che suonano bensì “vedere” tutto ciò che normalmente durante l’attività di un musicista non si percepisce, ossia la sua attività biologica. «L’idea è quella di produrre non il suono, ma immagini che visualizzano cosa il corpo produce suonando – spiega Young -. Tratterò il corpo come uno strumento che fa un proprio concerto; elaborerò io i dati, trasmessi in tempo reale, fungendo come da amplificatore dell’atto di fare musica. Il video sarà il prodotto di tutte le informazioni combinate tra loro che ovviamente varieranno a ogni più impercettibile alterazione dello stato emotivo dei musicisti».

La cifra di Transart quest’anno sembra essere proprio la possibilità di controllare i suoni attraverso le funzioni vitali del proprio corpo. Tra le varie esperienze da provare al festival c’è anche Sen | Xor, progetto itinerante in vari giorni e luoghi attorno a Bolzano: controllando i congegni (anche qui si tratta di sensori) del team kvsu~akirasrebirth tramite movimenti sia involontari sia intenzionali, lo spettatore potrà essere un vero e proprio strumento umano che suona per il solo fatto di essere vivo.