Ci vuole tanto entusiasmo, un animo geek e ottimismo per un mondo migliore. Insomma devi avere sognato – almeno una volta nella vita – di essere Iron Man nella sua casa parlante. Altrimenti diventa una frustrazione unica. Google Home, il primo speaker intelligente a essere atterrato in Italia (seguirà Amazon e Apple) è una esperienza che va compresa, nel senso più alto del termine. Se insomma ti avvicini con troppe aspettative e senza esserti mai confrontato con un assistente vocale rimani deluso.

Quindi raffreddiamo le aspettative: Google Home non risponde a tutte le domande e non si connette a tutti gli oggetti che hai in casa. Il suo uso è piuttosto limitato. Ma è l’inizio di una nuova generazione di elettrodomestici che ascoltano e fanno quello che gli dici. E non è poco. Ma andiamo con ordine, partendo dal cosa fa.

Cosa puoi farci. Dopo una settimana di dialogo ecco cosa funziona e cosa non funziona. 

Hey Google (va sempre ripetuto prima di un ordine) che tempo fa?

Nota: é vero, basta guardare fuori dalla finestra ma Google Home te lo può dire anche del giorno dopo e della città che vuoi tu.

Hey Google, la mia agenda.

Nota: funziona. E lui ti legge gli appuntamenti che hai segnato su Google Calendar.

Hey Google, le notizie

Nota: (si può impostare dall’app) e legge un mini-giornale radio di una delle emittenti registratenon sempre l’ora è quella giusta. Nel pomeriggio capita di sentire il notiziario della mattina. Alla mattina invece funziona tutto correttamente.

Hey Google, riproduci Spotify. Alza il volume. Stop

Nota: funziona bene, si può anche chiedere la playlist e un artista.

Hey Google, quando gioca il Genoa (si può sostituire con la squadra del cuore)

Nota: funziona, se ha appena giocato dice anche il risultato.

Hey Google, alzi il termostato

Nota: ho Nest a casa. Non funziona ancora anche perché i supporto a Nest arriverà da metà aprile. Esistono però moltissime app connesse alla casa connessa. Andrebbero provate. Per ogni categoria di dispositivo c’è un elenco di comandi possibili. E in alcuni casi meglio usare l’inglese.

Hey Google, accendi le luci.

Nota: ha il supporto di Philips Hue e funziona.

Hey Google, aggiungi appuntamento dal dentista alla mia agenda.

Nota: non funziona, non è ancora possibile aggiungere a voce eventi ed appuntamenti.

Hey Google, aggiungi il pane alla mia lista della spesa.

Nota: non funziona. Non è possibile aggiungere a voce un alimento o una cosa da comprare. In compenso, se glielo chiedi ti ricorda cosa hai in lista.

Hey Google, prenoti una visita dal medico

Nota: non funziona. Siamo un po’ lontani

Hey Google, accendi la tv voglio vedere Netflix

Nota: funziona. Il televisore deve avere Chromecast, la chiavetta di Google, oppure deve essere compatibile con Google Home (gli ultimi modelli presentati nel 2018 sono tutti compatibili).

 

Hey Google, mi racconti una barzelletta

Nota: la racconta ma non fa ridere

Hey Google, quanto tempo ci metto ad andare al lavoro.

Nota: Devi digli prima nell’app dove è il tuo lavoro, lui guarda la situazione del traffico su Google Map e poi ti fornisce una indicazione temporale di quanto tempo ci puoi mettere. Funziona.

Hey Google, quanto è alta la Statua della libertà?

Nota: lo sa e te lo dice.

Hey Google, mi chiami mia mamma

Nota: non funziona. Non è collegato allo smartphone. Si potrebbe fare però anche perché l’assistant di Google è lo stesso di quello che usi sullo speaker.

Hey Google, mi paghi la multa?

Nota: non funziona. Mancano ancora le Api per collegare il servizio.

Quindi, per concludere: lo speaker come detto è per ora un giochino divertente dalle grandissime potenzialità. Capisce quello che gli chiedi ma spesso non ha le risposte desiderate. Probabilmente è anche solo una questione di tempo. Dipende dai tassi di adozione delle cosiddette terze parti che non hanno alcuna ragione per non aderire in massa. Come si è visto per i televisori quest’anno al Ces di Las Vegas la direzioni dei produttori è quella di presentarsi neutri e offrire i propri servizi a Google come ai concorrenti  Alexa o HomePod. Resta da valutare il corollario psicologico di ritrovarsi a parlare con un cilindro bianco. Più che una conversazione in questa fase si tratta di ordini piuttosto precisi. Ed è il primo limite. Dopo un po’ che si gioca con Google Home c’è la tentazione di rivolgersi in modo marziale anche con moglie e figli. Il che non è bene anche perché moglie e figli non sempre capiranno il senso di quello che stai facendo. Mi spiego meglio: questi elettrodomestici intelligenti sono una novità vera. Come lo è stato il navigatore satellitare in macchina. Bisogna prenderci le misure ma ancora adesso c’è chi non si arreso ad affidarsi a un navigatore. Con gli speaker intelligenti è un po’ peggio perché per ora quello che fa si è sempre fatto in altro. Per dirla in altre parole, non ci sono cose nuove che si possono fare. Si risparmia tempo perché un conto è cercare per esempio una playlist su Spotify un altro è dire: Ok Google riproduci Mina. Dà più soddisfazione la seconda sopratutto quando lo fai con ospiti poco amici poco “tecnologici”. Però non bisogna commettere l’errore di ritenerlo un oggetto per fanatici dei gadget. La voce è una interfaccia naturale perfetta per ogni generazione. Questi oggetti, ed è la loro più grande scommessa, nascono proprio per introdurre un nuovo modo di gestione dei servizi.

Nota: diciamo Hey Google al posto di Ok Google perché se avete un telefonino con l’assistente di Google si attivano entrambi.