Nel 2013, il tradizionale keynote speech fu di Tim Schafer, l’autore di videogame epocali come “Grim Fandango”, o la serie “Monkey Island”. L’anno scorso, a intrattenere una platea di oltre 2500 fra sviluppatori e addetti ai lavori, toccò a Hideo Kojima, creatore di “Metal Gear” e altro titano dell’olimpo in pixel.

Questa volta, a Malmö dal 17 maggio, per la tre giorni ogni anno dedicata al meglio dell’industria videogiocosa di Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia ci sarà uno sfoggio di star del settore, che va da Ari Pulkkinen, compositore fra gli altri delle musiche di “Angry Birds”, ad Anita Sarkeesian, attivista e direttrice esecutiva di Feminist Frequency.

Sono fatti che ribadiscono come Nordic Game sia il meeting più importante d’Europa per chi sviluppi videogiochi, il salotto buono di un’area dove la fabbrica del gaming dispone di risorse importanti e le capitalizza.

Per testimoniarne la vitalità, basterebbero due casi agli antipodi ma egualmente di successo come la danese Playdead, faro internazionale dello sviluppo indie, con titoli come “Limbo” e “Inside” all’attivo,  e Dice, colosso svedese cui si devono le serie “Battlefield” e “Battlefront”. Senza dimenticare che è da queste parti che arriva quella macchina sforna soldi altrimenti nota come “Minecraft”.

È uno status ribadito anche dai Nordic Game Awards, che saranno consegnati giovedì 18 all’Unreal Theatre e che sfoggiano, nelle poche categorie contemplate, molti successi di mercato, anche fra gli indipendenti.

Tralasciate le produzioni più note come “Inside” – anche premiato con un Drago d’oro italiano -, “Clash Royale”, “Battlefield 1”, “Tom Clancy’s the Division” o “Hitman”, ecco il podio dei giochi “minori” solo per lo sforzo produttivo.

GoNNER (Art on Hearth)

https://www.youtube.com/watch?v=6vFYz4fRdIs

 

Debutto degli svedesi Art on Hearth, “GoNNER” è un platform a due dimensioni fra i migliori (e più difficili) pubblicati la stagione scorsa, sia per l’estrema fluidità del gameplay – quella di un vertiginoso shooter a scorrimento orizzontale -, sia per lo stile grafico, un distillato di eleganza e character design pur nei suoi tratti da disegno infantile.

Nemmeno la premessa narrativa è consueta: nella sua progressione procedurale, che genera ambienti ogni volta nuovi e non consente la noia, il giocatore manovra Ikk, una creatura dalla testa intercambiabile in missione per risollevare il morale di Sally, l’amica balena.
Inutile aggiungere che l’obiettivo porterà Ikk fra caverne sotterranee, mostri spietati e boss di fine livello. Come in ogni platform che si rispetti. E in questo caso il rispetto è tutto meritato.


Owlboy
(D-Pad Studio, Linux, Mac e Pc)

https://www.youtube.com/watch?v=p9VwGaycmCQ

 

Ispirato a “Super Mario Bros. 3” e fra i 6 candidati come Miglior gioco dell’anno, “Owlboy” è il frutto di 9 anni di lavoro. È un platform “volante” in pixel art, quello stile che fa subito anni ’80, e racconta di Otus, l’alter ego del giocatore, che esponente di un’antica civiltà di gufi antropomorfi abita la terra e i cieli dell’immaginaria Vellie.

Sull’orlo dell’estinzione della sua specie per mano di pericolosi pirati robotici, a Otus – e al giocatore – tocca di salvare il salvabile.

Senza farsi mancare frangenti stealth o i tipici momenti in cui nemici e ostacoli impongono una coordinazione da campioni, l’intuizione migliore di “Owlboy” è il tipo di collaborazione imposto al giocatore con i suoi compagni di ventura. Mai banale e molto, molto soddisfacente.


Clapper

https://www.youtube.com/watch?time_continue=53&v=3ctS7vE-eSo

 

Quando fu presentato in anteprima all’E3 dell’anno scorso incantò un po’ tutti e fu giudicato fra le migliori produzioni per Mac e iOs: titolo di debutto di Bridgeside Interactive, piccolo studio fondato a Stoccolma nel 2014, “Clapper” è un rhythm game collaborativo, originale e coinvolgente.

Una volta scaricato su iPad (a oggi l’unico supporto disponibile), va lanciato con il tablet sistemato sotto i giocatori, in modo da intercettarne il movimento delle braccia. Quindi, in due, occorre battere le mani all’unisono e secondo schemi indicati dal percorso di gioco.

L’intuizione è semplice quanto uncinante, e per certi versi ha anticipato un modello di intrattenimento “extra schermo”, che Nintendo Switch ha intravisto ma deve ancora valorizzare.

Pluripremiato in tutto il mondo, “Clapper” è l’esempio di come idee anche piccole possano innescare onde imponenti. Lo si chiami, se si vuole, effetto “Minecraft”. Comunque, gente del nord.