Nei film di fantascienza di qualche anno fa era un topos: la pillola sottocute, nelle sue molte e fantasiose varianti, era il mezzo attraverso cui le potenze aliene riuscivano a controllare la specie umana senza che questa se ne accorgesse, con intenti inesorabilmente malefici. Oggi è realtà, ma l’intento è opposto, perché ciò che si controlla – attraverso una capsulina di 1 cm di lunghezza – è l’elemento cruciale per la vita di una persona con il diabete: il livello di zuccheri nel sangue. Roche ha infatti presentato al decimo congresso internazionale Advanced Technologies & Treatments for Diabetes, svoltosi nei giorni scorsi a Parigi, Eversense Senseonics, un sistema impiantabile in grado di rilevare la glicemia per 90 giorni di seguito senza che il paziente debba più ricorrere alle punture del dito e alla trascrizione dei dati, perché lo strumento lavora in autonomia, rileva i valori ogni 5 minuti e, dopo una lettura wireless attraverso il cellulare, trasmette i dati a una piattaforma che provvede a costituire quello che è sempre stato il diario del diabetico, un archivio virtuale fondamentale per monitorare l’andamento della malattia, e per permettere al medico di seguirla in tempo reale.

La capsula offre quindi numerosi vantaggi rispetto ai metodi tradizionali; il primo è una misurazione continua, nell’arco delle 24 ore, a intervalli di pochi minuti, del livello di zucchero nel sangue: un traguardo irraggiungibile con le classiche punture, e all’origine del peggioramento del diabete e delle sue complicanze. Per dare un’idea, le raccomandazioni internazionali indicano un valore minimo di 4-6 misurazioni quotidiane, ma solo metà circa dei malati raggiunge gli obiettivi terapeutici e solo il 6% risponde pienamente al proprio programma. Eppure, soprattutto nel diabete di tipo 1, giovanile, insulino-dipendente (ma anche in quello di tipo 2, legato all’età, al sovrappeso e a fattori associati allo stile di vita), il controllo della malattia è tutto.

“Ciò che conta – ha ricordato Tim Juergens, direttore del dipartimento New Business Models e Emminens di Roche Diabetes Care  – non è solo evitare crisi ipoglicemiche o diabetiche ma, soprattutto, cercare di restare il più a lungo possibile entro i range di normalità, perché questa è l’unica cosa che protegge il malato da gravi complicanze quali la cecità, i danni ai nervi periferici , gli ictus e così via”. E’ chiaro quindi che un controllo molto più stringente dei valori, realizzato da uno strumento in automatico, che avvisa con una vibrazione quando i valori escono dalla normalità come fa Eversense, può essere di grande aiuto. Non solo. Fino a non molti anni fa il diabetico doveva annotare i valori della glicemia in un diario, da consegnare poi al medico che, in base ai dati registrati, poteva farsi un’idea dell’andamento della malattia. Anche in questo caso i margini di errori, imprecisioni, abbandoni erano altissime (in certe casistiche arrivavano all’80%). Oggi tutto ciò si avvia a diventare un ricordo del passato, grazie ai cellulari e ai sistemi cloud, che stanno abbattendo i margini fino allo 0%.

Ed ecco l’altro grande vantaggio offerto da uno strumento come Eversense Senseonics e come i suoi analoghi non impiantabili ma comunque per il monitoraggio continuo: i dati vengono archiviati automaticamente e in modo che siano accessibili al medico e, al tempo stesso, del tutto anonimi, non riconoscibili se non da parte del paziente e del suo curante. Le piattaforme su cui si basa la raccolta sono diverse, anche se nel caso di Eversense, e grazie alla collaborazione proprio con Senseonics, quelle utilizzate sono tra le più diffuse (in particolare Accu-Chek Connect Online ed Emminens eConecta), così come avviene per le app che servono a leggere e a interpretare i dati e, al tempo stesso, ad avere sempre disponibile la registrazione di ciò che è avvenuto nelle settimane, mesi o anni precedenti. Roche ha stabilito una partnership con mySugr, la app più diffusa al mondo tra i diabetici (ce ne sono un paio di migliaia, al momento, nel mondo, e il loro numero è in continua crescita) e sta studiando evoluzioni quali la possibilità, per il diabetico, di fotografare un alimento per capire subito che tipo di carico glicemico può portare, fattore di non secondaria importanza in queste persone.

Infine, la possibilità di gestire i valori su cloud può avere importanti ricadute sulla gestione della sanità, perché permette ai gestori e ai decisori di verificare l’andamento del diabete in una certa area dove, per esempio, è stato implementato un programma educazionale, o introdotto uno schema specifico di cura e gestione; in alcuni land tedeschi al rispetto di programmi di questo tipo è associata la rimborsabilità dei device.

In Italia Eversense è al momento in sperimentazione in alcune Asl quali quelle di Padova, Olbia, Catanzaro, Bari, e 70 sono i centri in lista d’attesa per iniziare a introdurre Eversense, e nel frattempo si sta discutendo di nuove soluzioni assimilabili al leasing dei sensori, che costano qualche migliaio di euro, ma in altri paesi, soprattutto del Nord Europa, è già diffuso, anche perché lì sono avvenute le sperimentazioni che hanno portato al via libera da parte delle autorità sanitarie.

Ragionamenti analoghi valgono per gli altri sistemi di monitoraggio continuo, presentati da Roche (AccuCheck) ma anche da altre aziende quali Abbott (FreeStyle). In questo caso i dispositivi non vengono impiantati ma posti sulla pelle di solito del braccio; ciò che viene inserito è solo un elettrodo, che rileva la glicemia anch’esso in continuo e che interagisce a sua volta con le app del cellulare e poi con il cloud.

Una tecnologia analoga, anche se consolidata da più tempo, è quella dei microinfusori, che stanno sempre più spesso sostituendo le iniezioni di insulina, soprattutto nei diabetici di tipo 1. Questi apparecchi, così come i sensori, sono costosi, e in Italia le Regioni stanno procedendo in ordine sparso.

Se si vanno ad analizzare i costi del diabete, tuttavia, si capisce come un controllo molto più vicino a quello ideale, un rapporto più stretto con i curanti e la possibilità di monitoraggio da parte delle autorità potrebbero, sulla lunga distanza, assicurare notevoli risparmi alla sanità.

In Italia oggi ci sono circa 3,6 milioni di diabetici, che costano non meno di 9 miliardi di euro, pari al 10% della spesa sanitaria nazionale; ciascuno di loro costa tra i 2.600 e i 3.100 euro all’anno. Si stima che quasi il 60% di questi costi sia da attribuire ai ricoveri, il 13,5% alle prestazioni ambulatoriali, il 23,3% ad altri farmaci, e solo il 6,2% ai farmaci per il diabete. E nel conto non rientrano disabilità, perdite di giornate lavorative e molti altri costi accessori (inserire un Eversense richiede qualche minuto, e trasmettere i dati non prevede la presenza fisica nello studio del medico, ovviamente).

E’ evidente che la stragrande maggioranza dei costi deriva da una gestione non ottimale della malattia, e dal conseguente suo peggioramento, elementi che sarebbe correggibili con strumenti facili da usare e che permettessero la rilevazione della glicemia e l’erogazione dell’insulina in modo più vicino alle esigenze del singolo malato per tutta la sua vita. Molti sistemi sanitari, anche grazie a tecnologie come queste, si stanno orientando verso rimborsi più razionali e pesati, calcolati su periodi di tempo estesi, visto anche il costante allungamento della vita media che sta costringendo tutti a pianificazioni diverse rispetto al passato; è probabile che ci si avvii verso questo tipo di modello anche in Italia, e in parte lo si sta già facendo. In quest’ottica, sistemi ad elevato contenuto di tecnologia amica come sensori e microdiffusori potrebbero avere effetti importanti su tutta la sanità, viste le dimensioni del problema.