“Lavorare nei paesi in via di sviluppo è stimolante perché ti obbliga a sperimentare approcci ai quali non avresti mai pensato stando qui in Europa” spiega Marco Zennaro, direttore del Wireless Lab del  Centro internazionale Abdus Salam per la fisica teorica. Gli stimoli certamente non mancano a Zennaro visto che il suo lavoro orbita tutto intorno all’utilizzo di reti wireless di sensori per lo sviluppo. Una missione che l’ha portato in giro per tutto il Sud del mondo in diversi continenti. “In tre anni abbiamo avviato oltre 25 attività che spaziano dalla Thailandia al Ruanda, al Benin e al Nicaragua”.

Proprio il Ruanda, teatro di una sanguinosissima guerra civile negli anni ’90 è uno dei progetti fiore all’occhiello di Zennaro. “I nostri corsi durano circa una settimana e sono molto pratici perché sempre sul campo dove partiamo direttamente con l’installazione di una rete di sensori per risolvere un problema specifico  – spiega Zennaro – In Ruanda per esempio siamo stati chiamati insieme all’Università locale per un progetto di internet delle cose mirato alla modernizzazione delle loro fabbriche di té dove c’era un problema di monitoraggio dei processi di essiccamento. Il livello di macinatura e di essiccamento delle foglie di tè sono un fattore cruciale nel determinare il prezzo di vendita finale e quindi i bilanci delle aziende”.

Il problema è stato risolto dal team di Zennaro e dai colleghi ruandesi con un kit Arduino, alcune decine di sensori per l’umidità e la temperatura e dei cellulari Android. “È stato un progetto low-cost perché quel tipo di sensori costano pochi euro l’uno, ma ad altissimo impatto – spiega il ricercatore – tanto che successivamente anche altre fabbriche hanno adottato la soluzione migliorando la qualità complessiva del prodotto della regione e grazie a un finanziamento di 5 milioni di dollari della Banca mondiale è nato l’ACEIoT , il centro di eccellenza africano per l’Internet delle cose”.

Non tutti i progetti nei paesi in via di sviluppo sono però low-cost perché sensori più evoluti, come quelli installati da Zennaro e colleghi in Thailandia per un progetto di itticoltura, costano fino a mille euro l’uno. Quello che emerge dalle esperienze del Wireless Lab è il moltiplicarsi delle soluzioni tecnologiche, come per esempio i sistemi LoRa  per la connettività in zone remote, offre grandi possibilità di accelerazione non solo ai paesi in via di sviluppo ma anche nelle nostre zone rurali dove la banda larga tradizionale non arriva.

“Ma non basta avere i sensori e una buona rete locale perché ci vuole un ecosistema di elementi fondamentali tra cui la connettività e i servizi cloud – osserva il ricercatore, il cui centro funge anche da punto Itu, l’agenzia delle Nazioni Unite specializzata nel benchmarking delle attrezzature più adeguate ai paesi in via di sviluppo – e questa forse è stata la chiave del successo ruandese perché nel paese c’è una rete 5G molto capillare e gestita dal governo che spinge gli operatori a competere tra di loro per offrire servizi migliori”.