L’ultima sfida è arrivata da Inspire, l’evento annuale dei partner di Microsoft. Dal palco di Washington, di fronte a 17mila partecipanti, Satya Nadella ha ripetuto ancora una volta la priorità dell’azienda cofondata da Bill Gates: l’intelligent cloud e tutte le tecnologie derivate, dai chatbot alla realtà aumentata, inquadrati dal Ceo nello slogan della «trasformazione digitale». Peccato che Nadella, e Microsoft, non siano i soli nella corsa a un mercato che la stessa società stima in crescita fino a un potenziale di 4.500 miliardi di dollari.
Microsoft si sta espandendo in maniera aggressiva e ha cercato di consolidare il vantaggio con lancio di servizi come Azure Stack, un’estensione della piattaforma Azure in chiave hybrid cloud (il cloud ibrido), presentato proprio a Washington. Ma deve scontrarsi con la crescita parallela di rivali come Amazon Web Services e Google, meno solidi per numero di partner ma altrettanto agguerriti nei ritmi di espansione e sviluppo tecnologico. Amazon Web Services marcia verso il suo obiettivo di 10 miliardi di ricavi entro il 2017 e si è aggiudicata un’intesa globale con Salesforce, il colosso della Crm (customer relationship management). Google sta cercando di colmare lo scarto dimensionale con i rivali ampliandosi soprattutto nell’area dell’Asia-Pacifico, con il lancio della sua piattaforma Google Cloud Platform prima a Tokyo (2016) e più di recente a Singapore e Sidney (a giugno e luglio 2017).

L’asso calato da Microsoft rispetto alla concorrenza potrebbe essere proprio la sua spinta sul cloud ibrido e su un prodotto come Azure Stack. Un’evoluzione che consente al gruppo di Redmond di mirare a un target di clienti più ampio e offrire un servizio oggi assente, almeno in questa forma, nella proposta di Amazon e Google.

Il modello “hybrid” prevede la possibilità, per le aziende, di depositare dati sia su spazi privati (come il proprio data center) che su spazi pubblici (come le grandi infrastrutture public cloud di Microsoft, Amazon e Google). La soluzione può essere appetibile sopratutto per clienti che maneggiano dati sensibili come sanità o la finanza, poco inclini a trasferire tutte le proprie informazioni su piattaforme esterne e più vulnerabili. Amazon Stack si inserisce esattamente in questo filone, fornendo una “cassetta degli attrezzi” che consente alle imprese di installare una piattaforma che funziona come Azure all’interno dei propri centri dati.
Come spiega Gavriella Schuster, Corporate vice president del gruppo, la soluzione guarda fin dalle origini a una gamma definita di industrie.

«Così (con Azure Stack, ndr) le aziende possono trasferire parte dei propri dati sul cloud pubblico e tenerne altri sui propri centri dati – dice – E nel nostro mirino, non a caso, ci sono industrie come l’healtcare e i servizi finanziari».
Non che si tratti di una novità in senso assoluto. Il cloud ibrido è diffuso da anni e anche Amazon Web Services e Google hanno investito sul settore, sia pure senza un prodotto ad hoc come quello appena messo sul piatto da Microsoft. «Dalla nostra abbiamo i partner – dice Schuster – Che sono più di quelli di entrambi, messi insieme».

A proposito di partner. La «rivoluzione» annunciata da Nadella si è riflessa anche in un brusco snellimento della sua divisione vendite: i media statunitensi parlano di 3-4mila licenziamenti all’interno della sua divisione Sales, cifra che equivale a quasi il 10% di un organico di 50mila persone. Schuster non nomina mai i tagli e si limita a parlare di un «cambio necessario» all’interno delle vecchie priorità di Microsoft: «Dovevamo cambiare la motivazione dei rivenditori: ora vendiamo soluzion cloud e quindi dobbiamo fare un lavoro diverso».

E nel nostro Paese? La divisione italiana dell’azienda ha recepito le decisioni in arrivo dagli Stati Uniti e si sta organizzando di conseguenza, anche se l’amministratore delegato Carlo Purassanta sostiene che tagli e svolta sul cloud «non siano la stessa cosa». «Lo avevamo chiesto noi da anni, è un’ottimizzazione dei servizi per noi e i nostri partner» spiega. Il network italiano conta un totale di 10mila imprese, in crescita di 1000 unità rispetto all’anno precedente. Quelli specializzati in cloud sono addirittura raddoppiati, in linea con l’esercito di 64mila aziende specializzate sulla “nuvola” a livello mondiale. «Sì, ma Microsoft fa servizi per imprese da 40 anni – dice Purassanta – In questo caso stiamo solo abilitando ancora di più un servizio».