In Silicon Valley cresce il numero delle start up (circa 12mila) e cresce il numero degli investitori (circa 16mila), soprattutto quelli privati. Se singoli cittadini hanno attinto ai propri risparmi per investire in idee e progetti realizzati da amici o conoscenti e lanciati su Kisckstarter o IndieGoGo ottenendo in cambio prodotti in edizione limitata, ora anche gli angel investors mettono insieme le proprie forze per aumentare i loro capitali e ottenere maggiori rilutati. Per competere con società di Venture Capitalist che, grazie alla consistente  disposizione di liquidi, riescono a essere coinvolti in progetti che potrebbero migliorare e velocizzare ricerche sul cancro, rendere più efficienti le funzionalità domestiche, ridurre l’inquinamento ambientale creando soluzioni energetiche alternative, angel investors si uniscono in syndicate (un gruppo di persone che lavorano insieme) e promuovono attività di co-investing. AngelList (angel.co), una piattaforma che mette in comunicazione entrepreneurs con investitori, offre ora ai vari angel sparsi intorno al mondo il vantaggio di organizzarsi in business community per raccogliere una maggiore quantità di denaro da investire, in modo più frequente, nell’innovazione futura. Fondata nel 2009 da Naval Ravikant, fondatore di Epinios, start up che ha fatto la sua IPO attraverso Shopping.com, che poi é stata acquisita da eBay, la piattaforma raccoglie migliaia di entrepreneurs e investitori.  Recentemente la piattaforma ha lanciato AngelList Syndicate, uno strumento che permettere a angels indipendenti di invitare altri investors a partecipare a un progetto che potrebbe in 6 anni portare notevoli profitti. “Questo é un modello nuovo, per lo più unico, e tipicamente americano – racconta Naval Ravikant  durante la conferenza PreMoney.co organizzata da 500startups – ma ha potenzialità internazionali, a tal punto che anche l’Europa é interessata e Londra potrebbe essere il primo hub per questo tipo di transazione”. Indipendente dalla posizione geografica, infatti, angel o singoli investitori possono partecipare a una operazione e impegnare i propri soldi in una delle iniziative proposte su AngelList. “Se la mia reputazione come investirore é buona attraverso AngelList ho la possibilità di far conoscere ad amici che vivono a Bangalore o in Ohio di una interessante occasione di investimento in Silicon Valley –  ci dice Tyler Willis, investitore e vice presidente di Unified, una società di cloud marketing – Grazie a questa iniziativa, quindi, non sarà più necessario risiedere in California per conlcudere un buon affare”.  Proporre un syndicate é abbastanza facile. Ogni investitore,dopo essersi registrato su AngelList,  deve compilare il proprio profilo e descrivere nel dettaglio il progetto su cui  vuole investire e per cui chiede sostegno. Colui che lancia il syndicate viene definito “Lead”. “Il Syndicate Lead – continua Wills – deve essere qualcuno che non solo ha collezionato un certo numero di successi, ma anche colui che dedica molto tempo in tale tipo di attività. Non può essere qualcuno che gioca con i propri soldi saltuariamente”. Per aiutare nella ricerca di “start up brokers” Cb Insights, una società che fornisce data e analisi nel mondo del venture capitalism, ha creato Investor Mosaic (cbinsights.com/investor-mosaic) una piattaforma che offre un algoritmo in grado di scovare e valutare la reputazione di un investitore in base alle sue operazioni. Fra i più quotati c’é Gil Penchina, che ha ottenuto 25miliardi in exits angel in 60 start up, fra cui LinkedIn, Paypal e IndieGoGo. Non é un caso, quindi, che il syndicate che ha creato su AngelList abbia coinvolto 456 investitori e abbia raccolto 4milioni di dollari. Penchina, insieme a Elad Gil, investitore di Stripe, Andrew Chen, IndieGoGo e altri hanno creato Maiden Lane (maidenlane.com), un fondo (circa 200mila dollari per operazione) costruito per sostenere vari investitori su AngelList. La reputazione di un Lead, quindi, é una delle chiavi del successo: é lui, infatti, a fare da mediatore fra la start up e gli altri angel, definiti Backers. “Per le start up – spiega Wills – i syndicate sono una proposta molto vantaggiosa perché permette loro di raggungere un certo numero di angel in un unico incontro, senza dover bussare di porta in porta, e di raccogliere una cifra maggiore in un solo round”. Più rischi, invece, ci sono per i Backers. “Per gli angel che sostengno l’iniziativa – chiarisce Wills – é un gioco dove il rischio é alto così come sono elevate le possibilità di guadagno. Il mio consiglio é quello di investire non più del 5% di una certa somma a disposizione ed é meglio fare investimenti su più progetti, 15-20 start up,  perché se ci si focalizza su un numero limitato di idee esistono maggiori possibilità di fallimento. Meglio quindi dividere in propri capitali in diverse iniziative”. Di solito é il Lead che decide la somma da investire, in base anche a quanto la start up chiede e alla fase in sui si trova: se é in un seeds fund o serie A. I Backers pagano 5-20% del profitto di un fondo (in gergo carry). Se l’exit di una società ritorna in un profitto per gli investitori il Lead riceve una percentuale degli utili pagati ai suoi sostenitori e AngelList il 5%. La piattaforma infatti guadagna solo in caso di exit. In caso di IPO sarà il Lead a decidere quando vendere le azioni. Se la società viene venduta per contanti, il Lead distribuirà gli utili a ogni persona che ha partecipato al syndicate. Ogni transazione é gestita in modo trasparente: il Lead, infatti, deve continuamente aggiornare i vari angels sui movimenti  dei loro capitali. “Questo é una iniziativa che potrebbe funzionare in Italia dato che stanno nascendo comunità di investitori e si cominciano a vedere alcuni angel rischiare  – ci dice Massimo Sgrelli co-founder di Draios e investitore che ha impegnato capitali personali in Mashape e Timbuktu start up italiane che hanno avuto successo in Silicon Valley – ma ci vorrano un po’ di anni prima che il paese decolli davvero. Abbiamo grandi idee, ma non abbiamo ancora appieno compreso l’ecosistema”. Ciò che Sgrelli suggerisce quindi é di continuare a portare avanti e sviluppare quel modello duale che sta conquistando ormai l’imprenditoria digitale italiane: ancorare la tecnologia e lo sviluppo del prodotto nel territorio e collocare una sede distaccata in Silicon Valley con persone che si occupino di business development e marketing.