Con quella faccia da bravo ragazzo inglese, i capelli tagliati corti,
la barba in ordine e la cravatta sottile indossata anche sotto il camice
da ricercatore, ma soprattutto con quei grandi occhi azzurri
da bambino curioso del mondo e quel rigore nel parlare, Robin
Carhart-Harris non ha proprio nulla del ricercatore psichedelico
un po’ mattoide, spettinato, anarchico e in un perenne altrove.
Eppure è a questo ragazzo di trentasette anni che si deve, con ogni
probabilità, la scoperta più importante della fase attuale, che spiega
molte cose rimaste oscure per settant’anni. E grazie alla quale
d’ora in poi sarà sempre più difficile sostenere che le neuroscienze
possono permettersi di dimenticare gli psichedelici.
Robin Carhart-Harris ha infatti capito e mostrato al mondo
cosa è l’Ego dissolution dal punto di vista del cervello che la
vive, confermando le intuizioni di Albert Hofmann, che pensava
alla serotonina e a un possibile effetto inibitorio. Di più: ha
fornito una serie di informazioni su aspetti teoricamente collaterali,
ma che in realtà vanno a comporre un quadro armonico
e sostenuto da prove inoppugnabili. …

…Nel 2015 finalmente tutto è pronto. Robin recluta venti persone
sane e somministra loro 75 microgrammi di Lsd o di placebo
in vena. Quindi registra ciò che succede con diverse tecniche,
ossia seguendo i flussi arteriosi (con l’arterial spin labeling o ASL,
metodica in grado di fornire le informazioni che Amanda sperava
di ottenere con la trapanazione del cranio), il contenuto di ossigeno
del sangue (con il BOLD-contrast imaging), i flussi cerebrali
(CBF o cerebral blood flow) ed effettuando la magnetoencefalografia
(o MEG) e la risonanza magnetica funzionale (fMR). Infine va
a verificare se ci siano o meno relazioni tra ciò che si misura a
livello cerebrale e ciò che vivono i volontari durante e dopo gli
esperimenti. Ripete i test più volte, perché quello che vede, pur
ricalcando ciò che ha già trovato con la psilocibina, ha comunque
dell’incredibile, e lui vuole essere assolutamente sicuro prima di
esporsi e compromettere anni di lavoro con qualche cantonata.
Ma non ci sono errori, non c’è dubbio, i risultati sono sempre
uguali, ripetibili, proprio come lui sperava e come si pretende
da chiunque voglia proporre un dato scientifico.
Così, il 13 aprile del 2016, pochi giorni prima del Bicycle Day
e della pubblicazione su “PNAS”, Robin Carhart-Harris, David
Nutt e Amanda Feilding presentano alla Royal Society di Londra
quello che David chiama «il bosone di Higgs delle neuroscienze»
e Amanda «la gemma più preziosa nella corona degli
psichedelici». È la prova inseguita da decenni, la realizzazione
dei sogni di una vita intera. …