La storia di Over S.p.A. può entrare negli annali dei modi in cui fare startup. È uno dei rarissimi casi in cui l’ateneo all’interno del quale è nata l’idea ha acquistato una partecipazione al capitale aziendale (nello specifico il 2%) cosa che, al di là dei numeri, conferisce al brand affidabilità e serietà e che di certo ha avuto peso anche per gli investitori che la scorsa estate hanno versato nelle casse aziendali un milione di euro, cifra ottenuta anche grazie al fatto che il round è stato chiuso avendo già il prodotto in mano.

L’unione tra Over S.p.A. e l’Università La Sapienza raccoglie tutti gli ingredienti che determinano il successo, analizzandolo un pochino più in profondità assume i toni solenni del “decalogo della startup”. Tra gli attori principali di questa storia il CEO Adriano Cerocchi, classe 1985, dottore in ingegneria informatica e Roberto Baldoni, docente di Sistemi Distribuiti a La Sapienza e membro del comitato IEEE, associazione internazionale per la promozione delle tecnologie. Il team conta oggi 10 collaboratori full time, provenienti dagli ambienti universitari e della domotica. Ci sono evidenti prove dell’affiatamento del team, altra dote essenziale. Dal momento in cui è nata la startup (2012) all’entrata sul mercato (ottobre 2014) è passato un lasso di tempo tale che avrebbe già indotto molti a desistere, la pazienza è una delle altre doti imprescindibili. Il progetto è il sequel di una ricerca universitaria nell’ambito della domotica che si è sviluppato in maniera tale da non potere essere racchiuso nella sola logica della conoscenza. E qui, in poche righe, risalta la necessità di conoscere il prodotto o il servizio che si eroga.

Uno dei più grandi problemi, racconta il CEO, era quello di mettere in condizione gli istallatori di essere i primi sponsor del prodotto; occorreva quindi renderlo facile da istallare e configurare. Sono, in questo caso, le logiche funzionali, di ricerca e non da ultimo commerciali a prevalere. L’ammontare delle commesse raccolte nei primi tre mesi di presenza sul mercato, di 250mila euro, sono perlopiù provenienti dagli istallatori stessi che consigliano il prodotto ai propri clienti in virtù della semplicità di allestimento e del prezzo concorrenziale. Non va dimenticato – altra dote utile al successo – che uno dei compiti intrinsechi delle reti commerciali è quello di influenzare il proprio parco clienti.

Il prodotto (e qui si profila la questione etica e logistica) viene realizzato interamente in Italia con un metodo vicino alla produzione on demand e al just in time inventory, in assenza di un magazzino in cui stoccare le scorte. La centralina che permette il controllo dei dispositivi elettrici si interfaccia ad un gateway e questo, a sua volta, al router di casa. L’utente può monitorare la situazione e creare regole comportamentali sia da casa sia dall’esterno, passando in questo caso da un server https, quindi con una logica ferrea di sicurezza e un’interfaccia snella e comprensibile anche ai meno avvezzi. Dote utile e financo necessaria per la distribuzione della tecnologia. L’entusiasmo del CEO è evidente (altra dote) e non nasconde di volere rappresentare «quell’eccellenza italiana che c’è e che si fa sentire, che fa capo alla qualità italiana al 100% dallo studio alla produzione».  Il milione di euro ottenuto verrà investito nello sviluppo e nell’espansione, verso l’estero, della rete commerciale, dopo avere pianificato con cura i programmi di formazione degli istallatori.

Nel frattempo, e non è un episodio da sottovalutare, un’altra startup italiana (con sede a Milano e a Cagliari) ha ottenuto un importante finanziamento. È Jobyourlife, fondata da Andrea De Spirt, votata al reclutamento di risorse uomo, ha ottenuto un finanziamento di 600 mila euro ad un anno di distanza da un altro round da mezzo milione di euro.

Ad ulteriore (e non necessaria) dimostrazione che chi sa fare startup riesce a compiere imprese titaniche, anche se in questo frangente ci spostiamo negli USA, la californiana Coinbase – un exchange bitcoin con servizio wallet usato da 2,1milioni di persone al mondo, ha ricevuto il 21 gennaio di quest’anno un finanziamento di 75 milioni di dollari che vanno a sommarsi a quello ricevuto a fine 2013, pari ad altri 25milioni, dimostrando che rastrellare 100 milioni (e in più in 13 mesi) non è utopia. Coinbase conferma un’altra cosa preziosa: se un’idea è buona è probabile che la abbiano avuta in molti, la differenza – agli occhi degli investitori soprattutto – la fanno l’affiatamento del team e la conoscenza del mercato in cui ci si colloca.