Siamo realmente arrivati al momento “topico” per la rivoluzione digitale dei sistemi di pagamento in Italia? C’è chi se ne dice convinto, e probabilmente c’è da crederci. Davide Steffanini, general manager Italia di Visa, appartiene al partito dei convinti: “il denaro mobile, e quindi l’uso di telefoni cellulari, tablet o dispositivi wearable per effettuare pagamenti sia nei negozi fisici sia tramite applicazioni mobili, prevarrà sull’uso del contante in un futuro non troppo lontano. Le generazioni più giovani lo hanno già perfettamente integrato nella loro vita quotidiana”. Parole pronunciate qualche giorno fa all’evento di lancio di Samsung Pay nel nostro Paese, evento che segna l’inizio di un altro capitolo della sfida infinita fra la casa coreana ed Apple.

 

I numeri della società cashless

Samsung Pay arriva in Italia dopo un anno, il 2017, in cui i pagamenti effettuati in negozio attraverso lo smartphone hanno superato i 70 milioni di euro, rispetto ai 10 milioni scarsi del 2016; gli utenti che hanno utilizzato almeno una volta un servizio di mobile proximity payment sono stati circa 500mila. L’ultima edizione dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce del Politecnico di Milano, ci dice inoltre come le transazioni concluse via telefonino dentro un punto vendita potrebbero valere, nel 2020, dai 3,2 ai 6,5 miliardi di euro. La sensazione, come osservano gli esperti dell’ateneo milanese, è dunque che vi siano oggi le condizioni per una crescita esponenziale del fenomeno. La disponibilità e la portata mediatica di Apple Pay, il credito presso i consumatori e i merchant conquistato da altre app dedicate ai pagamenti in mobilità (pensiamo per esempio a Satispay) e il debutto del wallet digitale di Samsung dovrebbero dare un’ulteriore accelerata al settore. Che la strada verso una società sempre più “cashless” sia stata intrapresa anche in Italia lo confermano, del resto, anche gli acquisti conclusi via smartphone nel 2017, cresciuti del 65% per arrivare a superare 5,8 miliardi di euro, un quarto degli acquisti online complessivi.

 

 

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Modelli a confronto

Apple Pay è disponibile in Italia da circa 10 mesi. Samsung ha scelto di aspettare il momento buono per lanciare la sfida alla piattaforma di Cupertino per verificare in modo più approfondito (presso merchant, banche e utenti) la propensione all’uso del proprio servizio, testandone via via l’affidabilità e le prestazioni. La Penisola è la 22esima nazione in cui Pay sarà attivo, la sesta in Europa. La società americana è entrata in campo a maggio 2017 affidandosi a tre partner – Unicredit, Carrefour Banca e Boon – e ha progressivamente aggiunto gli altri: Banca Mediolanum, American Express, Widiba, Maestro, MasterCard, Visa, V-Pay, Edenred, N26, Nexi, CartaBcc di Iccrea Banca, widiba, TIM Personal, Hype, Buddybank, Allianz e per ultima la banca virtuale Bunq. Samsung ha scelto fin da subito di partire con tutte le principali banche italiane – e quindi Banca Mediolanum, Bnl, CheBanca!, Hello Bank!, Intesa Sanpaolo, Sia, Nexi e Unicredit – e i circuiti Mastercard e Visa, mettendo sul tavolo i jolly delle collaborazioni strette con alcuni importanti retailer (fra cui Bennet, Cisalfa Sport, Esselunga, Leroy Merlin, Moleskine, Old Wild West, Penny Market e Yoox) per far convergere su Pay carte e relativi programmi fedeltà. Alcune banche hanno deciso di offrire ai propri clienti entrambe le soluzioni, altre hanno fatto una precisa scelta di campo (almeno per il momento). Scelta, fanno notare gli esperti del Politecnico, che nasce anche dal diverso modello di business dei due giganti: Apple chiede alle banche associate una commissione percentuale per ogni transazione (inferiore allo 0,15%), Samsung propone invece un modello di partnership, senza retrocessione economica di una fee.

 

Chi avrà più utenti?

Quanti utenti degli smartphone Galaxy (una decina i modelli compatibili con Pay) sposeranno il nuovo servizio di pagamento? Samsung non si è data obiettivi precisi ma parte da una bacino potenziale di qualche milione di dispositivi raggiungibili e dall’idea che su circa la metà di questi verrà scaricata l’app. Oggi siamo a circa mezzo milione di installazioni, quante saranno poi le transazioni realmente effettuate è ancora tutto da scoprire. Anche da casa Apple non arrivano per policy i numeri relativi all’utilizzo del suo wallet. La recente aggiunta di Bunq alla lista delle banche che supportano il servizio in Italia (Fineco è in arrivo) è sicuramente un segno che la strategia di espansione non è terminata. A fine febbraio, i dati sono estratti da un report di Loup Ventures, Apple Pay avrebbe raggiunto i 127 milioni di utenti attivi a livello globale, praticamente il doppio di quelli attivi a fine 2016. Ad oggi sono oltre 2.700 le banche abilitate a operare con il wallet della Mela ma il suo livello di adozione rimane sostanzialmente limitato rispetto agli iPhone in circolazione (la compatibilità va dalla serie 6 in avanti): gli analisti stimano che, negli Stati Uniti, solo il 5% dei possessori del melafonino abbia attivato il sistema di pagamento, percentuale che nel resto del mondo salirebbe mediamente all’11%, con l’Europa in testa a questa particolare classifica. 

 

Google e Huawei in rampa di lancio?

Il nuovo borsellino elettronico di BigG non è ancora disponibile in Italia e non si hanno al momento indicazioni in tal senso. Sappiamo però che sostituisce i vecchi Android Pay e Google Wallet e che sarà integrato in tutti i prodotti e i servizi della compagnia di Mountain View, compreso il browser Chrome e Wear Os, il sistema operativo mobile per smartwatch. Quali operazioni permetterà di compiere Google Pay è presto detto: completare acquisti nei negozi fisici, avvicinando lo smartphone o l’orologio intelligente (i dispositivi abilitati al pagamento contact less sono solo quelli dotati di tecnologia Nfc) al Pos della cassa, e online, per prenotare per esempio un soggiorno su Airbnb, piuttosto che pagare i biglietti dei mezzi pubblici (possibilità già attiva in alcune città come Londra, Kiev e Portland). Il tutto appoggiandosi alle carte di credito e di debito virtualizzate nel borsellino.

Chi potrebbe entrare nell’arena del mobile payment sfruttando una massa critica (di utenti smartphone) che cresce mese dopo mese, soprattutto in Italia, è infine Huawei. Indiscrezioni non confermate paventano per la casa cinese il debutto del suo sistema Pay in Europa a bordo dei nuovi modelli della famiglia P20, attesi al lancio il 27 marzo a Parigi. Per il momento il servizio è compatibile solo con le carte di credito Bank of China ma la possibilità che la piattaforma possa ospitare carte di credito emesse da banche europee, abilitando pagamenti in euro tramite la connettività Nfc dello smartphone e il Pos del negozio, non è remota. Se l’Italia sarà uno dei Paesi “test” lo sapremo forse presto.

 

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